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Melatonina: usi e abusi dell’ormone del sonno

La melatonina è molto richiesta per i disturbi del sonno, ma da alcuni anche erroneamente usato per patologie più gravi

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Melatonina: usi e abusi dell’ormone del sonno

La melatonina è un ormone prodotto dal nostro organismo per regolare alcune funzioni biologiche. In farmacia è molto richiesto come cura per i disturbi del sonno, ma da alcuni anche erroneamente usato per patologie più gravi come la depressione stagionale.

Insonnia, jet lag, ma anche depressione e sindrome stagionale. Negli ultimi anni la prescrizione, ma soprattutto l’auto-prescrizione di melatonina è aumentata in modo esponenziale. Tuttavia, l’utilizzo che ne viene fatto è spesso approssimativo, basato sul passaparola e sull’idea che sia un farmaco naturale e “leggero”.

L’effetto più noto di questo ormone è quello di regolazione dei ritmi circadiani. Le alterazioni di questi ritmi sono legate ai disturbi del sonno e del tono dell’umore, osservazione che ha giustificato il suo largo utilizzo. L’assunzione di melatonina sintetica favorisce il sonno e migliora la sua durata e qualità. Al contrario dei farmaci ipnoinducenti (es. benzodiazepine come il Lorazepam), inoltre, non crea dipendenza ed è in genere ben tollerata, anche se sono stati segnalati effetti collaterali in persone che soffrono di epilessia e asma notturna.

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Che cos’è la melatonina?

La melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale (o epifisi), una piccola ghiandola che si trova nella parte posteriore del cervello. Il rilascio della melatonina nella circolazione è stimolato dal buio e inibito dalla luce: inizia infatti poco dopo il tramonto, raggiunge il suo massimo fra le 2 e le 4 del mattino e poi diminuisce gradualmente. Questo ormone svolge un ruolo importante nella regolazione dei ritmi circadiani, come il ritmo sonno-veglia e quello della temperatura corporea ed è associato inoltre alle variazioni del tono dell’umore.

Gli effetti della melatonina comprendono anche una regolazione di:

  • sistema cardiovascolare
  • sistema immunitario
  • funzioni retiniche
  • protezione contro gli stress ossidativi.

La melatonina potrebbe avere un ruolo anche nello sviluppo precoce del sistema nervoso centrale del feto.

Quando usare la melatonina?

In caso di…insonnia? Sì

L’insonnia è un disturbo molto comune, che può presentarsi da solo o in associazione ad altri disturbi che comprendono non solo la depressione o i disturbi d’ansia, ma anche diverse patologie mediche. L’insonnia può essere caratterizzata da difficoltà nell’addormentamento, frequenti risvegli notturni e risveglio precoce al mattino. Si associa a sonnolenza diurna e a un senso di malessere generalizzato. È in genere più frequente nelle donne e la sua frequenza aumenta con l’avanzare dell’età (addirittura fino al 50 per cento nei soggetti di età superiore a 65 anni).

L’avanzare dell’età sembra in effetti associato a un’alterazione del sistema che controlla i ritmi circadiani e a una riduzione della produzione di melatonina da parte della ghiandola pineale. In particolare, questo effetto sarebbe maggiore nelle donne in menopausa, con possibile insorgenza di disturbi del sonno. In questi casi l’utilizzo di melatonina può migliorare la qualità del sonno e il tono dell’umore. La melatonina può essere un utile aiuto anche nel trattamento dell’insonnia in bambini e adolescenti, per i quali farmaci convenzionali come le benzodiazepine sono generalmente controindicati.

In caso di… depressione? No

Sebbene sia assodato che i disturbi del ritmo circadiano abbiano una relazione con la depressione, ciò non significa che questi ne siano la causa. È vero che le persone depresse sperimentano alterazioni del ritmo sonno-veglia, e che un trattamento di tali alterazioni si associa a un miglioramento del tono dell’umore. Tuttavia, anche se alcuni studi hanno riportato un moderato effetto antidepressivo della melatonina, una recente revisione della letteratura scientifica ha dimostrato che questo effetto, se c’è, è davvero molto debole.

-Leggi anche: Depressione, tra le cause c’è la mente infiammata?

In caso di… Disturbo Affettivo Stagionale? No

Il Disturbo Affettivo Stagionale rappresenta una forma di depressione ricorrente ad andamento stagionale, con insorgenza nei mesi invernali, quando si riducono le ore di esposizione alla luce solare. La melatonina prodotta dal nostro organismo rappresenta un importante mediatore degli effetti dei cambiamenti stagionali. Durante l’inverno, quando le ore di buio aumentano, la durata della ciclo notturno di secrezione di melatonina diventa maggiore, in particolare nelle donne. Spesso queste forme di depressione sono caratterizzate da letargia, mancanza di energie, scarsa socialità, eccessivo bisogno di sonno, aumento dell’appetito. Data la caratteristica ricorrenza stagionale, diversi ricercatori si sono concentrati su possibili strategie di prevenzione di questo disturbo, tra cui l’utilizzo di melatonina sintetica. Tuttavia i dati in letteratura suggeriscono che, mentre l’esposizione alla luce (light therapy) sembra efficace, la somministrazione di melatonina può addirittura essere controproducente in questi casi. In conclusione i disturbi affettivi stagionali sono certamente legati anche a un’alterazione nel ciclo della secrezione della melatonina da parte del corpo, ma terapie supplementari con melatonina non sembrano essere efficaci nel controllo dei sintomi depressivi.

In caso di… jet lag? Sì

La sindrome del jet lag è un’alterazione del ritmo sonno-veglia, ben nota a chi viaggia, derivante da una de-sincronizzazione fra il nostro orologio interno predisposto alla regolazione dei ritmi circadiani e l’orologio dell’ambiente che ci circonda. Solitamente quando si viaggia il nostro organismo ha bisogno di almeno 24 ore per abituarsi al nuovo fuso orario (il tempo necessario può essere più breve quando si viaggia verso ovest). Prima che ciò avvenga è comune esperire sintomi quali insonnia, sonnolenza diurna e difficoltà di concentrazione. Un quadro simile a quello del jet lag si può presentare anche in persone il cui lavoro preveda i cosiddetti turni. In questi casi l’assunzione di melatonina può rapidamente “resincronizzare” il nostro orologio regolatore del ritmo circadiano per facilitare il ripristino di un regolare ritmo sonno-veglia. Pertanto il suo utilizzo potrebbe essere indicato per chi per motivi di lavoro fa spesso viaggi intercontinentali, o in caso di lavoro che preveda alternanza di turni notturni e diurni. In questi casi è raccomandato un utilizzo solo per pochi giorni. 

In particolare, in caso di jet lag, se viaggiamo verso est (es. da Milano a Tokyo) partendo di pomeriggio, sarebbe opportuno assumere una prima dose di melatonina (solitamente 2 mg) in aereo dopo aver cenato e aver aspettato circa due ore (circa il tempo di un film). Nei 3-4 giorni dopo l’arrivo, sarebbe opportuno assumere una dose di melatonina ad un orario serale fisso (ad es. le 23:00), sino alla regolarizzazione del ritmo sonno-veglia. Viceversa, in caso di viaggio verso ovest (es. da Milano a New York), sarebbe opportuno evitare di dormire nella seconda parte del viaggio e cercare di “resistere” al sonno sino all’orario serale della destinazione di arrivo. In questo caso, la melatonina andrà assunta alla sera del giorno d’arrivo, ad esempio verso le 21:00, prima di coricarsi. Nei 3-4 giorni successivi è consigliato assumere la melatonina mezz’ora prima di coricarsi (ad es. verso le 23:00). Nel caso dei turni lavorativi, è sempre opportuno assumere la melatonina mezz’ora prima di coricarsi (ad es. alle 23:00), evitando di assumerla nei giorni in cui si svolge il turno notturno.

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