Psicologia

La confusione mentale. Perché accade e come risolverla?

Uno stato di confusione mentale può essere generato sia da condizioni fisiologiche, sia da condizioni di natura psicologica. Risulta pertanto fondamentale intervenire per tempo, e aiutare la persona e ritrovare sé stessa.

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La confusione mentale. Perché accade e come risolverla?

La confusione mentale, che vede il soggetto in una condizione cognitiva, comportamentale e di coscienza alterata, ha cause di natura neurologica, psicologica o patologica.

Si verifica più spesso nelle persone anziane, ma allo stesso tempo avviene anche nei bambini, nei giovani e negli adulti. Approfondiamo i sintomi, le cause, e le possibilità di intervento con la dott.ssa Silvia Errico, psicoterapeuta del Santagostino.

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Come può essere definita la confusione mentale?

La confusione mentale è la manifestazione improvvisa o transitoria di sintomi di tipo cognitivo-comportamentale che alterano lo stato psichico e lo stato di coscienza di una persona. Il soggetto, senza accorgersene, all’improvviso non è in grado di finire una frase, di rispondere in modo appropriato e in tempi adeguati alle domande.

Può accadere che mentre cammini non ricordi più dove si trovi e cosa stava facendo o non ricordi il suo nome, confonde la notte con il giorno o la stagione in cui è. Possiamo notare quindi una diminuzione o incapacità di mantenere l’attenzione, la concentrazione, l’incapacità di richiamare alla memoria eventi recenti, ovvero la memoria a breve termine, perdita della percezione dello spazio e del tempo.

In alcune persone è possibile osservare atteggiamenti inconsueti, comportamenti aggressivi, stati di agitazione o ansia.

Quando lo stato confusionale si manifesta in modo acuto, dalla durata di poche ore o giorni oppure cronico, quindi settimane e mesi, con un’alterazione dell’attenzione e della consapevolezza, dello stato cognitivo, ed è causato da un problema di natura organica, si definisce con il termine delirium.

Cos’è il delirium?

Nel DSM-5, il delirium risulta comune nell’ 1-2% della popolazione mondiale. È classificato come un disturbo neuro-cognitivo e a seconda delle cause eziologiche viene suddiviso in diversi tipi:

  • intossicazione di sostanze quali oppiacei, cocaina, alcool
  • astinenza da sostanze. In astinenza da alcool si parla di delirium tremens
  • farmaci quali anestetici, analgesici, agenti antiasmatici, anticonvulsivi, antistaminici, farmaci cardiovascolari e antipertensivi, antimicrobici. Ma anche farmaci antiparkinsoniani, corticosteroidi, gastrointestinali, miorilassanti
  • altre condizioni mediche, quando i risultati dell’anamnesi e degli esami di laboratorio suggeriscono che il delirium è la conseguenza fisiologica di altra condizione medica
  • eziologia mista, quando i risultati dell’anamnesi, degli esami di laboratorio suggeriscono che il delirium è causato da più di una condizione.

In questo caso è importante fare una attenta valutazione diagnostica perché potrebbe essere considerato come un sintomo di una iniziale demenza o una depressione.

Come si manifesta uno stato confusionale?

Il sintomo principale di questo tipo di disturbo è la riduzione o l’incapacità di mantenere una soglia di attenzione funzionale, accompagnate da un abbassamento della consapevolezza e dalla incapacità di orientarsi nell’ambiente. Nello specifico i sintomi più frequenti coinvolgono i seguenti aspetti:

  • cognitivi, come perdita di percezione di spazio e tempo, perdita di memoria a breve termine, alterazione di linguaggio, di lettura e scrittura, problemi di comprensione
  • emotivi, ovvero angoscia, ansia, paura immotivata, paranoia. E poi depressione, irritabilità, rabbia, movimenti rallentati, euforia, apatia, sbalzi d’umore
  • comportamentali, nei casi di allucinazioni visive e uditive. Irrequietezza, aggressività senza motivo oppure tranquillità, movimenti rallentati, letargia e sonnolenza, oppure ancora disturbi del sonno.

Nei casi in cui la confusione mentale risulta in correlazione con una patologia di tipo organico, posso essere riscontrati nel soggetto sintomi neurovegetativi, tra i quali vengono indicati:

Quando il cervello va in confusione?

Il cervello entra in uno stato di confusione per un’alterazione diffusa del metabolismo e in particolare della funzionalità di alcune sue strutture che regolano l’attenzione. A volte accade che vi sia una riduzione dei livelli di acetilcolina, un mediatore chimico, ed altre anomalie di produzione di neurotrasmettitori.

Nello specifico sono numerose le patologie, o le condizioni, che possono innescare una condizione di confusione mentale. A titolo esemplificativo si possono indicare:

Sul piano psichico, condizioni che possono concorrere all’insorgenza di uno stato confusionale sono:

Confusione mentale e long Covid

Negli ultimi anni di pandemia, in alcuni casi sono stati osservati stati confusionali nei pazienti dopo la guarigione dall’infezione da SARS-CoV-2.

Questo periodo, indicato con il termine long covid, è caratterizzato dalla successiva comparsa di deficit di memoria a breve termine, disorientamento spazio-temporale, problemi di attenzione e concentrazione, agitazione motoria, disturbi del sonno.

La confusione mentale nei soggetti anziani

Nei soggetti anziani è verosimile che sia più alta l’insorgenza di uno stato confusionale acuto per diversi fattori di rischio, tra cui l’età avanzata in cui si ha una riduzione fisiologica dell’attività metabolica del cervello, il deterioramento cognitivo, terapie farmacologiche

Altri fattori sono la presenza di malattie a carico del sistema nervoso centrale o altre malattie gravi, infezioni vescicali per via dell’applicazione di catetere, l’ospedalizzazione.

Vanno segnalati due fattori da non sottovalutare: la poca voglia di bere e di nutrirsi, disidratazione e malnutrizione, e spesso la condizione di solitudine associata alla paura di restare da soli, di non farcela, la paura di perdere il compagno o la compagna di vita, il dolore e la depressione.

Come accade la diagnosi?

Se una persona è in uno stato confusionale bisogna raggiungere il pronto soccorso più vicino al fine di valutare le condizioni del soggetto, per fare una diagnosi e comprenderne le cause e ipotizzare il trattamento per stabilizzare il paziente. La prima fase inizia con l’anamnesi del paziente, spesso con l’aiuto dei propri familiari.

Nella seconda fase lo specialista, psichiatra o neuropsicologo, procede a valutare la condizione mentale del paziente attraverso un colloquio clinico accompagnato da interviste come Confusion Assessment Method (CAM), Confusional State Evaluation (CSE), in cui si rilevano nella prima l’insorgenza acuta e l’andamento fluttuante del disturbo, la perdita di attenzione, la disorganizzazione del pensiero e il livello di coscienza. Nella seconda si osserva il disorientamento, le alterazioni del comportamento, il linguaggio e la presenza di eventuali allucinazioni o illusioni.

Con la scala Delirium Rating Scale (DRS) si stabilisce la gravità della confusione mentale e, se lo stato del paziente lo permette, con il test neuropsicologico di screening Mini Mental State Examination, si può avere una valutazione generale del funzionamento della memoria, lattenzione, il linguaggio, le funzioni esecutive e le abilità visuo-spaziali.

Uso del DSM-5 e possibili esami da svolgere

Dai risultati emersi il medico potrà fare una prima ipotesi di diagnosi con riferimento al DSM-5, in attesa di confrontarsi con i risultati di altri esami da somministrare e necessari per avere una diagnosi completa e indicarne così il tipo di stato confusionale.

Di seguito sono riportati alcuni degli esami da effettuare:

  • visita medica per controllare i riflessi pupillari, la frequenza cardiaca e respiratoria, la pressione arteriosa
  • esami ematochimici come emocromo, elettroliti e glicemia
  • test tossicologici per rilevare l’eventuale presenza di metaboliti tossici
  • ECG, TAC e risonanza magnetica per escludere delle lesioni organiche.

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Cosa fare in caso di stato confusionale?

In caso di stato di confusione mentale bisogna portare il soggetto in pronto soccorso, o contattare direttamente il 118 soprattutto nel sospetto di un’intossicazione acuta, un evento cerebrovascolare, uno scompenso metabolico o un attacco psicotico acuto o, ancora, si nota un’alterazione dei parametri vitali.

Se è possibile, bisogna annotare la terapia farmacologica che assume la persona, le eventuali patologie e se ha assunto un nuovo farmaco o è accaduto nell’ultimo periodo un avvenimento che la persona ha potuto vivere come traumatico. Da non dimenticare la eventualità di una caduta con commozione celebrale.

È importante rassicurare il soggetto con voce calma e tono basso, comunicandogli informazioni con frasi dirette e semplici come ricordargli dove si trova e perché è lì in attesa.

Se il paziente è in astinenza di alcol sarà somministrata la benzodiazepina, negli altri casi è preferibile non somministrare farmaci per permettere una valutazione corretta e favorire una diagnosi differenziale. Infatti se vi è in atto un’infezione, o una correlazione con una patologia organica, il paziente sarà ricoverato per approfondire il disturbo, scegliere e somministrare il trattamento più efficace e formulare una prognosi.

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