Psichiatria

La death education: come accettare la morte

La death education ha lo scopo di promuovere la riflessione e la consapevolezza sulla morte attraverso diverse prospettive, contribuendo a gestire l'ansia e a favorire una migliore comprensione di questo inevitabile aspetto dell'esistenza.

La death education: come accettare la morte

La death education è un approccio che invita a considerare la morte non come una minaccia, ma come una parte inevitabile del nostro percorso di vita.

La paura della morte, o tanatofobia, può generare ansie e preoccupazioni significative, che spesso non si riescono ad affrontare. In questo contesto, l’educazione alla morte emerge come uno strumento fondamentale per accettare la fine della vita. 

Vediamo cos’è la death education, analizzando i suoi molteplici benefici e i suoi diversi tipi di approcci. 

Che cos’è la death education?

La death education è un approccio educativo innovativo e rivoluzionario, che si presenta come uno strumento chiave per affrontare il tabù e la paura della morte nella società contemporanea. Questa disciplina, nata negli anni ’70 principalmente nel mondo anglosassone, mira a sfatare le difese psicologiche che l’essere umano ha innalzato nel tempo per evitare di affrontare la fine della vita. 

Il suo obiettivo principale è consentire una comprensione più profonda e consapevole del fenomeno della morte, liberandolo dalle spettacolarizzazioni mediatiche e dalle paure collettive.

Quanti tipi di death education ci sono?

La death education si declina in diverse forme, ognuna mirata a un determinato contesto e pubblico. 

Innanzitutto, la death education primaria si rivolge ai più giovani, proponendo programmi educativi volti a fornire informazioni realistiche sulla morte, svincolandola dalle spettacolarizzazioni dei media. Questo tipo di approccio, spesso implementato nelle scuole, mira a costruire un alfabeto emotivo sin dalla tenera età, consentendo ai bambini di affrontare e comprendere gradualmente il concetto di finitudine. 

Al contrario, la death education secondaria è orientata verso coloro che si trovano di fronte a una morte annunciata o prossima. Rivolta a caregiver formali e informali, fornisce strumenti per affrontare il processo di fine vita in modo empatico e competente. 

Infine, la death education terziaria si concentra sull’elaborazione del lutto conclamato, offrendo supporto per favorire la resilienza e il sostegno sociale in diverse fasi e contesti. Questa varietà di approcci illustra come la death education sia un percorso flessibile e adattabile, in grado di rispondere alle diverse esigenze di individui e comunità.

Come funziona la death education?

La death education svolge un ruolo cardine nel contesto psicologico e sociale, fornendo strumenti per affrontare la morte in modo consapevole ed educativo. 

Il suo obiettivo principale è scardinare le difese che l’essere umano ha eretto nel tempo contro la morte, consentendo una comprensione più profonda di questo inevitabile aspetto della vita. Questo percorso educativo si propone di contrastare l’ansia per la morte, nota come death anxiety, che può manifestarsi in diverse fasi della vita. 

La Terror Management Theory, una teoria psicologica che studia i modi in cui gli individui gestiscono la consapevolezza della propria mortalità e il terrore associato ad essa, sottolinea come l’uomo, consapevole della propria finitezza, si avvalga di difese per gestire l’angoscia esistenziale. 

La death education, agendo su tutti e tre i livelli di prevenzione (primaria, secondaria e terziaria) si configura come uno strumento versatile in grado di intervenire in diversi contesti. Dalla primissima infanzia alla senilità, questo percorso educativo offre un approccio integrato per affrontare la morte, normalizzarla e renderla parte della comprensione umana. Inoltre, svolge un ruolo chiave nel contrastare la cosiddetta congiura del silenzio, fenomeno sociale che negli ultimi decenni ha portato all’isolamento della morte dalla dimensione collettiva. 

La death education emerge, quindi, come un mezzo indispensabile per promuovere una cultura più aperta e consapevole della morte, contribuendo alla formazione di individui e comunità più resilienti di fronte a questo inevitabile aspetto della vita.

Cos’è la congiura del silenzio?

La congiura del silenzio si riferisce a un atteggiamento diffuso nella società, per cui si evita di affrontare e discutere apertamente il tema della morte. Questo atteggiamento può essere considerato quasi come una patologia relazionale, dal momento che implica una mancanza di comunicazione e condivisione riguardo alla morte e al suo processo. In altre parole, la congiura del silenzio suggerisce un rifiuto collettivo o una resistenza a parlare apertamente della morte.

L’idea è che, negli ultimi decenni, la società abbia gradualmente perso la dimensione collettiva della morte, e questa sia sempre più vissuta in solitudine. 

In passato, il processo di elaborazione della perdita era affiancato da un sostegno comunitario, con una fitta rete di supporto e consuetudini radicate nel tempo. Tuttavia, oggi, il confronto con la morte è spesso relegato alle mura domestiche, e il singolo individuo potrebbe trovarsi impreparato emotivamente di fronte a una perdita, dal momento che manca di un adeguato supporto collettivo.

Cosa dice la Terror Management Theory?

La Terror Management Theory fornisce una prospettiva interessante sulla relazione dell’uomo con la morte, evidenziando come la consapevolezza della propria mortalità possa costituire una minaccia esistenziale. Questa teoria, formulata da Pyszczynski, Lockett, Greenberg e Solomon, spiega come l’essere umano affronti l’ansia legata alla morte attraverso difese psicologiche, come la fede religiosa. La cultura di appartenenza, come sottolineato, può contribuire a rafforzare tali difese, creando una barriera tra l’individuo e la sua consapevolezza della morte.

La morte è spesso considerata un argomento da evitare o viene affrontato con poca preparazione, nonostante si tratti di un evento inevitabile per tutti. La teoria evidenzia come questa tendenza a procrastinare il confronto con la morte possa essere influenzata dalla paura. Tuttavia, la pandemia di Covid-19 ha agito come un forte promemoria della nostra vulnerabilità e ha messo in discussione molte delle difese utilizzate per affrontare l’ansia legata alla morte.

La death education nelle scuole

Un aspetto fondamentale dell’educazione alla morte è rappresentato dalla sua implementazione nelle scuole, e costituisce un pilastro fondamentale per il percorso formativo dei più giovani. 

La death education primaria, come accennato, offre un approccio educativo che fornisce informazioni realistiche sulla morte, liberandola dalle rappresentazioni spettacolari veicolate dai media. 

Il contesto scolastico, come secondo luogo educativo dopo la famiglia, si rivela un terreno fertile per avvicinare fin dalla tenera età gli studenti al concetto di finitezza. In questa fase, gli insegnanti, dotati di consapevolezza e preparazione, possono svolgere un ruolo importante nell’aiutare i bambini a elaborare vissuti spiacevoli legati alla morte e a sviluppare una comprensione più matura di questa. 

L’obiettivo è promuovere la resilienza e fornire un alfabeto emotivo che consenta loro di esprimere i propri sentimenti in modo sano. 

L’introduzione di percorsi educativi sulla morte nel curriculum scolastico contribuirebbe significativamente a formare generazioni più consapevoli, meno reticenti e più accoglienti verso il tema, preparandoli in modo adeguato ad affrontare l’inevitabile confronto con la morte nel corso della vita. In un periodo in cui la morte è spesso emarginata dalla discussione pubblica, la scuola diventa un luogo essenziale per coltivare una comprensione più approfondita e un dialogo aperto sulla morte e il morire.

Come accettare serenamente la morte?

Un percorso per imparare ad accettare la propria mortalità può iniziare attraverso il supporto di uno psicologo.

Tra gli esercizi suggeriti nella pratica clinica, uno dei più efficaci, proposto da Yalom, è quello dei cerchi nell’acqua. Questa pratica invita a considerare la propria vita come una goccia d’acqua che cade nell’oceano infinito, rappresentato dalle altre vite. Il semplice fatto di esistere fa sì che ognuno di noi abbia un impatto sugli altri. In silenzio, possiamo dedicare un momento per immaginare tutti gli effetti della nostra vita, rappresentati come cerchi nell’acqua, che si espandono oltre il punto iniziale di impatto.

Con l’accompagnamento di uno psicologo, che può anche essere consultato online, è possibile esplorare la propria esistenza in modo unico, inserendola nell’universo delle altre vite. Questo approccio consente di riconoscere l’eredità che, spesso in modo inconsapevole, lasciamo o abbiamo lasciato agli altri. Attraverso questo esercizio, si costruisce uno sguardo nuovo e compassionevole di fronte all’inevitabilità di dover, prima o poi, lasciare andare tutto ciò che ci rappresenta.