Psicologia

Effetto Mandela o falso ricordo

Effetto Mandela, oppure falso ricordo. Accade a tutti di essere convinti che un fatto sia accaduto e, in realtà, ci si accorge di avere distorto o alterato in qualche modo il vissuto. Perché accade questo fenomeno? Le riposte dell'esperto.

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Effetto Mandela o falso ricordo

L’effetto Mandela, conosciuto anche con il termine “falso ricordo”, si ha quando il soggetto è persuaso che un suo ricordo sia vero, certamente accaduto, ma nei fatti l’avvenimento non è mai accaduto.

Questo falso ricordo spesso non riguarda il singolo soggetto, ma è condiviso da gruppi di persone più o meno ampi. Perché si genera un falso ricordo? Quali sono le sue cause e in che modo è possibile capire che si è di fronte ad un falso ricordo? Le risposte di Riccardo Germani, psicologo e redattore del Santagostino.

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Cos’è l’effetto Mandela?

Con il termine effetto Mandela viene indicato un falso ricordo. Il soggetto è convinto di avere visto o vissuto una situazione, ad esempio, quando in realtà il ricordo inventato deriva da altri ricordi reali, i cui frammenti sono ricombinati in aggregazione. Può capitare di avere un falso ricordo anche quando il soggetto altera un fatto che è realmente accaduto, o come forma di “compensazione creativa” rispetto a vuoti di memoria.

L’effetto Mandela interessa nello specifico la memoria collettiva, quando dunque molte persone si ritrovano ad alterare fatti realmente accaduti, operando quindi una distorsione della memoria, oppure “inventano” ricordi non autentici.

Un altro termine per indicare l’effetto Mandela, accanto all’inglese false memory, è confabulazione.

Perché si chiama effetto Mandela?

Questo fenomeno prende il nome da Nelson Mandela, Premio Nobel per la Pace, storico attivista anti-apartheid e presidente dello Stato del Sudafrica.

Nel dettaglio l’autrice Fiona Broome, nell’ambito di un incontro di persone appassionate di fantascienza, ebbe modo di dire che Mandela era morto in prigione negli anni ’80. La Broome era convinta di questo ricordo, che risultava essere condiviso anche da altre persone e rinforzato da dettagli vividi riferiti.

La Broome scrisse quindi un articolo al riguardo. Nel 2019 uscì nelle sale un film intitolato The Mandela Effect. Nella realtà dei fatti Mandela è morto nel 2013, dopo molti anni di libertà.

Esempi dell’effetto Mandela

È possibile indicare alcuni esempi di effetto Mandela presi principalmente dalla cultura pop:

  • la frase “Luke, sono tuo padre” dovrebbe essere stata pronunciata da Darth Vader, antagonista per antonomasia della saga fantascientifica di Star Wars. Ma un ascolto attento della sequenza originale fuga ogni dubbio al riguardo
  • Biancaneve, secondo la memoria collettiva, pronuncia la frase “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”. La frase esatta è in realtà “Specchio, servo delle mie brame”.

L’effetto Mandela non si verifica solo quando la memoria risulta alterata e ricostruita in film, o più in generale in opere d’ingegno. Questo fenomeno può interessare anche eventi storici, come il nome stesso dell’effetto suggerisce.

Un secondo esempio storico può riguardare l’uomo che, durante gli scontri di piazza Tienanmen in Cina, nel 1989, usò il proprio corpo per contrastare l’avanzata dei carrarmati. Nella memoria comune l’uomo è rimasto vittima dell’avanzata dei mezzi militari, ma nei fatti non fu ucciso.

Un ultimo esempio estremamente noto di effetto Mandela può riguardare Mickey Mouse, in italiano Topolino. È assodato che il suo abbigliamento preveda delle bretelle, quando in realtà questo capo d’abbigliamento non è affatto indossato nell’attuale resa grafica del personaggio Disney.

Come nascono i falsi ricordi?

Le ragioni per le quali un soggetto sviluppa un falso ricordo possono essere di due tipi:

  • ragioni di ordine biologico
  • ragioni di ordine psicologico

Tra le ragioni biologiche che sono alla radice dei falsi ricordi possono essere indicate:

  • l’encefalite
  • la sindrome di Wernicke-Korsakoff, un tipo di amnesia che risulta dalla combinazione della encefalopatia di Wernicke, che determina uno stato confusionale acuto, e la sindrome di Korsakoff, una amnesia a lungo termine
  • lesioni cerebrali possono essere una causa plausibile, specie se interessano le regioni corticali prefrontali
  • l’abuso prolungato di sostanze come la cannabis può indurre questo effetto.

Un’altra ragione di ordine biologico può essere ravvisata nella scarsa quantità e qualità del sonno, che incide sulla capacità del cervello di rielaborare e stoccare opportunamente le informazioni del giorno.

Cause psicologiche dei falsi ricordi

Dal punto di vista psicologico, è possibile che si produca un incoraggiamento alla formazione di falsi ricordi per almeno due ragioni:

  • l’influenza, subìta dal soggetto, da parte di persone che siano care e che sono autorevoli, nei confronti delle quali sono nutrite stima e fiducia. Lo psicologo infantile Jean Piaget aveva come primo ricordo l’esperienza di un tentato sequestro, avvenuto quando lui aveva due anni. La tata che si occupava di lui confermava la storia. Dopo tredici anni dal tentato sequestro, la tata confessò ai genitori di lui di avere inventato l’intero episodio
  • una terapia volta al recupero di ricordi. Una terapia, come la Recovered Memory Therapy, RMT, svolta in modo insistente e ripetuto. Anche l’ipnosi può contribuire a creare idee plausibili, per la costruzione di un falso ricordo. Falso ricordo che in un secondo momento risulta essere stato “indotto” dall’insistenza e dai particolari dell’ipnoterapista.

Ci sono poi ulteriori circostanze che possono spiegare la nascita di falsi ricordi. È il caso del gaslighting, nel contesto del quale la persona abusata è oggetto di manipolazione da parte dell’abusante, ed è portata a credere che la propria memoria non sia affatto affidabile.

Come capire se si tratta di un falso ricordo?

Nel contesto di uno studio dell’Università di Portsmouth pubblicato nel 2021, i ricercatori grazie anche al contributo di 52 volontari, sono riusciti a individuare due strategie per distinguere un falso ricordo dal ricordo di un fatto realmente accaduto.

La prima strategia per eliminare i falsi ricordi si basa sulla individuazione e l’accertamento della fonte dei ricordi. La seconda strategia si basa invece sulla consapevolezza che è possibile essere indotti alla creazione di falsi ricordi.

Con la prima strategia viene spiegato come i ricordi non sempre si basano su esperienze, ma possono derivare anche da un racconto ascoltato, o da una fotografia. La seconda strategia fa leva sulla consapevolezza del soggetto, cui viene esplicitamente spiegato come i falsi ricordi possano essere costruiti dalla mente quando si ricevono più e più domande su di un fatto apparentemente accaduto. In questo modo, diversi partecipanti allo studio si sono resi conti che diversi fatti condivisi dai propri genitori non erano veri.

L’aumento di consapevolezza crea una soglia critica in grado di diminuire la quota di falsi ricordi.

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Cosa si intende per amnesia infantile?

L’amnesia infantile, su cui già Freud ebbe modo di scrivere all’inizio del ‘900, consiste nella incapacità, piuttosto diffusa e comune, da parte di un adulto di recuperare ricordi autobiografici relativi ai primi 4 – 5 anni di vita.

L’amnesia infantile può essere associata dall’effetto Mandela perché spesso un adulto, nel ricomporre i ricordi frammentati della prima infanzia, si ritrova a costruire veri e propri falsi ricordi sulla scorta di quanto ascoltato nella cerchia familiare oppure visto attraverso delle fotografie.

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