Psicologia

Ciclotimia: diagnosi, sintomi e cura

La ciclotimia è una condizione psichica che mette a dura prova la persona che ne soffre e il nucleo affettivo che la circonda. Cosa sappiamo ora di questa patologia, quali i sintomi e le cause? E quale vita è possibile per chi la patisce?

Incontra uno psicologo
Ciclotimia: diagnosi, sintomi e cura

La ciclotimia è un disturbo dell’umore di cui attualmente ignoriamo le cause. Ciò che conosciamo, invece, è l’insieme dei suoi sintomi, che possono essere riassunti in una alternanza tra stati di euforia e momenti di depressione.

Il soggetto che soffre di questo disturbo rischia di vivere un periodo molto breve di benessere reale, circa due mesi, dopo il quale si ritrova in balìa di un’altalena emotiva che rischia di travolgerlo. Le relazioni interpersonali diventano complesse, il lavoro meno gestibile. Ora è possibile operare una diagnosi e costruire un percorso terapeutico a vantaggio del paziente.

Prova il test psicologico

Cos’è la ciclotimia?

Con il termine ciclotimia si indica un disturbo dell’umore caratterizzato da un’alternanza tra stati di depressione moderata (definibili come episodi depressivi) e stati di euforia ed eccitazione (definiti episodi ipomaniacali).

I dati del disturbo ciclotimico ci permettono di definire questa condizione come piuttosto rara, anche se dobbiamo mettere in conto una certa inaffidabilità dei dati stessi, dal momento che questo tipo di problema in diverse occasioni passa come inosservato e la sua diagnosi rischia di non essere accurata.

Il disturbo ciclotimico può precedere il disturbo bipolare II, anche se non è affatto scontato un aggravamento. Spesso le persone che soffrono di questo disturbo hanno successo nel mondo degli affari, oppure in campo artistico. Altre volte, al contrario, si ritrovano in una condizione di instabilità lavorativa e affettiva, spesso con decisioni repentine e inaspettate.

Storia della ciclotimia

La ciclotimia ha una storia estremamente antica. Il primo a parlarne è stato Areteo di Cappadocia, nel II sec. dopo Cristo, che ha descritto una malattia che si caratterizzava per stati di melanconia e manìa. Nel 1896 lo psichiatra e psicologo tedesco Emil Kraepelin coniò il termine frenosi maniaco-depressiva, ottenendo un consenso pressoché unanime per questa scelta.

Si deve arrivare alla seconda metà del 1900 per avere una distinzione tra disturbi affettivi unipolari e disturbi affettivi bipolari, in Europa, ad opera di Jules Angst, Carlo Perris e Karl Leonhard. Il disturbo ciclotimico è attualmente classificato tra i disturbi bipolari.

Come riconoscere un ciclotimico, quali sintomi presenta?

La persona che soffre di ciclotimia patisce un’oscillazione dell’umore estremamente accentuata e i sintomi possono essere anche molto variabili. Le principali manifestazioni d’ipomania sono:

  • eccezionale autostima
  • eccessivo senso di benessere e felicità
  • agitazione e irritabilità nei comportamenti
  • velocità nei pensieri e bassa capacità di giudizio
  • facilità nel distrarsi
  • incapacità di raggiungere una soglia di concentrazione efficace
  • capacità di giudizio ridotta, fino al compiere azioni potenzialmente pericolose.

Accanto alla sintomatologia ipomaniacale, esiste una serie di condizioni che ricordano la depressione maggiore, che comprendono:

  • variazioni nel peso
  • disturbi della sfera del sonno
  • sensi di colpa o di inutilità
  • senso di tristezza e vuoto
  • pensieri suicidali
  • lentezza e fatica nel compiere azioni
  • perdita di interesse nei confronti delle attività che davano interesse o gioia
  • pianto e irritabilità, soprattutto nei soggetti più giovani.

Eventuali complicazioni del disturbo ciclotimico

L’alternarsi di questi stati può fiaccare il soggetto, gettandolo in emozioni complicate e prostranti. Le possibilità di sviluppare un disturbo bipolare diventano concrete. Il soggetto può sviluppare dipendenza da sostanze stupefacenti o alcol.

Allo stesso tempo, si registra una tendenza allo sviluppo dei disturbi d’ansia, che rischiano di rendere il quadro comportamentale e psichico del soggetto, ancora più complesso e delicato.

Diagnosi di ciclotimia

Secondo le indicazioni del DSM-5, si può parlare di ciclotimia quando si verificano le seguenti condizioni:

  • gli episodi e i sintomi depressivi si alternano agli episodi ipomaniacali da almeno due anni, quando si tratta di individui adulti; da un anno, se si ha a che fare con adolescenti o tardo adolescenti (ricordiamo che la ciclotimia può avere insorgenza durante l’adolescenza)
  • i periodi di stabilità d’umore non vanno oltre i due mesi
  • l’ambito sociale, lavorativo e affettivo sono seriamente compromessi dall’oscillazione dell’umore
  • i sintomi emersi in sede diagnostica non hanno a che vedere con altri disturbi quali distimia, disturbo bipolare o disturbo depressivo maggiore
  • il soggetto non abusa di alcol, sostanze stupefacenti, non presenta dunque dipendenze patologichealcuno dei sintomi è riconducibile a cause di natura strettamente fisica.

Accennavamo in apertura al fatto che la ciclotimia è un disturbo piuttosto raro. La sua epidemiologia infatti ci racconta di una incidenza di circa lo 0,4% – 0,8% rispetto alla popolazione generale. Le donne sembrano soffrirne di più rispetto agli uomini, il rapporto è di 1,5 a 1.

La ciclotimia è sottostimata in termini numerici, pertanto l’insorgenza e la diagnosi dei sintomi (il cui picco è collocabile tra i 15 e i 25 anni) dovrebbe accadere con tempestività, così da contenere questo disturbo in una forma meno grave.

Che terapie esistono?

Le persone che soffrono di disturbo ciclotimico hanno a propria disposizione due possibili trattamenti: un trattamento farmacologico, in altri termini l’assunzione di psicofarmaci, e un trattamento psicologico.

Dal punto di vista farmacologico, possiamo intervenire con: antidepressivi e stabilizzanti del tono dell’umore. Pensiamo al litio, non privo di effetti collaterali. Sono impiegati anche stabilizzanti antiepilettici quali valproato, carbamazepina e lamotrigina.

Esistono poi gli antipsicotici di nuova generazione, che sembrano dare buoni risultati per le fasi miste di questo disturbo. La loro posologia deve essere, come in ogni trattamento farmacologico, stabilita dallo psichiatra. È sconsigliata l’adozione di antidepressivi, il cui uso rischia di accentuare gli stati d’ansia del soggetto ciclotimico.

L’approccio migliore, comunque, è di solito quello che integra psicofarmaci e psicoterapia.

Prova il test psicologico

Terapia cognitivo-comportamentale, e non solo, per la ciclotimia

I farmaci hanno come obiettivo la remissione dei sintomi della ciclotimia, e devono necessariamente essere accompagnati da un percorso terapeutico su misura del soggetto in sofferenza. Le principali soluzioni terapeutiche prevedono:

  • la terapia cognitivo-comportamentale, grazie alla quale possono essere disinnescati i pensieri distorti e i comportamenti disadattivi, e possono essere intercettati i cosiddetti trigger, ovvero i fattori che dànno il via ai sintomi
  • la terapia interpersonale, che pone il paziente al centro delle sue relazioni con il mondo esterno e con gli stretti individui della sua sfera affettiva. Secondo questa psicoterapia, bisogna lavorare sulle relazioni e le situazioni esterne che causano stress emotivo al soggetto per trovare possibili rimedi.

Per concludere, ricordiamo che non è possibile attuare una strategia preventiva per il disturbo ciclotimico, ma è sempre possibile prendersi cura di sé attraverso una regolare attività fisica, per liberare endorfine, oppure scrivere un diario emotivo su cui “depositare” e raccontare fatti e umori del giorno. Dormire almeno 8 ore al giorno, e con regolarità, è un naturale stabilizzatore dell’umore.

La prognosi, per chi soffre di ciclotimia, può essere buona, a patto che ci si rivolga a un professionista, per una visita, ai primi possibili segni di questo disturbo, e si seguano scrupolosamente la terapia farmacologica e quella psicologica.

Incontra uno psicologo