Psicopatologia

Disturbo dissociativo dell’identità, cos’è e come trattarlo

Nel disturbo dissociativo dell’identità il soggetto “vive” due o più personalità. In cosa consiste esattamente questo disturbo? E come può essere affrontato?

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Disturbo dissociativo dell’identità, cos’è e come trattarlo

Il disturbo dissociativo dell’identità è stato definito per la prima volta nel 1994, dal DSM-IV, e classificato come uno specifico tipo di disturbo dissociativo. In precedenza veniva definito come disturbo di personalità multipla.

Stime di riferimento raccontano una prevalenza di questo disturbo nell’ordine del 5% nella popolazione psichiatrica ospedalizzata, intorno al 2% e il 3% nei pazienti ambulatoriali, fino a scendere all’1% della popolazione generale.

Quali sono i sintomi di questo disturbo? Quali i suoi criteri diagnostici? E che approccio terapeutico è possibile?

Ce ne parla Raffaele Avico, Psicologo Clinico specialista in Psicologia Cognitivo Comportamentale, collaboratore del Centro Medico Santagostino.

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Cos’è il disturbo dissociativo dell’identità?

Con disturbo dissociativo dell’identità indichiamo ciò che un tempo veniva chiamato disturbo da personalità multipla, rivisto nei suoi caratteri clinici. Negli anni infatti sono progrediti studi e ricerche in merito a questa problematica.

Il disturbo dissociativo dell’identità è un disturbo relativo allo stato della coscienza e alla personalità di un individuo, che contiene “sotto-personalità” all’apparenza differenziate, aventi ognuna caratteristiche proprie. La letteratura scientifica pone alla base della sua formazione una traumatizzazione, non necessariamente in età infantile.

Come capire se una persona è dissociata? Come si comporta?

Il disturbo dissociativo dell’identità e dissociazione sono due cose diverse. La dissociazione, per essere esatti, è il processo attraverso cui il disturbo si forma. Allo stato attuale conosciamo due tipologie di dissociazione: una dissociazione di stato e una di tratto.

La dissociazione di stato è una condizione di alterazione della coscienza che avviene per scopi di difesa dell’apparato psichico, per esempio durante una traumatizzazione o durante l’emergere di un ricordo traumatico. In questo stato mentale abbiamo l’impressione che l’individuo sia in uno stato alterato di coscienza, “distaccato” dalla realtà.

In questo caso la dissociazione prende il nome di detachment: uno scollamento dal reale, uno stato mentale transitorio. Nella dissociazione di tratto, invece, è l’intera personalità a spaccarsi, e in questo caso può formarsi un disturbo dissociativo dell’identità.

Quali sono le cause della dissociazione?

La dissociazione può essere spiegata seguendo un costrutto teorico, la Teoria della dissociazione strutturale della personalità, e ipotizzando che nel contesto di uno sviluppo traumatico, o di una traumatizzazione grave, venga prodotta una spaccatura verticale, in due o più parti, della personalità. Si parla in questo caso anche di compartimentalizzazione.

Una parte prosegue il suo percorso di adattamento al contesto, e la definiamo parte apparentemente normale (ANP), mentre l’altra parte, la parte emozionale (EP), rimane bloccata al momento del trauma, permanendo dentro i confini della personalità come una parte immobile nel suo sviluppo e nascosta.

A elaborare questa teoria è Onno Van Der Hart, psicologo e psicoterapeuta dell’Università di Utrecht, esperto a livello internazionale sulla dissociazione correlata a esperienze traumatiche. Ne parla nel suo volume Fantasmi del Sé, pubblicato in Italia da Raffaello Cortina Editore. Ne parla anche Benedetto Farina, psichiatra e psicoterapeuta dell’Università Europea di Roma.

Quali sono i sintomi della dissociazione?

I sintomi della dissociazione sono vari: dobbiamo distinguerli a seconda che si parli di dissociazione di stato o di tratto. Spesso si ha a che fare con un senso di discontinuità della propria coscienza, o con sbalzi d’umore forti, o con momenti di assenza, fino alla manifestazione di amnesia dissociativa o fuga dissociativa.

Parliamo di amnesia dissociativa nei casi in cui il soggetto non è in grado di ricordare informazioni fondamentali di sé, quando si manifestano dei veri e propri vuoti di memoria. Si tratta di un contesto diverso, per fare un confronto, dai casi di amnesia globale transitoria. oppure dai disturbi della memoria associati alla depressione.

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