Psicologia

Anoressia, cause e rimedi di questo disturbo alimentare

L’anoressia ha registrato negli ultimi anni un aumento dei casi, specie tra adolescenti. Allo stesso tempo, si sono perfezionate anche le strategie per diagnosticarla e riuscire a sconfiggerla.

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Anoressia, cause e rimedi di questo disturbo alimentare

L’anoressia, ovvero il rifiuto di assumere del cibo, ha subito un’impennata di casi piuttosto significativa in questi ultimi anni. Scopriamo di cosa si tratta, quali cause ha e con quali terapie intervenire.

La diffusione dell’anoressia fa parlare di epidemia nascosta, stando alla definizione che ne ha dato il primo survey effettuato in Italia dopo anni, sui disturbi della nutrizione e della alimentazione.

Eppure gli strumenti per contrastare questa patologia esistono, e stanno dimostrando validità ed efficacia. Approfondiamo allora il concetto di anoressia, le sue cause e le terapie per contrastarla, con la dottoressa Elvira Simona Solimandopsicoterapeuta del Centro Medico Santagostino.

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Che cos’è l’anoressia?

Il termine anoressia arriva a noi dal greco antico. È composto dal prefisso privativo an-, che indica assenza, e dalla parola órexis, che vuol dire appetito. L’anoressia è una mancanza di appetito di tipo patologico.

Con maggior rigore, quando si parla di disturbo alimentare dovrebbe essere utilizzato il termine anoressia nervosa dal momento che l’anoressia può essere considerata il sintomo clinico relativo a diverse condizioni mediche. Ci possono essere delle cause organiche di tipo passeggero associate alla mancanza di appetito, come ad esempio la gastrite, o delle cause di tipo organico acute o passeggere, come la febbre.

In questo senso, classifichiamo l’anoressia nervosa tra i disturbi dell’alimentazione insieme alla bulimia nervosa, al binge eating, al disturbo di alimentazione incontrollata, al disturbo alimentare evitante, alla pica (l’assunzione ripetuta nel tempo di sostanze che non nutrono) e al mericismo, che si verifica quando il soggetto rigurgita cibo in modo continuativo per almeno un mese.

Diffusione dell’anoressia in Italia

Con riferimento agli studi della SISDCA, la Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare, su base annuale 8, 9 donne su 100.000 soffrono di anoressia, mentre i nuovi casi che interessano gli uomini non superano 1,4 su 100.000.

Su di un piano percentuale, secondo una ricerca svolta dalla ABA, l’Associazione Italiana per la cura e la prevenzione di Anoressia e Bulimia, gli uomini rappresentano tra il 5% e il 10% dei casi complessivi di anoressia, il sesso femminile rappresenta il rimanente 90% – 95%.

Come capire se si soffre di anoressia?

Secondo il DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, esistono quattro criteri clinici per stabilire se una persona soffra di anoressia nervosa o meno:

  • la persona limita l’assunzione di cibo, con una perdita di peso piuttosto significativa
  • viene patita una paura di ingrassare, se non di vera e propria obesità
  • si ha una errata percezione del proprio corpo, e una ostinata negazione nei confronti della gravità della situazione.

Un ulteriore criterio è dato dall’indice di massa corporea. Questo parametro pone in relazione da un lato la massa corporea di un individuo e dell’altro la sua statura. Quando un adulto è sotto il valore di 17 kg/m2, l’IMC è particolarmente basso, e deve essere considerato un campanello d’allarme.

Tipi di anoressia

Ai fini di una corretta diagnosi, e di una relativa scelta terapeutica adeguata, è importante distinguere questa patologia in due tipi:

  • anoressia restrittiva, quando viene adottato un regime alimentare ipocalorico insieme a una intensa attività fisica, così da avere un peso più basso della media e una immagine corporea più rispondente ai propri desideri disfunzionali
  • anoressia con condotte di eliminazione, che vede alternarsi abbuffate ad attività di tipo compensativo, come vomito autoindotto, l’uso di diuretici o di lassativi.

I sintomi fisici e psicologici

I sintomi dell’anoressia, anche a seconda della gravità nello sviluppo della patologia sono di due tipi, fisici e psicologici. Vediamo nel dettaglio i sintomi psicologici:

  • enorme paura di prendere peso
  • limitazione nell’assunzione di cibo e relativa, significativa perdita di peso
  • esercizio fisico eccessivo, su base quotidiana
  • controllo spasmodico delle calorie assunte
  • basso o scarso livello di autostima
  • insonnia e vertigini
  • sintomi da disturbo ossessivo compulsivo.

Anche sul piano più fisico l’anoressia può incidere in modo significativo. I sintomi fisici possono essere:

  • riduzione della massa, oltre che debolezza muscolare
  • brachicardia e abbassamento della pressione arteriosa
  • problemi sul piano ematologico e renale
  • abbassamento della temperatura corporea e percezione del freddo
  • problematiche gastrointestinali, come la stipsi
  • unghie e capelli fragili
  • disfunzioni di tipo ormonale.

Quali sono le complicanze mediche?

Quando la persona anoressica non riconosce il proprio problema, e non intraprende il lungo e necessario percorso terapeutico da svolgere con medici professionisti e specialisti, il quadro clinico può presentare complicazioni.

Stati d’ansia e di depressione possono affliggere la vita interiore della persona, la sfera sessuale può risentire delle condizioni in cui versa il corpo: l’uomo potrebbe arrivare a soffrire di disfunzione erettile, la donna di infertilità.

Il cuore può ricevere danni e sviluppare aritmie, insufficienza cardiaca, o un prolasso della valvola mitralica.

Cause dell’anoressia

Come per gli altri disturbi alimentari, le cause dell’anoressia sono riconducibili a più sfere della vita di una persona. Ci sono:

  • fattori ambientali, tra e dannosi. Viene creata l’equazione del tutto fuorviante per la quale essere magri voglia dire essere belli. Altri fattori ambientali possono essere i lavori che richiedono un corpo magro e sempre performante, come nel caso delle modelle e dei modelli, o anche la danza oppure la ginnastica artistica
  • fattori emotivi e relativo stress dovuti a perdita di affetti o di lavoro, trasferimenti o cambiamenti non vissuti funzionalmente
  • mutamenti fisici dovuti alla pubertà o all’adolescenza, che possono impattare negativamente sull’equilibrio e l’identità del soggetto giovane
  • l’avere subìto violenze fisiche o abusi sessuali.

La dinamica dei disturbi del comportamento alimentare

In queste ragazze si osserva sempre uno scarto tra ciò che è detto e ciò che è agito, tra i desideri (vorrei) e gli atteggiamenti (le modalità di comportamento), tra il vorrei essere (processi ideativi) e il sono (piano di realtà). Pertanto l’unico mezzo per mantenere il controllo e la sicurezza è aderire al comportamento ossessivo e/o compulsivo, appropriarsene per esistere.

Il sintomo diventa un’identità sostitutiva a cui ci si appiglia per non perdersi. Il loro interrogativo interiore è: “Se io non sono anoressica, chi sono?”.

Esame obiettivo ed esami strumentali

La terapia nervosa beneficia di un approccio terapeutico multidisciplinare, che richiede diverse figure professionali di riferimento: lo psicologo e lo psichiatra, il nutrizionista e il dietista.

Si parte da un esame obiettivo per stabilire l’indice di massa corporea e il peso del paziente. Viene misurata la pressione insieme alla temperatura. Il cuore è auscultato e sono fatti svolgere degli esercizi specifici per comprendere le condizioni del tono muscolare.

Al paziente vengono chiesti inoltre esami da laboratorio. La visita, per arrivare alla diagnosi, si conclude con degli esami strumentali quali l’elettrocardiogramma e la radiografia del torace.

Terapie per la cura dell’anoressia

L’anoressia prevede due principali tipi di trattamento. La psicoterapia, con diversi approcci:

  • molto valida risulta essere la terapia cognitivo comportamentale, per intercettare e disinnescare le false credenze del paziente così da aiutarlo a sviluppare strategie comportamentali più sane e funzionali
  • la terapia familiare dà risultati quando il paziente, o la paziente, sono in adolescenza
  • con la terapia interpersonale si lavora sulle influenze e i fattori ambientali e interpersonali che hanno intaccato l’autostima della persona
  • la terapia cognitivo-analitica aiuta il paziente a recuperare eventi e ricordi del passato che hanno inciso e scatenato possibilmente alcuni comportamenti scorretti e dannosi.

In ambito farmacologico, il paziente può trovare giovamento nell’assunzione, sotto stretta osservanza dello psichiatra, di antidepressivi per alleviare gli stati d’ansia, o di antipsicotici.

A completamento del percorso terapeutico, si ricordano il ripristino di un peso corporeo nella norma, attraverso una riabilitazione delle abitudini alimentari.

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Prognosi dell’anoressia

Nel 10% dei casi, in assenza di trattamento e nei casi di anoressia grave, il paziente va incontro al decesso. Quando invece si interviene, la prognosi risulta avere buoni margini di risultati positivi.

Nel 50% dei casi, si recupera un sano stato di salute, nel 25% delle occasioni può verificarsi una recidiva. Nei rimanenti casi le recidive aumentano sensibilmente, insieme a disturbi di ordine mentale.

Per questa ragione intervenire immediatamente, anche con un primo colloquio on-line, risulta essere la strategia più adeguata e con maggiore efficacia nel corso del tempo.

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