Psicologia

Disturbo esplosivo intermittente: dalla rabbia alla cura

Il disturbo esplosivo intermittente porta il soggetto ad avere esplosioni, brevi e incontrollate, di rabbia. Quando questi episodi accadono con frequenza e minano il benessere del soggetto, risulta necessario intervenire terapeuticamente.

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Disturbo esplosivo intermittente: dalla rabbia alla cura

Chi soffre di disturbo esplosivo intermittente è portato ad avere manifestazioni di rabbia incontrollate e sproporzionate in confronto all’evento scatenante. Questi eccessi di rabbia possono essere, a volte, segnali di altre condizioni psicologiche del soggetto.

Dal momento che questo disturbo può presentarsi in concomitanza con un altro disturbo mentale, come il disturbo bipolare o il disturbo borderline di personalità sarebbe opportuno, per chi ne soffre, rivolgersi ad uno specialista per il trattamento dei sintomi e l’indagine delle cause.

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Come si definisce il disturbo esplosivo intermittente?

Con il termine disturbo esplosivo intermittente (IED, Intermittent Explosive Disorder) viene indicato un disturbo del controllo degli impulsi aggressivi. Il DSM-5 lo classifica sotto la categoria “Disturbi dirompenti del controllo degli impulsi e della condotta”.

Le esplosioni di rabbia tendono a verificarsi in modo sproporzionato quando il soggetto non è capace di tenere a bada le sue reazioni rispetto a quelle che sono percepite come provocazioni interpersonali o rispetto a richieste, da parte del corpo insegnante o in contesto lavorativo, che possono essere fonti di stress.

È un disturbo dell’umore che il soggetto può provare tra la fine dell’infanzia e l’avvio dell’adolescenza.

Quali sintomi comporta il disturbo esplosivo intermittente?

La persona che soffre di questo disturbo, che risulta incapace di gestire un’emozione a volte estremamente dirompente, può manifestare comportamenti quali:

  • aggressione verbale, che si manifesta attraverso minacce, liti verbali
  • comportamenti aggressivi che possono non determinare danni, ma che a volte possono causare danno o distruzione di proprietà, aggressioni prettamente fisiche verso persone o animali.

Queste esplosioni di rabbia sono contornate da alcuni sintomi:

  • tremori e formicolii
  • palpitazioni
  • una accelerazione dei pensieri
  • un eccitamento di tipo psichico.

Le esplosioni di aggressività hanno una durata media di 30 minuti, e possono raggiungere fino ai 60 minuti. Al termine di queste esplosioni di rabbia, il soggetto può provare senso di rimorso, dispiacere o imbarazzo per il comportamento messo in atto.

Quali possono essere le cause?

Indicare cause che determinino lo IED può essere un approccio fuorviante. È più opportuno indicare dei possibili fattori scatenanti:

  • fattori ambientali, perché spesso chi soffre di questo disturbo nasce in un contesto familiare in cui gli abusi fisici e verbali, insieme a comportamenti rabbiosi, erano la norma comportamentale
  • fattori fisiologici, dal momento che una diagnosi di IED risulta spesso essere associata a livelli bassi di serotonina nel cervello
  • abusi fisici, è stato riscontrato come chi ha uno storico di abusi infantili, o di eventi traumatici accaduti con ricorsività, può sviluppare questo disturbo con maggiore probabilità
  • età e genere perché lo IED interessa principalmente la popolazione maschile in una età compresa tra i 20 e i 30 anni.

Come capire se si soffre di attacchi di rabbia? Quale diagnosi è possibile?

Una diagnosi di IED, che deve essere svolta da uno specialista in ambito psichiatrico o psicologico, parte innanzitutto dall’esclusione di altri disturbi che possono essere caratterizzati da comportamento aggressivo: disturbo antisociale di personalità, disturbo da deficit di attenzione, iperattività.

Allo stesso tempo, queste accensioni di rabbia non devono essere causate da un qualche abuso, di alcol o di sostanze, che pure possono contribuire a questo tipo di sintomatologia, né devono essere ricondotti ad una condizione medica generale.  Dovrebbero essere piuttosto una conseguenza di un discontrollo di questi impulsi aggressivi.

Affinché ci sia una diagnosi di IED, stando a quanto indicato dal DSM-5, devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

  • un numero cospicuo di episodi di rabbia incontrollabile che hanno determinato la distruzione volontaria di proprietà, o l’aggressione ai danni di persone
  • una quota di aggressività sproporzionata e ingiustificata rispetto all’evento che ha innescato la reazione
  • episodi aggressivi affatto riconducibili ad altri disturbi mentali, all’abuso di un farmaco o a qualsiasi altra condizione medica
  • l’esclusione di altre patologie, incluso l’abuso di sostanze.

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Come superare gli attacchi di rabbia?

Il trattamento del disturbo esplosivo intermittente si rivela fondamentale non solo per alleviare il disagio di natura psichica in cui versa il soggetto, ma risulta essere estremamente utile tanto per la risoluzione del disturbo, quanto per l’evitamento di situazioni compromissive che il soggetto potrebbe determinare con questo comportamento disfunzionale.

L’impatto sulla vita del soggetto può ripercuotersi negativamente sulla sfera privata e su quella sociale, sull’aspetto lavorativo o scolastico, a seconda dell’età del soggetto.

Lo IED non richiede un trattamento univoco ed esclusivo. È possibile svolgere sedute di terapia di gruppo o una psicoterapia individuale. In questa seconda eventualità il soggetto potrà imparare a:

  • riconoscere i trigger che innescano lo stato e il comportamento rabbioso
  • sviluppare un protocollo di comportamento per evitare che la rabbia prenda il sopravvento.

Un “piano d’azione” che preveda strategie quali: chiamare una persona cara per distrarsi dalla situazione innescante o sfilarsi dalla situazione con una passeggiata. Parte della terapia può essere inoltre impiegata per apprendere tecniche di rilassamento che permettano al soggetto di dissipare lo stato di rabbia crescente prima che diventi ingestibile.

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