Psicologia

Disturbi della personalità, una panoramica

Con il termine "disturbi della personalità" si indica un ventaglio piuttosto ampio di disturbi. Capiamo quali sono, come si manifestano e in che modo intervenire.

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Disturbi della personalità, una panoramica

I disturbi della personalità si caratterizzano per una certa inflessibilità, da parte di chi ne soffre, nella percezione, nella reazione e nella relazione rispetto a persone ed eventi. Possono porre l’individuo in una condizione di sofferenza e di insoddisfazione per la qualità della propria vita.

In situazioni sociali, negli affetti personali e familiari, nel proprio vissuto interiore, i disturbi della personalità arrivano a creare conflitto non solo nella persona che soffre, ma anche nei familiari che si ritrovano a gestire un burden (un peso) complesso e delicato.

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Cosa si intende per disturbo della personalità?

Per capire cosa sia un disturbo della personalità dobbiamo prima specificare cosa si intende per “personalità”.

La personalità è l’insieme dei pensieri, dei sentimenti e dei comportamenti di una persona. Ogni personalità è costituita da un insieme di “tratti”, ovvero sfumature specifiche nel modo di pensare, di vivere gli stati d’animo, di mettersi in relazione con gli altri e di affrontare la realtà.

Il DSM-5 definisce un disturbo di personalità come un pattern costante di comportamento e di vita interiore che si smarca, per così dire, in modo netto rispetto alle aspettative culturali dell’individuo. Un disturbo che il DSM-5 definisce pervasivo e inflessibile.

Il suo esordio viene ricondotto all’età adolescenziale e alla prima età adulta. Questi tipi di disturbi si caratterizzano inoltre per avere una certa stabilità nel tempo, determinando disagio e menomazione.

Come deve presentarsi un disturbo della personalità?

Affinché sia possibile parlare, in sede diagnostica, di disturbo della personalità, è necessario che il disagio si manifesti in almeno due di queste quattro aree:

  • la cognitività, ovvero i modi di percepire sé stessi, gli altri e gli eventi
  • l’affettività, relativamente a intensità, varietà, labilità e adeguatezza della risposta in termini emotivi
  • il funzionamento interpersonale, ovvero la qualità del rapporto che si estende a due o più individui
  • il controllo degli impulsi riconducibili, per esempio, a stati di rabbia.

Quanti disturbi della personalità esistono?

Stando al DSM-5, il manuale diagnostico più diffuso in psichiatria, i disturbi di personalità sono 10, con l’aggiunta di disturbi di personalità dovuti a condizioni mediche o disturbi di personalità detti NAS, ovvero “Non Altrimenti Specificati”. Quest’ultima classificazione riflette l’ambiguità dei sistemi diagnostici in psichiatria: è molto raro, infatti, riscontrare nella pratica clinica l’esistenza di disturbi di personalità così netti e riconoscibili.

Più spesso, ognuno di noi racchiude nella propria personalità diversi tipi di tratti riconducibili a vari disturbi, che a volte possono essere classificati come patologici e altre volte come caratterizzanti. Il DSM inoltre non include tipologie di personalità patologiche invece molto rilevanti in ambito clinico, come la personalità depressiva, o quella masochistica. Queste tipologie sono invece incluse nelle formulazioni di tipo psicoanalitico della personalità.

I disturbi della personalità secondo altri manuali diagnostici

Esistono tuttavia altri approcci nell’inquadramento di questi disturbi. Il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-2), ad esempio, cerca di classificare le personalità in base a fattori più ampi, come i meccanismi di difesa dall’ansia, le credenze patogene di fondo e l’età della persona.

Esistono poi almeno altri due manuali diagnostici rilevanti, come l’International Classification of Disease (ICD-10) e l’OPD, manuale di Diagnosi Psicodinamica Operazionalizzata.

La necessità di classificare i disturbi di personalità in tipologie discrete deriva soprattutto da due fattori:

  • il bisogno di semplificazione del linguaggio e individuazione di uno schema comune di riferimento per i professionisti della salute mentale
  • necessità delle compagnie assicurative, soprattutto statunitensi ma non solo, di valutare i rimborsi possibili per sostenere le spese mediche di chi ha sottoscritto un’assicurazione.

A seconda delle lenti che utilizziamo, i disturbi di personalità possono essere più o meno di dieci e più o meno complessi. Ad ogni modo la letteratura scientifica conviene che quelli più riconoscibili siano i dieci indicati nel DSM. È quindi possibile capire la malattia mentale con approcci differenti.

Quali sono i principali disturbi della personalità?

Elenchiamo dunque i principali disturbi della personalità, in base alle indicazioni del DSM-5, prima di passarne in rassegna i rispettivi sintomi:

Dobbiamo specificare come tutti questi disturbi della personalità si presentano, con una certa frequenza, comorbidità con altri disturbi di tipo psichiatrico. Il termine comorbidità indica ogni altra patologia, distinta e a sé, che si è manifestata oppure tende a comparire in concomitanza con il decorso clinico di un paziente sotto osservazione per una data patologia.

In modo più diretto, la comorbidità è la concomitanza, nello stesso paziente, di due o più disturbi. Tra i disturbi psichiatrici più frequenti, in comorbidità con i disturbi della personalità, ci sono:

I 3 cluster dei disturbi della personalità

Il DSM classifica questi dieci disturbi in 3 grandi gruppi, o cluster:

  • il cluster A include i disturbi paranoide, schizoide e schizotipico. Persone con questi disturbi appaiono spesso come “strani” o “eccentrici”
  • il cluster B include i disturbi antisociale, borderline, istrionico e narcisistico di personalità. Questi individui sono descritti come “amplificativi”, emotivi e imprevedibili
  • il cluster C include i disturbi evitante, dipendente e ossessivo-compulsivo di personalità.

Spesso le diagnosi non sono così chiare e una persona può presentare più di un disturbo di personalità o più tratti di personalità riconducibili a disturbi diversi.

Quali sintomi presentano?

I sintomi dei disturbi della personalità sono associati agli specifici tipi di disturbi:

  • il disturbo paranoide di personalità è un pattern che si caratterizza per sospettosità e sfiducia, per cui le motivazioni degli altri vengono interpretate come malevole
  • nel disturbo schizoide di personalità si ha pattern che si esplica in un distacco dalle relazioni sociali e in una ristretta gamma di espressività delle emozioni
  • il disturbo schizotipico di personalità è un pattern che si manifesta in un acuto disagio nelle relazioni di tipo affettivo, in distorsioni percettive o cognitive, oltre che eccentricità nel comportamento
  • con il disturbo antisociale di personalità si ha un quadro caratterizzato sia da inosservanza che violazione dei diritti delle altre persone
  • il disturbo borderline di personalità è un pattern che si caratterizza per la instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e degli affetti, e da una marcata impulsività
  • nel disturbo istrionico di personalità è un pattern si osservano ricerca di attenzione ed emotività eccessiva
  • con il disturbo narcisistico di personalità si ha un pattern caratterizzato per grandiosità, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia
  • nel disturbo evitante di personalità si ha un pattern caratterizzato da inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità ai giudizi negativi
  • nei casi di disturbo dipendente di personalità si osserva un pattern caratterizzato da comportamento sottomesso e adesivo legato a un eccessivo bisogno di essere accuditi.
  • col disturbo ossessivo-compulsivo di personalità si sviluppa un pattern caratterizzato da preoccupazione per l’ordine, perfezionismo ed esigenze di controllo.

Che terapie, farmacologiche e “parlate”, sono possibili?

I disturbi di personalità sono pattern di pensiero e comportamento piuttosto stabili. Tuttavia la psicoterapia può essere molto di aiuto nello scalfire i sintomi di questi disturbi.

Nella letteratura scientifica si è visto che in genere una psicoterapia (qualunque psicoterapia) è più efficace rispetto al non-intervento o alla sola terapia farmacologica. Il trattamento migliore, inoltre, sembra essere quello integrato, che unisce terapia “parlata” e farmacologica.

Ad ogni modo, è estremamente complicato generalizzare questo discorso, dal momento che ogni persona ha un’anamnesi unica, dispone di risorse specifiche e patisce determinati limiti, vive in dai contesti ambientali. Pertanto il trattamento ideale per una persona potrebbe non essere adeguato per un’altra con lo stesso disturbo.

La malattia mentale non deve essere uno stigma

È bene quindi valutare attentamente la situazione con alcuni colloqui psicologici preliminari e una diagnosi di funzionamento accurata, prima di avviare qualsiasi approccio terapeutico integrato.

A volte la mancanza di conoscenza, il fatto che disturbi psichiatrici siano borderline e non abbiano dei confini netti e definiti, i pregiudizi patiti da chi soffre di un disturbo psichiatrico rischiano di determinare un non riconoscimento del malessere. E a questo non riconoscimento rischia di seguire emarginazione.

È fondamentale che i disturbi della personalità, così come ogni altra condizione di sofferenza psichica e psicologica, non siano causa di stigma. Sono invece richiesti ascolto professionale e familiare al fine di garantire la migliore qualità di vita e la più ampia integrazione.

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