Psicoterapia

Schizofrenia: che cos’è e come trattarla

Questa patologia psichiatrica è in grado di compromettere la percezione di sé, la sfera emotiva e le interazioni sociali della persona che ne soffre

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Schizofrenia: che cos’è e come trattarla

Patologia psichiatrica invalidante, può andare a compromettere la qualità della vita della persona che ne soffre, compromettendone la sfera emotiva, le relazioni sociali e la percezione di se stesso.

La schizofrenia è una malattia psichiatrica caratterizzata principalmente da una perdita del contatto con la realtà della persona che ne soffre, stati allucinatori e deliri che si manifestano con falsi convincimenti. 

In questo articolo, cercheremo di capire da dove deriva questa malattia, quali sono le possibili cause, le manifestazioni sintomatologiche principali e come si può intervenire per trattarla al meglio.

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Schizofrenia: il significato

Schizofrenia è un termine di derivazione greca, composto dal verbo schíz? (dividere) e dalla parola phren (cervello), che significa “scissione della mente”. Si tratta di una patologia psichiatrica invalidante, in quanto compromette la qualità della vita della persona che ne soffre. Il paziente schizofrenico, infatti, a causa della sua condizione:

  • perde il contatto con la realtà (psicosi)
  • matura falsi convincimenti (deliri)
  • elabora false percezioni (allucinazioni).

Schizofrenia: le cause di questa condizione

Cominciamo premettendo che le cause della schizofrenia sono tutt’oggi ancora incerte. Tuttavia, è condivisa dalla maggior parte degli esperti la convinzione che alla base di questa condizione psichiatrica ci sia una molteplicità di fattori concomitanti e non una causa univoca.

Le ipotesi e, di conseguenza, la ricerca scientifica si sono focalizzate su diversi elementi: dalla predisposizione genetica all’alterazione dei processi biochimici del nostro organismo, passando per le complicazioni patite al momento del parto.

Si stima, comunque, che la componente genetica sia uno dei più significativi fattori di rischio per lo sviluppo di questa patologia. 

Stando ai numeri pubblicati dall’Istituto superiore di sanità, i parenti di primo grado di pazienti schizofrenici, infatti, avrebbero il 6,5% circa di sviluppare la malattia, contro una percentuale inferiore all’1% della popolazione generale

Tra le cause ipotizzate della schizofrenia ci sarebbero, poi, anche delle alterazioni delle funzionalità di dopamina e serotonina, due neurotrasmettitori che consentono il passaggio di informazioni dalle cellule al cervello.

Si tratta di ipotesi basate sul fatto che gli psicofarmaci che agiscono su queste sostanze regolandone l’attività si sarebbero dimostrati efficaci alcune delle principali manifestazioni sintomatologiche della schizofrenia.

Come abbiamo anticipato, anche complicanze o eventi avversi al momento del parto possono comportare conseguenze patologiche a lungo termine sul cervello, come ad esempio:

  • parto prematuro
  • ridotto afflusso di ossigeno al cervello

Anche eventuali traumi o eventi avversi avvenuti nel corso della vita, nelle persone predisposte potrebbero favorire la comparsa della schizofrenia. 

L’ipotesi degli esperti è che vi siano anche altri fattori coinvolti nella manifestazione della malattia nei soggetti predisposti a svilupparla, ossia:

  • eventi che causano una marcata mole di stress (lutti, divorzi, abusi, perdita del lavoro)
  • l’abuso di sostanze stupefacenti

I sintomi della schizofrenia

I sintomi della schizofrenia possono essere divisi in quattro gruppi:

  • positivi
  • negativi
  • disorganizzati
  • deficit cognitivi

Sintomi positivi

Rientrano in questa categoria quelle manifestazioni cliniche che si traducono in un comportamento anomalo della persona e spesso disconnesso dalla realtà. Tra i tipici sintomi di questo gruppo abbiamo:

  • allucinazioni, ossia distorsioni della percezione che possono riguardare tutti i sensi (gusto, tatto, vista, olfatto e udito)
  • deliri, si tratta di falsi convincimenti da parte del soggetto, che resistono anche a solide argomentazioni contrarie o evidenze che li smentiscono

Sintomi negativi

Si tratta di sintomi che possono comparire già prima della manifestazione vera e propria della malattia nella sua forma acuta e consistono in una progressiva perdita di interesse e apatia del soggetto verso tutto ciò che lo circonda. Questa condizione può impattare su vari aspetti del suo quotidiano come la cura dell’igiene personale, i rapporti sociali, capacità decisionali e di concentrazione.

Diagnosticare questo tipo di sintomi è molto più complesso, a causa della loro evoluzione lenta e graduale e del rischio di confonderli con manifestazioni di altri tipi di disturbi.

Sintomi disorganizzati

In realtà, questa tipologia di manifestazioni può essere considerata una particolare espressione di sintomi positivi, che consistono solitamente in comportamenti bizzarri e disturbi del pensiero.

Tra gli esempi possiamo citare:

  • comportamenti infantili
  • agitazione
  • catatonia
  • inadeguatezza dell’aspetto a livello di condotta e igiene

Deficit cognitivi

Tra i sintomi causati dalla schizofrenia possono essere presenti anche deficit cognitivi. Le persone con schizofrenia possono, infatti, soffrire di una compromissione di:

  • memoria
  • capacità di problem solving
  • velocità di elaborazione del pensiero
  • elaborazione del pensiero astratto

Come avviene la diagnosi

Per l’accertamento della sindrome schizofrenica, secondo il DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), il soggetto deve soffrire di almeno due dei seguenti disturbi provocati dalla patologia:

  • allucinazioni
  • deliri
  • disturbi del linguaggio e del pensiero
  • disturbi motori

Queste manifestazioni, inoltre, dovrebbero essere presenti per un periodo di almeno sei mesi consecutivi e impattare negativamente sulla quotidianità del paziente (studio, lavoro o attività di routine).

La diagnosi di schizofrenia avviene anche per esclusione, in quanto bisogna accertare che i sintomi non siano associabili ad altri disturbi simili come il disturbo schizoaffettivo (che ha una classificazione a sé o il disturbo bipolare

Lo specialista potrebbe, inoltre, richiedere una serie di esami strumentali (risonanza magnetica cerebrale o TAC) o di laboratorio (esami del sangue o delle urine) per escludere cause organiche dal ventaglio di ragioni che possono determinare certe manifestazioni cliniche.

I possibili trattamenti

Il trattamento della schizofrenia, ad oggi, consiste nella cura o nell’attenuazione delle principali manifestazioni sintomatologiche della malattia. Solitamente ciò avviene attraverso la somministrazione di farmaci antipsicotici, abbinata a percorsi psicoterapeutici e di riabilitazione, finalizzati a far riacquisire al paziente le capacità relazionali e sociali perse a causa della patologia.

Terapia farmacologica

Per quanto riguarda la terapia farmacologica, sia per il trattamento della fase acuta della schizofrenia sia per il mantenimento successivo, vengono utilizzati antipsicotici di prima e seconda generazione. La differenza sta nel fatto che questi ultimi garantiscono una migliore tollerabilità da parte del paziente e maggiore efficacia. 

In alcuni casi, la terapia farmacologica può prevedere la somministrazione di antipsicotici in combinazione con ansiolitici o antidepressivi. L’importante è attenersi scrupolosamente alle prescrizioni dello specialista. 

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Nel trattamento della schizofrenia è fondamentale, come anticipato, abbinare alla terapia farmacologica dei percorsi di psicoterapia.

Tra le principali strategie di intervento, in questo senso, si possono citare: 

  • la psicoterapia 
  • addestramento alla riacquisizione di capacità sociali
  • lavoro psicologico sulla gestione dello stress e dei comportamenti problematici
  • psicoterapia familiare (con partecipazione di membri chiave, in grado di riconoscere tempestivamente eventuali segnali di ricadute)

Gli interventi di tipo psicoterapeutico prevedono anche programmi di inserimento sia nella società in generale sia nel mondo del lavoro in forme protette.

È molto importante non interrompere le cure a fronte di effetti indesiderati o un generale senso di sfiducia, per diminuire il rischio di eventuali ricadute.

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