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Lo stress lavoro-correlato ai tempi del Covid-19

Lo stress legato al lavoro rischia di generare una nuova emergenza sanitaria?

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Lo stress lavoro-correlato ai tempi del Covid-19

Lo stress lavorativo si sviluppa a partire da varie possibili fonti. Una di queste è la pandemia, che ha caricato i lavoratori – e le donne in particolare – di nuove sfide da affrontare. Ecco quali sono i principali sintomi dello stress lavoro-correlato e come affrontarli.

[A cura di Sara Renzi]

L’emergenza sanitaria sta mettendo a dura prova la salute fisica e mentale dei lavoratori, rendendo lo stress lavoro-correlato una delle maggiori sfide contemporanee da superare.

Accanto ai tradizionali fattori di rischio, in effetti, si sono affiancate nuove forme di stress che mettono in discussione la sicurezza dell’individuo.

In questo approfondimento esploriamo il fenomeno e i suoi effetti, con indicazioni utili per riconoscere le nuove fonti di stress e agire efficacemente su di esse.

Cosa si intende per stress lavoro-correlato

Secondo l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA), lo stress lavoro-correlato emerge quando le richieste dell’ambiente lavorativo superano la capacità dei lavoratori di farvi fronte.

Se avere obiettivi sfidanti è un ingrediente importante per sentirsi stimolati sul lavoro, quando le pressioni diventano eccessive e prolungate nel tempo il lavoratore può percepire di non avere sufficienti risorse per farvi fronte.

Ciò può generare molteplici effetti negativi sul benessere psicofisico dell’individuo.

Per rilevare lo stress lavoro-correlato è importante porre attenzione all’emergere di quattro tipologie di reazioni:

  • emotive (ansia, irritabilità, umore instabile, stanchezza, problemi con i colleghi, introversione e assenteismo); 
  • cognitive (difficoltà di concentrazione, problemi nel ricordare informazioni, fatica a imparare cose nuove, difficoltà a prendere decisioni e frequenti pensieri negativi);
  • comportamentali (aggressività, nervosismo, errori frequenti, stili di vita non salutari come alimentazione scorretta, abuso di alcolici, tabacco o droghe, maggiore trascuratezza),
  • fisiologiche (aumento della frequenza cardiaca, pressione sanguigna e iperventilazione).

Conoscere queste tipiche reazioni allo stress può essere utile per intervenire in modo tempestivo ed evitare di arrivare al burnout, l’esaurimento psicofisico legato al lavoro.

Quali fattori determinano lo stress lavoro-correlato?

Lo stress lavoro-correlato ha origine da situazioni lavorative che mettono a rischio il benessere e la salute dell’individuo. Le maggiori fonti di stress lavoro-correlato sono riconducibili a sette categorie:

  • Aspetti temporali della giornata di lavoro e delle mansioni;
  • Contenuto dell’attività lavorativa;
  • Qualità delle relazioni con i colleghi;
  • Rapporti con i superiori;
  • Cultura organizzativa;
  • Gestione del cambiamento;
  • Sviluppo di carriera.

Oltre alle categorie appena citate, negli ultimi anni – e in particolare durante la pandemia – sono emerse con maggiore evidenza nuove fonti di stress collegate all’ambito lavorativo.

Vediamo quali sono.

Nuove fonti di stress lavoro-correlato

Insicurezza e precarietà

Alla fine degli anni ‘80, i teorici della leadership Warren Bennis e Burt Nanus coniarono l’acronimo VUCA, dai termini Volatility (volatilità), Uncertainty (incertezza), Complexity (complessità) e Ambiguity (ambiguità). Il termine VUCA indica che viviamo in ambienti caratterizzati da un’elevata complessità, in cui non sempre siamo in controllo del nostro destino.

La pandemia ha reso di nuovo attuale questo concetto, mostrandoci un mondo incontrollabile e complesso. Questa incertezza si è riversata anche sull’economia, gettando i lavoratori in uno stato di precarietà e vulnerabilità. Oggi sono soprattutto i più giovani, non ancora inseriti nel mondo del lavoro, a guardare al futuro con ansia. Persone di ogni età, comunque, sono state colpite dalla situazione di emergenza

Isolamento sociale

Le relazioni con i colleghi erano e rimangono una delle maggiori fonti di stress, ma la pandemia ha introdotto alcune differenze.

Mentre il lavoro da casa ha mozzato un bisogno fondamentale di interazione, il rischio di contrarre il virus ha aumentato l’ansia legata al lavoro in presenza. 

È fondamentale mantenere e sviluppare legami e relazioni interpersonali, poiché le relazioni rappresentano un fattore di protezione potentissimo contro stress e depressione. 

Resistenza al cambiamento, tecnologia e smart working

Nonostante gli svariati aspetti positivi del lavoro da casa, adattarsi al cambiamento non è mai un processo immediato. Ognuno di noi vive – in misura diversa – una certa resistenza al cambiamento che a volte rende diffidenti verso la tecnologia.

La sperimentazione forzata dello smart working e la necessità di utilizzare la tecnologia come unico mezzo di contatto, hanno condotto i lavoratori di “vecchia generazione” verso una nuova sfida in cui lo stress gioca un ruolo molto importante.

-Leggi anche: Smart-working: come ridurre lo stress da telelavoro

Work Life (Im)balance

Secondo un’indagine di Randstad del 2020, il work life balance (ovvero il bilancio tra la vita lavorativa e la vita privata) è l’aspetto più considerato nella ricerca di lavoro. Possiamo quindi capire come questo fattore rappresenti anche una delle maggiori fonti di stress lavoro-correlato. 

Se da un lato il lavoro in smart working ha dimostrato i suoi indubbi vantaggi, dall’altro non sono mancati gli effetti collaterali. Su tutti, il mancato rispetto del diritto alla disconnessione

Diamo valore al tempo libero, intraprendendo delle attività che ci permettono di “staccare la testa” rivolte al nostro benessere.

Tra fisico e psichico

Mente e corpo sono collegati: il malessere dell’uno si riflette nell’altra e viceversa.

Lo stress ad esempio non si manifesta solo a livello mentale, ma anche fisico. Non potendo uscire di casa, l’attività fisica del lavoratore si appiattisce, con conseguenze negative sullo stato psicofisico. 

Possiamo riconoscere quindi tra i nuovi fattori di stress anche la sedentarietà e l’assunzione di posture scorrette nel corso della giornata lavorativa. Tutto ciò ha ricadute dirette su stress e produttività del lavoratore.

Gender Gap: il Covid-19 amplia il divario

È stato ampiamente riconosciuto come le differenze di genere siano una delle determinanti che influiscono in maggiore misura sul fenomeno dello stress lavoro-correlato (vedi “articolo 1”). 

Il lavoro domestico, in aggiunta a quello extradomestico, espone la donna a una doppia giornata lavorativa e quindi a un rischio più elevato di sviluppare stress da lavoro (double burden). 

Inoltre, una ricerca commissionata da LinkedIn, mostra come la pandemia abbia giocato un ruolo rilevante nello sviluppo professionale delle donne, che per il 45 per cento dei casi confermano che “la loro carriera è stata rallentata o messa in standby dell’inizio della pandemia per le maggiori responsabilità a casa”, rivelando la maggiore vulnerabilità della carriera femminile rispetto a quella maschile (vedi “articolo 2”).

Lo stress lavoro-correlato si presenta come un rischio nascosto dietro l’angolo della scrivania di ogni lavoratore e lavoratrice. Come abbiamo visto, questa forma di stress non è esente da mutamenti, e assume forme e sembianze diverse in base ai cambiamenti sociali.

Lo stress lavorativo può incidere molto sulla salute e al benessere degli individui, per questo è importante attuare interventi di prevenzione, che vedano implicati anche strumenti innovativi e nuove tecnologie.

Dove questi interventi preventivi non siano previsti, una consulenza psicologica può risultare utile per apprendere strategie efficaci di gestione dello stress.

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