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Traumatizzazione secondaria: come gestire lo stress del soccorritore (indicazioni pratiche)

La traumatizzazione secondaria è un rischio concreto per gli operatori sanitari. Ecco come proteggere chi ci protegge

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Traumatizzazione secondaria: come gestire lo stress del soccorritore (indicazioni pratiche)

La traumatizzazione secondaria è un rischio concreto nelle professioni di aiuto. Ecco alcune tecniche di psicologia dell’emergenza per evitarla

In tempi così duri dobbiamo avere sogni duri, quelli che se ci daremo da fare si avvereranno. Sono certa che i miei cari mi aspettano anche senza sapere a che ora tornerò a casa, mi portano dentro di loro ovunque io sia. Questo pensiero costituisce per me una grande risorsa che mi porto nel taschino del mio camice a ogni inizio turno.” Anestesista – Ospedale di Bergamo

In situazioni di emergenza, come catastrofi, terremoti o epidemie, diversi gruppi di professionisti intervengono per soccorrere le vittime. Vigili del fuoco, medici e volontari si espongono così al rischio di traumatizzazione vicaria, un disturbo da stress post-traumatico che colpisce i soccorritori (ne abbiamo parlato qui in modo più approfondito).

In questo articolo vediamo:

  • quali sono le fasi dello stress del soccorritore,
  • i fattori di rischio e di protezione per il benessere psicologico degli operatori sanitari,
  • come aiutare chi opera nelle emergenze a gestire lo stress,
  • come prevenire il trauma vicario.

Le fasi dello stress del soccorritore

Gli operatori sanitari lavorano spesso sotto pressione. Durante il soccorso nelle emergenze si possono sviluppare sintomi da stress acuto e da trauma vicario. Conoscere le fasi di insorgenza dello stress da soccorso può aiutare a prevenire la traumatizzazione secondaria.

  • Fase di allarme: viene comunicata la necessità di soccorso. In genere si diffondono informazioni sull’evento e gli operatori si radunano in squadre.
  • Mobilitazione: si assiste a una rapida attivazione psicofisiologica. Gli operatori si prefigurano schemi di azione efficaci. In questa fase ci si prefigura lo scenario in cui si dovrà portare soccorso e si attiva uno stato di allerta, caratterizzato da aumento del battito cardiaco, tremori e adrenalina.
  • Azione: tutti si dedicano con impegno all’intervento per il tempo necessario. Agire aiuta a dissolvere lo stato di allarme, che se però dura troppo a lungo porta all’esaurimento delle risorse psicofisiche.
  • Smobilitazione: ritorno alla normale routine lavorativa e sociale. Si ripensa a ciò che è accaduto. Si recuperano energie ed emozioni inibite nella fase precedente. È possibile che emergano tristezza, angoscia, rabbia e delusione. In questa fase è importante poter parlare con persone fidate e ricevere supporto psicologico.

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Fattori di rischio e di protezione di fronte al trauma vicario

Esistono diversi fattori di rischio per il soccorritore che presta il suo aiuto nelle emergenze:

  • La continua esposizione alla morte
  • Il rischio costante di contagio
  • La mancanza della rete familiare
  • L’alto impatto emotivo del soccorso
  • Turni massacranti
  • Cambio di mansioni, che porta a lavorare in gruppi misti o completamente nuovi.

I fattori di protezione che possono mettere al riparo chi presta il proprio aiuto sono invece:

  • Alta motivazione
  • Gestione dello scenario (prefigurarsi possibili criticità)
  • Esperienze pregresse favorevoli nella gestione delle emergenze.

Come aiutare gli operatori a gestire lo stress

È opportuno programmare con gli operatori sanitari brevi spazi di decompressione, programmati e organizzati nelle pause dei turni di lavoro. Si tratta di interventi di supporto individuale o in piccoli gruppi, che favoriscono la smobilitazione dallo scenario e il ripristino di un senso di sicurezza.

I protocolli di stabilizzazione e decompressione sono tratti dalle linee guida di supporto del Critical Incident Stress Management, e dai protocolli specifici EMDR sulla fase acuta.

La decompressione, o defusing, si struttura in tre fasi:

  1. introduttiva in cui si concordano le regole di base di rispetto reciproco e riservatezza;
  2. esplorativa in cui viene richiesto di parlare dell’esperienza vissuta;
  3. informativa in cui si cerca di rassicurare la persona, ridurre l’angoscia e valorizzare gli atteggiamenti positivi manifestati durante l’evento.

Attraverso la condivisione verbale dell’esperienza, il defusing permette di diminuire tensione e stress traumatico, ridurre il senso di isolamento e tornare alla normalità.

Come prevenire il trauma vicario

È fondamentale prevenire il trauma vicario per mantenere un buon equilibrio tra la propria vita professionale e privata, evitando che il pensiero del lavoro invada gli spazi personali.  

Ecco alcune indicazioni per gli operatori sanitari:

  • Organizzare il lavoro mantenendo – per quanto possibile – un monte ore ragionevole e facendo pause. Durante la fase acuta dell’emergenza è fondamentale garantirsi spazi di tregua per riposare e riflettere sull’esperienza che si sta vivendo. Occuparsi della propria salute mentale è importante per tutelare anche la salute fisica.
  • Scegliere strategie di coping (gestione delle difficoltà) rivelatesi efficaci in altri contesti. L’attuale emergenza da COVID-19 è qualcosa che non abbiamo mai vissuto prima, ma alcune strategie usate in altre situazioni critiche possono essere ugualmente d’aiuto.
  • Confrontarsi con i colleghi è fondamentale sia per coordinare le attività, sia per condividere vissuti personali e trovare un supporto reciproco, rispettando diversi modi di reagire alla situazione critica. Complimentarsi con un collega ad esempio può rafforzare la motivazione e contenere lo stress.
  • Riconoscere i propri limiti. La pressione, lo stress e i sentimenti associati, possono far emergere sensazioni di impotenza e inadeguatezza verso il proprio lavoro. È importante distinguere ciò che si è in grado di fare da ciò che è fuori dalla proprie possibilità. Valorizzare anche piccoli risultati positivi, riflettere su ciò che è andato bene e accettare ciò che non è andato secondo le aspettative.
  • Rimanere in contatto con gli amici, la famiglia o altre persone di cui ci si fida per parlare e ricevere sostegno, anche a distanza.

Prendersi cura di sé e incoraggiare i colleghi a farlo è il modo migliore per gestire lo stress e continuare a essere un punto di riferimento per i pazienti.

È importante capire che si è fatto il massimo con le risorse a disposizione. Questo di solito aiuta a lenire ferite dolorose, come sensi di colpa e senso di impotenza.

 

Se sei un operatore sanitario in difficoltà, chiedi aiuto. Prenota un videoconsulto grautito con gli psicoterapeuti del Centro Medico Santagostino.

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