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Empatia, cosa significa e come parlare con chi sta soffrendo

Che cos’è l’empatia? Un’abilità preziosa per noi e chi ci sta accanto, in special modo quando sta soffrendo

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Empatia, cosa significa e come parlare con chi sta soffrendo

L’empatia è una risorsa fondamentale per i legami sociali. Provare empatia infatti aiuta a migliorare le relazioni, rendendole più sincere e profonde. La capacità di comunicare bene con chi sta soffrendo, inoltre, può essere appresa e sviluppata.

Vi è mai capitato di dover consolare qualcuno e non sapere come comportarvi? Un amico si confida, ma non sapete cosa dire. Magari cercate di tirarlo su, ma il suo umore peggiora. Come mai?

È una questione di empatia, un’abilità che – se ben coltivata – aiuta a migliorare le relazioni con gli altri.

Che cos’è l’empatia

Cosa significa empatia? L’empatia è la capacità di sentire con l’altro. Si tratta dell’abilità di immedesimarsi nell’altra persona, assumere il suo punto di vista e sperimentare i suoi stessi sentimenti. L’empatia è un’abilità in grado di rafforzare i legami sociali, elementi indispensabili per il benessere psicofisico. Tramite la condivisione di esperienze e il supporto reciproco è infatti possibile instaurare un senso di intimità che consolida i rapporti e riduce il senso di solitudine.

Le diverse componenti dell’empatia sono state illustrate con efficacia in un breve corto animato della Royal Society of the Arts (RSA), basandosi su una TED conference di Brené Brown, ricercatrice e docente dell’università di Houston che si occupa di rapporti umani.

Qual è la relazione tra empatia e narcisismo

In ambito psicologico è prassi comune associare l’assenza di empatia al narcisismo (e in casi estremi alla psicopatia). Essere poco empatici però non significa automaticamente avere un disturbo di personalità. Per una diagnosi di questo tipo è necessario, infatti, mostrare una serie di pensieri e comportamenti peculiari e pervasivi, di cui l’assenza di empatia è solo un aspetto particolare.

-Leggi anche: Il disagio del narcisismo

Come parlare con chi sta soffrendo

Se una persona che sta soffrendo si confida con voi è fondamentale ascoltare senza giudizio e non banalizzare.

Glen O. Gabbard, noto psichiatra americano, sostiene che incoraggiare una persona depressa a focalizzarsi sugli aspetti positivi è controproducente. Dire, ad esempio “Non hai motivo di essere depresso, hai molte qualità” sortisce l’unico effetto di far sentire l’altro ancora più solo e incompreso. Al contrario:

un buon modo di stare vicino a una persona depressa consiste nel trasmettere l’idea che esistono molti buoni motivi per essere tristi e che quella sofferenza è legittima.

Elizabeth Dorrance Hall, studiosa americana di relazioni familiari e comunicazione, ha proposto alcuni punti da tenere a mente quando si affrontano conversazioni con chi sta soffrendo:

  1. Scegliere messaggi personalizzati. Le persone amano ascoltare messaggi “su misura”, che legittimano come si sentono e li aiutano a esplorare le proprie risorse. Una frase efficace potrebbe essere: “Riesco a immaginare che per te sia un momento difficile, ma sei una persona tenace e puoi venirne fuori”. Attenzione però a sottolineare una qualità reale dell’altra persona (nell’esempio la tenacia), altrimenti risulterete poco autentici.
  2. Alternare sostegno e “sfida”. Le persone gradiscono quando si sentono sia accettate che stimolate. Accanto a un messaggio rassicurante è possibile suggerire di esaminare il proprio comportamento, per capire cosa non va e cosa potrebbe essere fatto diversamente in futuro. Bisogna però essere delicati e non colpevolizzare.
  3. Evitare ansia e consigli. Le persone non amano messaggi minacciosi, giudicanti o paternalistici. Dire a una persona stressata “mio cugino ha avuto un infarto per lo stress lavorativo, devi prenderti una pausa!” non va bene. Un messaggio del genere crea urgenza e fa sentire l’altro poco ascoltato. Potremmo invece suggerire attività alternative al lavoro: ciò evita di indurre angoscia e preserva la libertà di scelta.
  4. Non giudicare. Risultiamo più empatici quando siamo in grado di sospendere il giudizio. Per chi sta soffrendo è più facile sentirsi compreso e accettato se si evita di esprimere un’opinione in termini di giusto o sbagliato.

Le parole da evitare a tutti i costi

Oltre ai punti precedenti, è importante fare attenzione a una tendenza tanto diffusa quanto irritante: l’uso del “ma almeno..”. Quando qualcuno è triste, a volte cerchiamo di spostare la sua attenzione sugli aspetti positivi. Ad esempio, se l’altro dice “il mio matrimonio è un disastro”, siamo tentati di rispondere “ma almeno hai dei figli fantastici”. Questo tentativo di consolare l’interlocutore ha il solo effetto di farlo sentire colpevole. Il messaggio implicito che comunichiamo infatti è: “la tua tristezza è frutto della tua incapacità di vedere le cose dalla giusta prospettiva”. Una frase del genere è agli antipodi della vera empatia, perché sminuisce i sentimenti dell’altra persona.

Come si sviluppa l’empatia

L’empatia è una capacità innata, ma può essere  migliorata nel tempo, al fine di connettersi più profondamente con gli altri. Sviluppare maggiore empatia è possibile persino in persone affette da autismo, un disturbo che include deficit nell’interazione, ridotta condivisione di interessi, emozioni e sentimenti.

Il ricercatore scozzese David Jeffrey ha fornito ai medici alcuni consigli per entrare meglio in relazione con i propri pazienti. Tra questi, due suggerimenti in particolare sono applicabili anche nella vita quotidiana:

  • Prestare attenzione a come si sente l’altro. Esercitarsi nell’assumere la prospettiva altrui non significa pensare come ci si sentirebbe in quella situazione. Ciò infatti può portare all’urgenza di distogliere il pensiero dalle sensazioni negative e a “spegnere” l’empatia. L’indicazione è invece quella di immaginare di essere l’altro. Assumere totalmente la sua prospettiva, tenendo conto del contesto specifico, della personalità e della vita di quella persona.
  • Meditazione, scrittura creativa e role playing. Alcuni studi hanno dimostrato che queste attività sono in grado di aumentare le capacità empatiche. Il role playing consiste nel giocare a recitare la parte della persona che sta soffrendo, in modo da comprenderla più a fondo. È possibile aumentare le capacità empatiche anche immaginando la storia di un personaggio immaginario. Seguire in prima persona le vicende del protagonista induce a utilizzare un punto di vista diverso dal proprio. Infine, la meditazione e i corsi di mindfulness sembrano essere utili per entrare più a contatto con le proprie e altrui emozioni in modo non giudicante.

La psicoterapia, un esempio di ascolto

Un esempio di ascolto empatico è quello tipico dello psicoterapeuta. Uno dei fattori centrali della psicoterapia infatti è proprio la capacità del terapeuta di porsi in ascolto rispettoso e non giudicante. Questo tipo di attenzione ha diversi aspetti positivi:

Seguendo questi consigli è possibile diventare più empatici e aggiungere valore ai propri rapporti sociali.

Se invece pensate di aver bisogno in prima persona di un ascolto del genere, è possibile fare questa esperienza prenotando un primo colloquio psicologico presso il Santagostino (bottone arancione qui sotto). Uno dei nostri psicologi psicoterapeuti è pronto a parlarvi con la giusta empatia 🙂

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