Dipendenze

Saldi, se lo shopping diventa una malattia

Sono iniziati in tutta Italia i saldi invernali: sconti e offerte per due mesi. Un'occasione di risparmio che può nascondere insidie a livello psicologico.

Incontra uno psicologo
Saldi, se lo shopping diventa una malattia

Sono iniziati in tutta Italia i saldi invernali: sconti e offerte per due mesi. Un’occasione di risparmio che può nascondere insidie a livello psicologico. Come quella di cadere vittima nello shopping compulsivo, di cui soffre il 5,5% della popolazione. 

Lo shopping compulsivo è la trasformazione di un gesto, comportamento normale, fisiologico, quello dell’acquisto, in qualcosa di patologico: se ne snatura la finalità, si sostituisce la necessità dell’oggetto con una necessità emotiva, e la modalità, non più una scelta ma un obbligo. La persona sente il bisogno non tanto dell’oggetto quanto del gesto.

Le persone che ne soffrono peraltro non descrivono più solo il piacere insito nell’andare a fare shopping ma la tensione, il disagio, il senso di non potersene sottrarre, che vivono. Le persone che ne soffrono arrivano ai clinici in una condizione talvolta drammatica, “rei confessi”, ma obtorto collo, perché magari hanno dilapidato tutti i capitali che avevano (a prescindere da quanti essi siano), hanno mentito ai loro famigliari, utilizzando soldi e risorse di nascosto, omettendo acquisti, quindi arrivano con una situazione sociale molte volte compromessa. Difficile che arrivino effettivamente pentiti, perché il piacere, il brivido, che precede e accompagna l’andare a fare acquisti rimane, è come per l’alcolista e il cocainomane: la parte più difficile nel percorso di aiuto a queste persone è proprio quella di trovare la giusta motivazione a sospendere qualcosa che continuano a trovare gratificante, appagante, riempiente. Nella letteratura scientifica il fenomeno dello shopping compulsivo è spesso associato ad altri disturbi, quali depressione, disturbo ossessivo compulsivo, disturbi d’ansia, disturbi alimentari e gioco d’azzardo patologico, la cleptomania.

Quali sono i campanelli di allarme?

Intendiamoci: il cervello emotivo di tutti noi è sensibile alle gratificazioni, ce ne sono di primarie, come il cibo e di secondarie, potremmo dire più sociali-culturali, come appunto gli acquisti. Fare acquisti è anche una forma per coccolarsi, per sentirsi appagati, in questo nessuno si deve sentire sbagliato. I problemi iniziano quando il nostro sistema per trovare appagamento, coccole, gratificazione, per “raddrizzare la giornata”, “per sentirci meglio”, passa spesso dall’acquisto. Quindi un campanello di allarme è la frequenza. O quando, seppur non volendolo, non programmandolo, non potendolo fare, ci si ritrova quasi senza deciderlo, con l’acquisto in borsa. Quindi la perdita di volontarietà. Poi c’è l’eccesso (tendenza a comprare cose con prezzi superiori a quelli che effettivamente ci potremmo permettere). Ma soprattutto va considerato il significato emozionale che ha il gesto. Quando questo diventa rilevante (bisogno, necessità di appagamento, di gratificazione, senso di astinenza-necessità quasi fisica) dobbiamo stare all’erta ed alzare la guardia.

Quante persone in Italia ne soffrono?

È difficile fare una stima affidabile: siamo intorno al 5,5%.

Quali sono le categorie di persone più a rischio?

Le donne che sono il 95% di chi ne soffre, soprattutto quelle fra i 20 e i 30 anni, persone che hanno o hanno avuto un altro disturbo della sfera emozionale come ansia, fobie, depressione.

Domande chiave

Possiamo citare  4-5 domande target con cui capire se siamo a “rischio”:

  1. Quanto spesso compri cose che poi non usi?
  2. Quanto spesso ti capita di dirti “ma si, lo compero, è solo perchè è un’occasione ma poi basta, è l’ultima volta?
  3. Quanto spesso fai acquisti per sentirti meglio?
  4. Spendi più tempo/soldi del voluto facendo shopping?
  5. Quanto spesso acquisti in modo impulsivo per poi pentirti?

I profili psicologici 

Ci sono gli impulsivi, ovvero quelli che agiscono l’acquisto senza premeditazione, escono di casa per andare in posta con una raccomandata e tornano con la gonna, la borsetta, presa senza nessuna valutazione circa l’utilità, l’entità economica. Spesso poi si pentono dell’acquisto o non lo utilizzano, perché effettivamente non ne avevano necessità e magari l’articolo non corrisponde nemmeno in termini di gusto.

Seriali & accumulatori: l’altro lato della medaglia rispetto all’impulsività, ovvero la compulsività, il senso di obbligatorietà nel reiterare un gesto che diventa una specie di rituale: ci si focalizza quasi sempre sugli stessi oggetti e spesso si diventa accumulatori ( borse, scarpe, orologi, profumi). Sono poi quell persone che non si sbarazzerebbero mai degli oggetti accumulati seppur non li utilizzino mai, come se ci fosse un legame affettivo e un vero e proprio disagio fatto di ansia e panico all’idea di non avere più l’oggetto.

Poi ci sono gli emotional buyers, quelli che a fronte di un litigio, di una giornata storta in ufficio, escono e vanno a fare acquisti come forma di ansiolitico, per sedare emozioni negative, quali tristezza, rabbia.

I vanitosi. Qui l’acquisto è totalmente focalizzato sull’apparire speciali. Si sentono inadeguati fino all’acquisto del capo. L’acquisto del capo da invece un senso di onnipotenza. I  “fashion victims” sono persone che si fanno influenzare dalla spinta consumistica e pubblicitaria all’acquisto dell’ultimo modello assolutamente indispensabile, ma di fatto solamente di moda.

Poi esistono i tossici, termine che qui utilizziamo per porre l’accento su quelle persone che sono letteralmente drogate del brivido che vivono nel momento dell’acquisto, simile a quello che provano i giocatori d’azzardo. In queste persone ritroviamo le caratteristiche di una tradizionale dipendenza: il craving, l’astinenza, perdita di controllo e tolleranza –  dover aumentare la “dose” per avere lo stesso effetto-.

Quali sono gli oggetti tipici?

Le quattro principali spese compulsive riguardano:
gli abiti,
le scarpe
borse,
i gioielli
i prodotti di bellezza.

Quali consigli?

Provando a dare alcuni consigli non tanto e non solo per chi soffre di una condizione già conclamata ma per chi vuole riportare il proprio modo di fare acquisti su un binario di cui sente di avere il controllo, possiamo suggerire:
Niente carte di credito, soprattutto per quelli che sono soliti trovare scuse per raggirare sè stessi.
Niente shopping online: questo vale soprattutto per le persone che magari hanno già avuto modo di riconoscere una predisposizione per il gioco patologico, l’on-line slatentizza il meccanismo compulsivo e la dipendenza-astinenza, dal gesto.
Attenzione alle offerte civetta (saldi, sconti, discount, etc.)
Stabilire un budget.
Prevenire è meglio che curare: imparare a emozionarsi per evitare l’acquisto emotivo.

Quali terapie?

Non essendoci chiarezza diagnostica anche sulle terapie non ci sono moltissimi dati. È importante sottolineare come i singoli casi andrebbero valutati e capiti in modo “sartoriale” e quindi individualizzato. In base a quali sono gli aspetti che più caratterizzano lo specifico caso, ( impusività, compulsività, aspetti sociali-culturali-personologici, tossicofilia) utilizzeremo trattamenti specifici. I riscontri di maggiore efficacia suggeriscono come prima scelta la Terapia Cognitivo Comportamentale; le terapie farmacologiche possono essere utili per gestire al meglio alcuni aspetti specifici del quadro clinico, come l’impulsività spiccata, la tossicologia per l’acquisto e la tendenza all’accumulo. Quindi la terapia farmacologica non va pensata come la panacea ma come un elemento da inserire in un progetto più ampio che deve sempre prevedere un coinvolgimento della famiglia e un supporto psicologico. Interessante citare anche il ruolo che potrebbero avere tecniche innovative, come la mindfulness, sia per la gestione dell’impulsività, che di disturbi correlati (ansia, depressione), sia come strada per trovare il proprio benessere a monte del problema, quindi sulla capacità di essere felici. Meditare ed imparare a diventare più consapevoli delle proprie emozioni e della propria natura è la strada principale per fare scelte che ci aiutino a stare bene veramente.

 

Incontra uno psicologo