Stress

L’esaurimento nervoso o nevrastenia: come si manifesta

Questa condizione è legata al concetto di stress e può comportare la perdita di energie, sia fisiche sia mentali, da parte di chi ne soffre

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L’esaurimento nervoso o nevrastenia: come si manifesta

L’esaurimento nervoso è una condizione legata al concetto di stress che comporta, per il soggetto che ne soffre, la perdita di energia, sia fisica sia mentale.

Il termine “esaurimento nervoso” non è un termine medico, ma una formula linguistica popolare. Spesso viene utilizzata per definire la condizione di una persona che dopo un po’ di tempo, o talvolta anche di colpo, perde ogni energia. Trattandosi di un termine popolare, tuttavia, è possibile trovarne accezioni differenti.

In questo articolo cercheremo di capire:

  • quali sono le manifestazioni principali di questa condizione
  • le possibili cause
  • le strategie per affrontarla
  • le differenze con i disturbi depressivi.

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Esaurimento nervoso: i sintomi principali di questa condizione

Una condizione medica vicina all’idea di esaurimento nervoso è quella legata al concetto di stress. Nello specifico, la trattazione di Selye (1976) in merito alle tre fasi della risposta allo stress:

  • allarme
  • resistenza
  • esaurimento.

La fase di allarme

Con questo termine si fa riferimento al processo psicofisiologico che si attiva nel momento in cui riteniamo necessario gestire uno stressor. Lo stressor è un elemento stressante esterno o interno all’organismo. La prima reazione è quella di attivare uno stato di allarme in grado di produrre modifiche sia mentali, come orientare l’attenzione verso lo stressor; sia corporee, come eventualmente allontanarsi fisicamente dallo stimolo nocivo.

La fase di resistenza

Una volta che l’allarme cessa, ma lo stressor è ancora presente (eventualmente anche con una intensità minore), entriamo nella fase di resistenza in cui possiamo definire le strategie di risposta. Ad esempio, il pensiero può essere ancora presente quotidianamente, ma meno intrusivo.

La fase di esaurimento

La terza fase è, appunto, quella di esaurimento, che si verifica quando la situazione stressante si protrae nel tempo e i costi del mantenimento di una risposta corporea e mentale diventano insostenibili, producendo quello che può essere definito come “un esaurimento”. Si tratta di un processo non solo mentale, ma anche corporeo. La risposta corporea di allarme, infatti, attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che, se stimolato a lungo, inizia a produrre ed accumulare cortisolo con conseguenze possibilmente critiche.

Esaurimento nervoso: i sintomi fisici

Una seconda condizione medica a cui infatti è associabile il termine “esaurimento nervoso” è un disturbo somatoforme indifferenziato. Si tratta di un’etichetta diagnostica che inquadra un disturbo mentale con associata una condizione di sofferenza corporea.

Le possibili cause di un esaurimento nervoso

Come abbiamo visto, una condizione di esaurimento può verificarsi in presenza di una situazione stressante prolungata nel tempo.

Le fonti degli stressor possono provenire da vari ambiti della vita quotidiana: dall’ambiente di lavoro o scolastico a quello familiare, passando per i problemi di salute, le difficoltà relazionali o quelle economiche.

Cosa fare in caso di esaurimento nervoso?

Quando ci si sente “esauriti”, o si viene definiti tali, la prima indicazione è di ottenere una valutazione clinica da un medico competente. In questo modo sarà possibile avere, eventualmente, anche una indicazione iniziale sul periodo di riposo che può essere utile prendersi. Soprattutto qualora tra le cause del disagio ci sia un ambiente lavorativo particolarmente stressante.

Possibili interventi attivati per la gestione di condizioni di esaurimento da stress o di disturbo somatoforme sono percorsi di supporto psicologico. Questi possono consistere o in un semplice accompagnamento per un periodo stabilito di tempo oppure in percorsi più strutturati di psicoterapia qualora siano ipotizzabili schemi relazionali disfunzionali o strategie di gestione emotiva poco efficaci alla base della condizione di esaurimento.

In ognuna di queste ipotesi, è preferibile affiancare anche un intervento che permetta di alleviare il sovraccarico fisico presente. In questi casi, si può andare dalla promozione di attività motoria all’aumento di attenzione al bilancio nutrizionale, fino ad interventi con tecniche più strutturate. Tra queste possiamo citare il biofeedback, ossia una tecnica che consente di riconoscere e comprendere i propri parametri fisiologici per poi imparare a tenerli sotto controllo e la mindfulness, una pratica che ai principi della terapia cognitiva affianca le tecniche di meditazione allo scopo di incrementare il proprio benessere psico-fisico.

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Che differenza c’è tra esaurimento nervoso e depressione?

La depressione è una condizione clinica di disturbo mentale codificabile ed identificabile in episodi depressivi di durata variabile e di ricorrenza differente. Per certificare questi episodi è necessaria una valutazione che includa diversi indicatori di criticità, tra cui possiamo identificare come principali:

  • una ipersonnia (o in alcuni casi anche insonnia)
  • rallentamento psicomotorio
  • perdita di interesse verso attività solitamente considerate piacevoli
  • mancanza di energia o fatica cronica.

Spesso si usa il termine esaurimento nervoso anche per riferirsi “solamente” a quest’ultima condizione, in cui una persona “non ce la fa più” ed appare svuotata di ogni energia.

Dal punto di vista psicopatologico, in estrema sintesi, una depressione si associa ad esempio anche ad una “triade” di pensieri autosvalutanti verso di sé, gli altri e il futuro (Beck, 1979), oltre che ad emozioni non solo di tristezza, ma spesso anche di colpa.

 

BIBLIOGRAFIA

Beck, A. T. (Ed.). (1979). Cognitive therapy of depression. Guilford press.

Selye, H. (1976). Stress without distress. In Psychopathology of human adaptation (pp. 137-146). Springer, Boston, MA.

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