Trauma

PTSD: ecco come il lavoro sul corpo aiuta a superare i traumi

Al Santagostino nuove modalità di presa in carico dei disturbi traumatici, basate sulle ultime evidenze scientifiche sul tema

Incontra uno psicologo
PTSD: ecco come il lavoro sul corpo aiuta a superare i traumi

Sappiamo che un trauma ricade sul corpo di chi lo subisce. In che modo passare per il canale corporeo potrebbe aiutare a risolvere i sintomi di un trauma?

È possibile usare l’attività fisica per contrastare l’insorgere di un disturbo da stress post-traumatico (PTSD)?

Il Centro Medico Santagostino ha attivato un gruppo di lavoro focalizzato sulla medicina funzionale, che si pone come obiettivo principale l’approccio ai sintomi medici in modo “multimodale”. Ciò significa che più professionisti, coordinati da coach con una formazione specifica, lavorano “insieme e intorno” al paziente, per garantirgli un migliore servizio terapeutico.

In pratica, persone che hanno sviluppato un trauma vengono prese in carico da una micro-equipe composta da psicoterapeuta, psichiatra e da un esperto di scienze motorie. Questa modalità di presa in carico è orientata dalle ultime evidenze scientifiche sul trauma, che indicano nell’attività fisica un ottimo mezzo per aiutare le persone traumatizzate a superare i sintomi del disturbo da stress post-traumatico.

In questo articolo vediamo quali evidenze scientifiche supportano queste nuove modalità di presa in carico e quali sono i vantaggi di questo approccio terapeutico.

Il trauma: tra paura e immobilità

Peter Levine, uno dei più autorevoli studiosi di trauma e ricadute corporee, osserva come in un’“esperienza traumatica”, debbano coesistere paura e immobilità. L’esposizione a uno stesso evento, ad esempio, può avere conseguenze traumatiche oppure no, a seconda della presenza di questi due fattori.

Un soldato medioevale costretto a molteplici atti di violenza in battaglia, non sviluppa necessariamente un disturbo post-traumatico, perché compie quegli atti entro le logiche della battaglia. La partecipazione attiva al momento vissuto risulta un fattore protettivo contro il trauma.

Come sostiene Levine, invece, per “produrre una trauma” è necessario che una grande paura si unisca a una percezione di immobilità e impotenza. Levine sottolinea infatti la dimensione “corporea” del trauma, ponendo l’accento sulla questione “immobilità fisica” sperimentata dall’individuo colpito, immobilità che, nella fase “post”, ovvero la fase di “convalescenza”, dovrà essere “smobilitata”, “dissipata”, portata a compimento attraverso il corpo.

La psicoterapia sensomotoria di Pat Ogden

In ragione di queste premesse, negli anni ‘80 Pat Ogden (allieva di Levine stesso) promosse la creazione di un movimento psicoterapico chiamato psicoterapia sensomotoria, fondata sull’uso del corpo come elemento da integrare a un lavoro classico di psicoterapia.
Il razionale di questo tipo di approccio era favorire il “rilascio” (in gergo tecnico smobilitazione) di quei “movimenti potenziali” mai espressi, rimasti congelati nel corso dell’esperienza traumatica. Il “problema” dell’immobilità sperimentata dal sopravvissuto al trauma doveva cioè essere risolto attraverso un intervento fondato sullo sblocco del corpo stesso.

Ma in che misura l’uso dell’attività fisica e dell’esercizio è utile nel tentativo di “dissipare” per via corporea ciò che è rimasto “incarnato” al momento del trauma?

La letteratura più recente può darci alcuni spunti di riflessione per rispondere a questa domanda.

Come l’attività fisica aiuta a curare i traumi

Simon Rosenbaum, ricercatore del Black Dog Institute di Sydney, esplora da anni gli effetti dello sport e dell’esercizio in generale sul disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Rosenbaum, insieme ad altri autori impegnati in questo ambito, chiarifica come l’uso dello sport e in particolare dell’attività fisica aerobica e mirata alla resistenza, sappia contrastare i sintomi del PTSD, qui descritti.

Il razionale di intervento è doppio:
“Smobilitare”, ovvero portare a compimento le tendenze all’azione rimaste nel corpo dopo il trauma. Di fronte a un’esperienza traumatica, ad esempio, si rimane bloccati dalla paura e ad esempio, non riusciamo a fuggire, o reagire attaccando. Queste azioni vengono quindi bloccate, congelate durante l’esperienza traumatica, e lasciano una spiacevole tensione nel corpo. Questa energia incistata deve essere in qualche modo dissipata, “smobilitata” appunto, per superare un evento traumatico.

Sport e ricadute fisiche del PTSD

Vediamo alcuni studi a riguardo, concentrandoci in particolare su quelli più recenti e robusti in termini statistici:

Oppizzi e Umberger (2018) hanno eseguito un’approfondita meta-analisi del materiale presente in letteratura, pubblicando uno dei contributi più completi, al momento, relativo al tema “impatto dell’attività fisica sul PTSD”. Questi autori, in sintesi, hanno concluso che tra le varie attività fisiche quella aerobica sembra essere la più efficace, soprattutto se eseguita in modo costante. Della stessa efficacia anche lo Yoga, ed entrambe avevano effetti benefici anche sul sonno.

Hegberg et al. (2019) hanno elaborato una review di 19 articoli riguardanti la correlazione tra attività aerobica (escludendo lo yoga e altre pratiche) e intensità dei sintomi del PTSD. I soggetti esaminati erano sopravvissuti a un trauma e ancora sofferenti per quanto accaduto. Anche in questo caso, lo strumento più efficace era l’attività aerobica praticata in modo costante.

I vantaggi del lavoro sul corpo per risolvere i traumi

Vi sono due vantaggi principali evidenti dal lavoro integrato relativo al PTSD (quindi psicoterapia e lavoro sul corpo) per risolvere i vissuti traumatici:
1) Rendere più “digeribili” i contenuti di memoria relativi al trauma, notoriamente difficili da elaborare, attraverso un lavoro di psicoterapia mirata.
2) Lavorare sul corpo aiuta il paziente a “dissipare”, cioè scaricare per via corporea, il trauma stesso. Il che equivale a dire che il problema viene affrontato da due punti in contemporanea: dalla mente verso il corpo attraverso la psicoterapia (approccio detto “top-down”); dal corpo verso la mente attraverso un lavoro mirato sul corpo (“bottom-up”). Questo modo di procedere è anche in linea con quanto suggeriscono le più recenti linee guida a proposito della presa in carico dello stress post traumatico (con i traumi, purtroppo, spesso le sole parole non sono sufficienti).

Per informazioni sul servizio di Medicina Funzionale del Centro Medico Santagostino, vai a questo link.

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