Psicologia

Chi è il giovane adulto: definizione e caratteristiche

Essere giovani e adulti vuol dire vivere una fase di transizione e di passaggio verso una identità autonoma e propria, con propri obiettivi e un ruolo specifico, voluto, nel mondo.

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Chi è il giovane adulto: definizione e caratteristiche

Cosa esprime il termine giovane adulto? Comprendere le fasi evolutive di una persona e di un figlio è fondamentale per capire i bisogni e le necessità, i pattern relazionali che instaura con i genitori, gli adulti e i coetanei.

È una sorta di bussola orientativa che purtroppo è ai nostri giorni sempre meno precisa e sempre meno legata soltanto a cambiamenti d’età, biologici e fisiologici. Ed è sempre più soggettiva, quindi legata alla storia personale.

È necessaria un’attenta osservazione del bambino o adolescente. E un ascolto empatico di quanto dice, esprime a parole e nelle relazioni con gli altri per comprendere in quale fase sia.

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Prima di essere giovane adulto: quando non si è più bambini?

Alla luce di questa premessa ,il termine child indica la fase di sviluppo infantile fino all’ingresso in adolescenza e in pubertà con i cambiamenti:

Tutti cambiamenti specifici di questa fase d’età. Generalmente viene distinta:

  • una prima infanzia tra 1 e 2 anni di età
  • una seconda infanzia dai 2 ai 6 anni
  • una terza infanzia dai 6 anni fino all’inizio della pubertà.

L’inizio della pubertà e l’ingresso in adolescenza sono soggettivi. Vi è una tendenza attualmente a un ingresso anticipato in adolescenza già verso gli 11, 12 anni, per le femmine nei Paesi occidentali. La cosiddetta ‘preadolescenza’.

Verso i 13 anni si possono nella maggior parte dei casi già intravedere in molti/e (magari non tutti/e) ragazzi e ragazze i segnali dell’adolescenza appena raggiunta e del cosiddetto lutto dell’infanzia.

Verso la pubertà

Non si è più bambini quando il corpo del bambino inizia a mutare e ad assumere le caratteristiche proprie di un corpo sessualmente connotato. Accadono l’accesso alla pubertà e lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Caratteri quali seno e peluria nelle femmine, aumento dei testicoli e sviluppo degli organi sessuali accessori.

Accadono quindi cambiamenti cerebrali quali l’aumento della sostanza bianca, una maggiore intensità dei circuiti che utilizzano dopamina, che sostengono lo sviluppo cognitivo e il funzionamento cerebrale dell’adolescente. In questa fase il ragazzo è volto di più alla ricerca di nuovi stimoli, di piacere e di gratificazioni.

Il giovane infine passa da una dipendenza totale dalle figure genitoriali a una fase di separazione e individuazione. Le relazioni con gli altri e la sperimentazione nelle relazioni diventano fondamentali nel definire la propria identità e un nuovo contesto affettivo relazionale. Inizia a nascere il sé sociale.

Quando inizia la giovinezza?

Il termine ‘giovinezza’ è un termine più che altro letterario e non scientifico o psicologico. Indica in generale la prima fase della vita, volta ad includere infanzia e adolescenza, quando ancora non ci sono responsabilità o preoccupazioni legati ad impegni e doveri. Aspetti, questi, che contraddistinguono l’essere grande e adulto.

Spesso il termine giovinezza è associato ad aspetti di spensieratezza e leggerezza anche se già in fase adolescenziale il giovane ragazzo si trova a gestire aspetti di conflittualità e responsabilità fondanti l’essere adulto.

È difficile individuare un’età limite, ma si può forse ipotizzare che con l’uscita dalle scuole superiori, tra i 18 e i 19 anni, e con l’assunzione di responsabilità di una scelta importante per il proprio futuro, come può essere la scelta del lavoro o dell’università, avvenga il termine della giovinezza.

Quando si raggiunge l’età adulta?

Tra i 18 e i 25 anni, ma ultimamente si parla anche di una fase di giovane-adulto più ampia, fino ai 30 anni, il giovane ha un funzionamento da giovane adulto, con una identità soggettiva e personale più stabile rispetto alla fase adolescenziale e una separazione dai genitori, che ‘dovrebbe essere’ affrontata e in parte aver già messo le basi di un’autonomia psicologica ed emotiva della persona.

Le relazioni sentimentali assumono maggiore intimità e reciprocità rispetto alle relazioni sentimentali adolescenziali. Relazioni di solito più basate sull’immediatezza e sulla gratificazione del piacere e delle pulsioni.

Viene di solito poi individuata una prima età adulta tra i 25 e i 40 anni in cui il Sé si consolida e le relazioni sentimentali diventano stabili. Possono emergere dei progetti di creazione di un proprio nucleo familiare e di generatività, accanto a una maggiore definizione di Sé come individuo adulto nella società e nel mondo lavorativo.

Confini sempre più fluidi

I confini tra le varie fasi sono diventati più fluidi e meno chiari: i cambiamenti del mondo sociale e lavorativo, la società dalla cultura sempre più narcisisticamente connotata, il prolungarsi dei percorsi formativi e del ritardo dell’entrata nel mondo del lavoro, l’uso di internet e della realtà virtuale nel mondo psicologico e relazionale di ognuno.

Tutti questi momenti hanno reso sempre più complicato e meno definito il passaggio da una fase evolutiva all’altra. Sempre più delicata e sottile la definizione della propria identità e di Sé nel mondo.

Quali sono i tratti distintivi di un giovane adulto?

A livello ideale il giovane adulto, superati di fatto i conflitti tipici adolescenziali, è il giovane che si appresta ad avviarsi e avvicinarsi al diventare adulto. Un giovane che però affronta ancora alcune incertezze e scelte tipiche di una fase di crescita e sviluppo. In particolare:

  • le esplorazioni e la ricerca di una definizione della propria identità
  • l’affrontare gli interrogativi e l’instabilità legata al confronto con il complesso mondo attuale del lavoro alla ricerca di un proprio posto nel mondo
  • la focalizzazione su di Sé, sulle proprie risorse e obiettivi
  • il sentirsi in bilico tra spinte regressive adolescenziali e spinte evolutive
  • il sentire di essere in una fase dinamica di possibilità e opportunità.

Purtroppo le caratteristiche di ‘stabilità, maggiore maturità e disponibilità a relazioni intime e mature’ assumono sempre più un aspetto di meta ideale che di realtà per i giovani adulti di 18, 20 anni.

Dalle consultazioni e le psicoterapie svolte presso il Servizio specialistico per adolescenti del Santagostino riscontriamo una tendenza invece a prolungare o a rimanere intrappolati in dinamiche adolescenziali di separazione-individuazione, non completate, dalla famiglia di origine.

I giovani adulti in quei casi sviluppano sintomi ansiosidepressivi che li portano o fare scelte non autentiche o a chiudersi di fronte al mondo relazionale, chiudendosi in casa, rifiutando ogni proposta formativa o, nei casi più gravi, mettendo in atto gravi tentativi di suicidio.

Giovane adulto tra individuazione e alienazione

Concordo con quanto evidenziato dallo psicologo sociale statunitense Kenneth Keniston che individua nel conflitto “individuazione – alienazione” il vissuto principale del giovane adulto attuale.

Nel polo ‘individuazione’ troviamo tutti gli sforzi e l’impegno del giovane nel trovare un lavoro, nel crearsi una relazione affettiva stabile, l’assunzione di responsabilità in una comunità di riferimento; nel polo ‘alienazione’ riscontriamo la marginalità, fragilità emotiva, l’abbandono di ideali e ruoli, l’instabilità dell’identità.

La tendenza dei giovani adulti attuali è proprio quello dell’alienazione, ovvero del sentirsi inadeguati al mondo sociale, economico e relazionale attuale. I giovani adulti si chiudono ammalandosi, non esprimendo le proprie risorse né assumendosi il coraggio e la responsabilità di capire chi sono e dove vogliono andare.

Il ruolo della pandemia

Il periodo della pandemia del Covid 19, con i conseguenti lockdown e quindi isolamenti sociali forzati, ha reso da una parte i giovani adulti con una consapevolezza e un’attenzione ad aspetti di malattia e malessere che, forse prima del Covid, erano meno presenti e meno forti.

I giovani adulti sono diventati più grandi a livello interiore, perché alcuni pensieri sulla malattia e la morte spesso si hanno solo nella prima età adulta. Ma allo stesso tempo si sono sentiti più bisognosi di recuperare aspetti di socialità e un tempo della loro vita che sentono perduto.

Tali problematiche, quando giungono alla nostra osservazione specialistica, spesso rendono il giovane adulto anche di 25, 30 anni un adolescente ai nostri occhi. Un adolescente che vorrebbe autonomizzarsi dalla famiglia e nel mondo ma non riesce a individuare né a pensare a Sé. Né a rendere concreto e futuro il suo progetto.

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Saper chiedere aiuto

In questi casi risulta fondamentale chiedere un aiuto psicologico a uno specialista che abbia competenze sia nella fase dei giovani adulti che in adolescenza. Questo perché spesso il giovane adulto è come se fosse un adolescente un po’ cresciuto.

E alle volte, ma non sempre, il percorso può prevedere un supporto transitorio anche ai genitori, che riscontrano difficoltà a sostenere i figli ‘giovani adulti’ nel fare il proprio salto, e non un salto a caso. Così da svolgere il compito evolutivo di definire sé, la propria identità, e fare una scelta lavorativa e affettiva che sia coerente con sé stessi.

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