Psicologia

Depersonalizzazione: di cosa si tratta e come si cura

La depersonalizzazione è un vissuto che porta, chi ne soffre, a vivere un distacco da sé e dall'ambiente in cui si trova. Questo senso di estraneità può avere andamento episodico o maggiore frequenza, richiedendo quindi un supporto terapeutico professionale.

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Depersonalizzazione: di cosa si tratta e come si cura

Il disturbo di depersonalizzazione porta l’individuo a provare la sensazione di essere come in distacco, a vivere una condizione di estraneità rispetto alla propria identità. La depersonalizzazione, e la derealizzazione, possono essere transitori o invalidare la vita di chi ne soffre.

Quali sono i sintomi specifici che contraddistinguono la depersonalizzazione? Come si svolge la diagnosi e come intervenire? Risponde la dottoressa Ilaria Bellavia, psicologa e psicoterapeuta dinamica del Santagostino.

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Cosa è la depersonalizzazione?

La depersonalizzazione può essere definita come una sensazione persistente o ricorrente di distacco o allontanamento dal proprio sé. Un individuo che sperimenta la depersonalizzazione può segnalare di sentirsi come un automa, come in un sogno, o come se si guardasse in un film.

Gli individui depersonalizzati possono segnalare di sentirsi come un osservatore esterno dei propri processi mentali o del proprio corpo o, al suo estremo, privi di un senso di sé.

Un’altra caratteristica comune di questo disturbo è l’ipoemotività, definibile in altri termini come intorpidimento emotivo o smussamento. In particolare avvertono un distacco dai propri sentimenti e dalle proprie emozioni che, in coscienza, sanno di avere.

Depersonalizzazione e DSM-5

Il DSM-5, ovvero il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, inserisce il Disturbo di Depersonalizzazione e Derealizzazione nel contesto dei Disturbi Dissociativi.

La depersonalizzazione, vedremo a breve, si specifica per una alterazione nella consapevolezza di sé, mentre la derealizzazione si caratterizza per un distacco dall’ambiente circostante. In entrambe queste condizioni l’esame di realtà rimane comunque integro.

Quali sono i sintomi della depersonalizzazione?

La depersonalizzazione si manifesta per mezzo di un senso sfumato del sé. Il paziente descrive sintomi in cui ansia e stress arrivano a produrre uno stato del sé alterato.

Il soggetto ha la sensazione di vedersi dall’esterno, come in una bolla, distaccato dal mondo esterno. Si annulla la percezione spazio-temporale e si sviluppa un’assenza di contatto con il proprio corpo.

Cosa si prova durante un episodio di depersonalizzazione?

Molti pazienti riferiscono di sentirsi vuoti e associano questa sensazione ad uno stato di angoscia perenne. Non sono più in grado di prendere contatto con sé stessi. L’ansia che provano scaturisce da un vissuto di inadeguatezza e di auto svalutazione molto forti.

A cosa è dovuta?

Le cause scatenanti possono essere molteplici. Si va da un forte stress, verso cui l’individuo dimostra di avere una bassa tolleranza, a esperienze del passato altamente traumatiche, ad abusi subìti e vissuti dall’esterno, al fatto di essere cresciuti in un ambiente familiare con continue tensioni, privo dell’armonia necessaria per crescere in un clima sereno.

Tra le altre cause, possono essere indicati stati di ansia e depressione, oltre all’abuso di sostanze stupefacenti o illegali.

Come avviene la diagnosi?

È possibile fare diagnosi attraverso i colloqui clinici, con l’aiuto del DSM-5 che riporta i criteri per i Disturbi Dissociativi, di cui fa parte il disturbo di cui stiamo parlando. Tra gli elementi che il paziente può riferire in sede di colloquio clinico possono essere ricordati:

  • episodi di depersonalizzazione, o di derealizzazione, che accadono in modo ricorrente, oppure hanno una durata significativa
  • una chiara coscienza, da parte del paziente, di come i sintomi dissociativi non corrispondano affatto a realtà
  • un senso di forte angoscia determinato dai sintomi, tale da non permettere di vivere in modo sano e funzionale la propria vita personale, o lavorativa.

Possiamo aggiungere come la depersonalizzazione abbia comorbidità con altre condizioni. Segnatamente il disturbo d’ansia e la depressione, oltre al disturbo borderline e il disturbo disturbo evitante di personalità.

Spesse volte la persona utilizza difese immature e purtroppo non adeguate nell’affrontare i problemi della propria vita.

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Come si interviene?

Il disturbo di depersonalizzazione richiede una diagnosi accurata e un percorso di psicoterapia che abbia diversi obiettivi. Innanzitutto la stabilizzazione e quindi la riduzione dei sintomi del disturbo. Quindi si passa alla elaborazione delle esperienze traumatiche pregresse, sia la comprensione delle influenze che tali traumi hanno ancora nel presente.

In ultima battuta, il percorso di psicoterapia prevede l’integrazione della personalità, volto a consolidare le risorse che sono state elaborate durante le sedute, per arrivare finalmente ad un sé unificato. Qualora fosse necessario, si valuta un trattamento farmacologico di affiancamento.

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