Psicologia

Autolesionismo, che cos’è e quali sono le possibili cause

È un comportamento che può provocare un sentimento di grande vergogna in chi lo mette in atto che, di conseguenza, cerca di nascondere i segni sul corpo per paura di non essere compreso

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Autolesionismo, che cos’è e quali sono le possibili cause

L’autolesionismo è un tipo di comportamento attraverso il quale la persona che lo pratica si infligge del dolore fisico come trasposizione della sofferenza emotiva.

Sono tante le forme di auto-ferimento in cui si può declinare l’autolesionismo, così come sono molteplici le ragioni a causa delle quali una persona mette in atto comportamenti di questo tipo.

In questo articolo della dottoressa Monica Scirica, psicologa psicoterapeuta del Santagostino, cercheremo di capire che cosa si intende con autolesionismo, quali sono le sue forme principali e le rispettive ragioni che spingono le persone a infliggersi dolore fisico.

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Cosa si intende con il termine autolesionismo?

Il termine autolesionismo è un’etichetta diagnostica che racchiude comportamenti e vissuti piuttosto diversi tra loro. Si tratta di un comportamento che può declinarsi in:

  • graffi o tagli sulle braccia
  • bruciature di sigarette su braccia, gambe o zone meno visibili

Per farsi del male il soggetto può utilizzare lamette, cutter, vetro o coltelli. L’obiettivo è focalizzare l’attenzione sul dolore fisico che è reale e più tollerabile rispetto alla propria condizione emotiva.

È un comportamento che genera molta vergogna. Di conseguenza, le persone che lo mettono in atto cercano di nascondere i segni che si fanno sul corpo per paura di non essere compresi, se non, addirittura, di essere presi in giro.

I comportamenti suicidari sono forme estreme di autolesionismo.

Le condotte che portano all’auto-ferimento – è necessario specificarlo – sono più frequenti e meno gravi rispetto ai comportamenti messi in atto nel suicidio. Non hanno – e questo è l’aspetto cruciale – come obiettivo quello di porre fine alla propria vita.

L’incidenza degli episodi di autolesionismo è maggiore tra la popolazione composta dagli adolescenti e dai giovani adulti (15-20% Ross et al., 2002). Tra gli adulti, invece, la percentuale si aggira intorno al 6% (Briere & Gil, 1998; Klonsky, 2011). Raramente si manifestano episodi in età infantile sia per i maschi che per le femmine. Una volta superata l’adolescenza, poi, diminuiscono i soggetti di sesso femminile che praticano autolesionismo, mentre aumentano i casi tra la popolazione maschile.

Quali sono gli atti di autolesionismo?

Secondo il DSM-5 l’autolesionismo non suicidario rientra in una categoria a sé stante. Il criterio di diagnosi riguarda il fatto che la persona si sia inflitta intenzionalmente dei danni sul corpo nell’ultimo anno.

In particolare, i comportamenti autolesivi possono essere suddivisi in tre categorie, che vediamo di seguito nel dettaglio.

Autolesionismo maggiore

Comprendere gesti molto gravi come la castrazione, l’enucleazione oculare, l’amputazione di un orecchio e intossicazione da sostanze che troviamo raramente o in soggetti psicotici.

Autolesionismo stereotipico

Le azioni ripetitive caratterizzano questa categoria di atti di autolesionismo. Alcuni esempi sono pugni in testa, strapparsi i capelli o mordersi. Vengono riscontrati in soggetti con ritardo mentale, autismo o sindrome di Tourette.

Autolesionismo superficiale o moderato

Favazza e Simeon (1995) hanno identificato in questa categoria tre forme di condotte quotidiane:

  • episodiche (tagliarsi bruciarsi)
  • compulsive (mangiarsi le unghie fino alla carne viva)
  • ripetitive (conficcarsi aghi o rompersi ossa).

È importante osservare che questa forma autolesiva, generalmente occasionale, può diventare ripetitivo iniziando dall’adolescenza e proseguendo per dieci o quindici anni.

Esiste, in aggiunta a queste categorie, un tipo di autolesionismo culturalmente accettato. Si tratta di quello praticato dai ragazzi punk “Emo” (la parola vuol dire emozione). Questi, infatti, per affermare il loro inserimento in un gruppo e proclamare la loro identità, ricorrono all’autolesionismo.

Come inizia l’autolesionismo

I comportamenti autolesivi possono iniziare a seguito di:

  • traumi di tipo emotivo (lutti)
  • problemi sociali (lavoro, scuola, vita sociale e sentimentale)
  • traumi fisici (violenza, abusi sessuali)
  • problemi psicologici (depressione, ansia, mancanza di autostima, disturbi di personalità, psicosi).

Cosa si nasconde dietro l’autolesionismo?

L’autolesionismo è l’espressione di uno stress molto acuto che sommerge emotivamente la persona causandole un’angoscia fortissima e intollerabile.

Si presenta di frequente all’interno di alcuni disturbi quali quelli di personalità borderline, ansia e/o depressione, del comportamento alimentare, in alcune forme di autismo, nella sindrome di Tourette e nelle psicosi.

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Perché si è autolesionisti?

L’autolesionismo è una strategia per la regolazione emotiva: di fronte allo stato emotivo indesiderato e vissuto come intollerabile, il soggetto si ferisce cercando di ripristinare uno stato tollerabile

Si potrebbe dire che la messa in atto di comportamenti autolesivi assuma la valenza di una strategia disadattiva di coping (Favazza, 1998).

Vediamo, allora, nello specifico quali possono essere le varie dinamiche che portano un soggetto a farsi del male.

Farsi del male per sentirsi meglio

Quando il dolore emotivo è troppo forte, la persona può cercare di trasferirlo su un piano fisico allo scopo di lenire la sofferenza. La sofferenza fisica, agli occhi di chi pratica autolesionismo, è più reale e gestibile di una sofferenza emozionale. Occupandosi solo del dolore fisico, infatti, non si pensa, almeno temporaneamente, a quello interiore (Chapman et al., 2006; Klonsky, 2007; Kamphuis et al., 2007).

Farsi del male per auto-punirsi

In alcuni casi, l’autolesionismo è l’espressione di un senso di colpa, per cui l’auto-ferimento diventa una forma di auto-punizione.

Farsi del male per ricercare attenzioni

Farsi del male può essere anche una forma di comunicazione. Quando la persona si sente invisibile, l’autolesionismo diventa un modo per attirare l’attenzione su di sé. (Klonsky, 2007).

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