La transessualità in psicologia

Essere transessuali significa sfidare le convenzioni e le stereotipie legate a vecchie convenzioni sociali. Scopriamo allora chi è esattamente una persona transgender, e come può avvenire la transizione di genere.

La transessualità in psicologia

La transessualità è un aspetto particolarmente complesso e sfumato dell’identità di genere che ha attirato l’attenzione e l’interesse degli esperti di psicologia e della società in generale.

Cosa possiamo dire sul significato del termine transessualità?

Abbiamo modo di identificare dei fattori che contribuiscono a questa discrepanza tra genere biologico e identità di genere?

Nell’articolo proveremo a rispondere a queste ed altre domande.

Che cos’è la transessualità?

In psicologia, la transessualità può essere definita come l’esperienza in cui un individuo identifica il proprio genere in modo diverso dal genere assegnato alla nascita sulla base delle caratteristiche fisiche. O, detto in altri termini, è una condizione per la quale l’espressione di genere, in una persona, non corrisponde alla identità di genere.

Questa discrepanza tra l’identità di genere interna e il sesso assegnato può causare disagio emotivo, stress e conflitto interiore. La transessualità può essere considerata come parte di un ampio spettro di identità che sfidano le norme di genere tradizionali.

Il termine “transessuale” è stato coniato nel 1949 da Harry Benjamin, un medico e sessuologo tedesco-americano. Benjamin ha contribuito a definire e riconoscere la condizione di individui che cercavano interventi medici per allineare il proprio corpo con la propria identità di genere.

Bandiera transgender

La bandiera transgender si deve a Monica Helms, donna transessuale attivista, e il suo primo uso si ebbe nel Pride svolto a Phoenix, in Arizona, nel 1999.

Questa bandiera si distingue per la presenza di cinque bande orizzontali: al centro campeggia una banda bianca cui seguono, verso l’alto e verso il basso, una banda di colore rosa e una banda celeste.

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La bandiera transgender

Il concetto di transessualità e il DSM

Nel corso degli anni ’60 e ’70, il concetto di transessualità ha cominciato ad essere studiato più approfonditamente dalla comunità medica e dalla psicologia. Mentre in passato la transessualità era spesso considerata una malattia o un disturbo mentale, negli ultimi decenni c’è stata una spinta verso un’interpretazione più inclusiva ed empatica.

Nel 1980 la prima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) pubblicato dall’American Psychiatric Association includeva ancora la disforia di genere tra i disturbi mentali.

Ma nel corso delle edizioni successive si è lavorato per spostare l’approccio da un focus sulla patologia a un focus sulla promozione del benessere e dell’autenticità delle persone transgender. Nell’edizione più recente, il DSM-5 pubblicato nel 2013, la disforia di genere è stata riconfigurata come una diagnosi che può accompagnare il processo di accesso a cure mediche e psicologiche per le persone transgender, piuttosto che come una condizione patologica in sé.

Il 19 giugno del 2018 la transessualità è stata eliminata dall’ICD, ovvero la International Statistical Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death, e pertanto non è più considerata una malattia mentale.

Che cosa può essere detto sulle cause?

Le cause, per usare una parola di comodo, della transessualità sono complesse e coinvolgono una combinazione di fattori genetici, ormonali, neurologici e ambientali. Anche se va sottolineato che la transessualità non è affatto riducibile a una singola causa, è piuttosto il risultato di una interazione complessa tra molteplici fattori. E mai come in questo caso si dovrebbe accantonare un approccio meccanicistico alla questione.

I fattori più importanti che entrano in gioco possono essere:

  • genetici. Molti studi, l’ultimo di quali pubblicato nel 2022 sulla rivista scientifica JCEM hanno suggerito che esistono componenti genetiche nell’identità di genere. Sono state individuate alcune associazioni tra determinati geni o marcatori genetici e l’identità di genere stessa
  • ormonali. Gli ormoni giocano un ruolo significativo nello sviluppo sessuale e nella formazione delle caratteristiche sessuali primarie e secondarie. Alcuni ricercatori ipotizzano che le differenze nella sensibilità o nell’esposizione agli ormoni sessuali durante lo sviluppo fetale o puberale potrebbero contribuire all’emergere della transessualità
  • neurologici. Studi di neuroimaging, come lo studio del 2014 riportato sul Journal of NeuroScience, hanno rilevato differenze nella struttura e nell’attività del cervello tra individui transgender e cisgender. Queste differenze potrebbero fornire indicazioni su come l’identità di genere sia correlata al cervello e ai processi neurologici
  • ambientali. I ruoli di genere culturali, le aspettative sociali e le influenze familiari possono giocare un ruolo nell’espressione dell’identità di genere.

Cosa vuol dire essere FTM? E cosa significa MTF?

L’acronimo FTM indica l’atto di transizione dal genere femminile al genere maschile. L’acronimo MTF, invece, indica la transizione dal genere maschile al genere femminile.

Affinché sia possibile la transizione di genere, è necessario che sia diagnosticato un disturbo di identità di genere da parte da uno psichiatra, un sessuologo o uno psicologo. La diagnosi deve essere poi confermata da un consulente del tribunale. Con questo iter, sia l’operazione che le cure ricadono sotto l’assistenza pubblica, secondo la legge 164/1982.

Come funziona la transizione da donna a uomo?

La transizione da donna a uomo (FTM) è un complesso processo che coinvolge diverse opzioni mediche e chirurgiche per allineare il corpo di una persona con l’identità di genere maschile.

Parte centrale di questo processo è la terapia ormonale. Attraverso la somministrazione di ormoni, come il testosterone, si mira a sviluppare caratteristiche sessuali maschili secondarie, a modificare la distribuzione dei capelli e il tessuto adiposo, ad esempio. Questi cambiamenti includono anche l’aumento della massa muscolare, la profondità della voce, la crescita dei peli sul viso e sul corpo.

Un aspetto importante della transizione FTM è la chirurgia del seno, anche nota come top surgery. Questa procedura mira a rimuovere i tessuti mammari e a creare una forma più maschile del torace. La mastectomia, come viene chiamata, può essere eseguita in diversi modi e la scelta dipende dalle preferenze della persona e dallo stato dei tessuti.

Alcune persone FTM possono anche considerare la chirurgia di riassegnazione di genere, spesso chiamata Bottom Surgery. Questa procedura coinvolge la modifica delle genitali per creare un aspetto più in linea con l’identità di genere maschile. È certamente un’opzione più complessa e richiede un periodo di recupero più lungo rispetto ad altre procedure.

Come funziona la transizione da uomo a donna?

Nel caso in cui si svolga la transizione dal genere maschile al genere femminile, il processo richiede innanzitutto la cura ormonale, che si specifica nella somministrazione di estrogeni e di antiandrogeni.

Quindi, si procede con la vaginoplastica, che raramente presenta complicazioni. In seguito alla operazione si ha un periodo di riabilitazione, che può durare fino ai tre mesi. Solitamente è possibile iniziare ad avere rapporti dopo circa due mesi dall’intervento.

La transessualità nello sport

Con le persone transgender, che intendono gareggiare professionalmente nelle discipline sportive, pongono una questione molto delicata.

La Federazione mondiale di Atletica, per bocca del suo presidente Sebastian Coe, ha stabilito che a partire dal 31 marzo 2023 gli atleti transgender MTF, che hanno concluso la pubertà maschile, non possono gareggiare nelle competizioni femminili.

 

Cosa vuol dire essere Genderfluid?

Essere genderfluid, in modo relativamente analogo a quanto accade con la sessualità fluida, significa avere un’identità di genere che non è statica o fissa, ma che varia nel tempo. Le persone genderfluid possono sperimentare cambiamenti nella loro identità di genere, spostandosi tra diverse identificazioni di genere, che possono includere maschile, femminile, entrambi, nessuno dei due o identità di genere diverse.

Chi è genderfluid può sentire di appartenere a diversi generi in momenti diversi o in situazioni diverse. Questo flusso e riflusso dell’identità di genere è ciò che distingue le persone genderfluid da quelle che si identificano in modo costante e stabile con un genere specifico.

Questa fluidità di genere rappresenta una sfumatura dell’esperienza di genere che sfida le tradizionali binarietà di genere. È un’espressione dell’ampia gamma di identità di genere che esistono al di là delle categorie convenzionali di maschile e femminile. Le persone genderfluid possono avere un rapporto unico con il proprio corpo, l’espressione di genere e la percezione di sé.