Lavoro

Burnout da esaurimento emotivo: cos’è, come prevenirlo, come contrastarlo

Burnout: per affrontarlo è fondamentale intervenire sia a livello aziendale che individuale. Per prevenirlo è importante soprattutto voler bene a se stessi

Incontra uno psicologo
Burnout da esaurimento emotivo: cos’è, come prevenirlo, come contrastarlo

Burnout è lo stato di esaurimento emotivo dovuto all’eccesso di esposizione alla sofferenza, colpisce un terapeuta su quattro. Per affrontarlo è fondamentale intervenire sia a livello aziendale che individuale. Per prevenire il burnout è importante soprattutto… voler bene a se stessi

 

Perché persone di solito empatiche e sensibili si trasformano talvolta in individui freddi, aridi, o addirittura cinici e ostili? La causa è la sovraesposizione alla sofferenza altrui: il burnout, che genera dapprima una condizione di stress (il distress empatico) e quindi un grave esaurimento emotivo che fa sentire senza risorse, “bruciati” appunto.  Il fenomeno del burnout, noto dagli anni ’90, identificato inizialmente nelle “professioni d’aiuto” – medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali – e poi in tutti coloro il cui lavoro può comportare un coinvolgimento emotivo profondo: insegnanti, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, consulenti fiscali, avvocati. Tra i professionisti della salute mentale il burn-out è un rischio particolarmente alto. Più di recente, comunque, l’attenzione si è spostata nei luoghi di lavoro: negli ambienti in cui regnano frustrazione, insicurezza e conflittualità croniche, infatti, il burnout è sempre in agguato.

Che cos’è il burnout

Ma, nello specifico, cos’è il burnout? Il burnout consiste in uno stato di esaurimento che colpisce particolarmente chi si occupa quotidianamente di persone sofferenti. Quando lo stress lavorativo diventa prolungato e si fatica ad adattarsi alle richieste lavorative, si può sperimentare il burnout, che ha come conseguenza una riduzione delle performance lavorative e quindi esiti clinici peggiori nei pazienti.

Le caratteristiche del burnout sono:

  • esaurimento emotivo: il professionista colpito da burnout sente che gli mancano le energie anche per manifestare empatia, vicinanza e interesse ai suoi pazienti; si sente schiacciato dal peso del senso di fallimento o di impotenza davanti al progredire della malattia oggetto delle sue cure, nonostante i suoi sforzi.
  • sintomi fisici come dolori, oppressione toracica, palpitazioni, capogiri, ipersensibilità uditiva, disordini digestivi e intestinali, disturbi del sonno.
  • disaffezione lavorativa: il burnout impedisce di rispondere conformemente al proprio ruolo, il lavoro non risulta più stimolante né soddisfacente, quindi chi ne è colpito tende a distaccarsene, a impegnarsi meno e a investire meno energie e passione sia verso i propri pazienti che in altri contesti. Il burnout può causare anche indifferenza e cinismo, che chiaramente danneggiano la relazione con il paziente.
  • basso autoefficacia percepita: il burnout erode l’autostima. La persona colpita da burnout non si sente più in grado di affrontare gli impegni, ritiene di non poter fare nulla per cambiare la situazione e quindi arriva a considerarsi inadatto a rivestire il proprio ruolo. Il burnout, insomma, mina la percezione di autoefficacia personale.

Cause del burnout

Nel burnout la sofferenza deriva dalle discrepanze che la persona percepisce tra le sue capacità e le caratteristiche del lavoro che svolge.

Quali sono le cause del burnout?

  • il sovraccarico lavorativo, richieste eccessive, la carenza di risorse,
  • la mancanza di riconoscimento (economico e sociale),
  • la sensazione di essere trattato in modo ingiusto,
  • la percezione di una discrepanza tra i propri valori e quelli dell’azienda,
  • la mancanza di integrazione nelle relazioni sociali con i colleghi,
  • l’incertezza riguardo al proprio futuro.

Il burnout è influenzato da fattori organizzativi più che personali, che sono più difficili da identificare. In letteratura, per esempio, non c’è un accordo unanime sull’influenza di fattori quali età, genere, tipo di occupazione.

Burnout: come uscirne

Per uscire da un burnout sarebbe ideale combinare interventi a livello di azienda e individuo, in base alla categoria professionale.

Si può intervenire sull’azienda favorendo cambiamenti strutturali o procedurali (per esempio una diversa distribuzione del carico di lavoro nel caso in cui venga percepito un sovraccarico) e l’adozione di una politica di incentivi o gratificazioni. Per minimizzare il rischio di burnout è utile ancorare le valutazioni a fatti oggettivi, comportamenti misurabili; avere un piano di crescita per ciascuna risorsa e prendersi dei momenti strutturati per dare un feedback chiaro e costruttivo.

Per uscire da un burnout si può ricorrere a interventi individuali. Counseling o psicoterapia, mirano a migliorare le capacità professionali e psico-relazionali e a recuperare la propria autostima e le proprie capacità di gestire le difficoltà. Per curare il burnout sono utili anche percorsi di training autogeno e mindfulness, che favoriscono il rilassamento psicofisico e la capacità di ascoltare i propri bisogni. In particolare sono in fase di studio specifici training di meditazione Metta (o “della gentilezza amorevole”) che insegnano un atteggiamento di presenza e vicinanza emotiva meno “contaminante” dell’empatia.  

Come prevenire il burnout

Fondamentali anche le strategie di prevenzione del burnout, sia a livello aziendale che personale, per intervenire prima che i sintomi episodici si trasformino in un disturbo invalidante. Interessante un recente studio condotto su Linkedin, in cui emerge come l’amicizia sul luogo di lavoro, intesa come quel sentimento di condivisione, di conoscenza reciproca al di là del ruolo lavorativo, di energia positiva nelle relazioni, sia un potente agente protettivo contro lo stress sul lavoro e contro il burnout.

Ecco alcune strategie pratiche per la prevenzione del burnout:

Il sito Psychiatrictimes.com  individua alcune strategie per evitare di incorrere nel burnout:

  1. Esaminate il vostro programma settimanale, eliminate gli impegni non necessari e create una lista in ordine di priorità degli impegni rimasti.
  2. Valutate e ridefinite periodicamente i vostri obiettivi in modo da dare il giusto ruolo agli aspetti più appassionanti del vostro lavoro.
  3. Dormite e fate sport: aggiungete al vostro programma settimanale una giusta quantità di sonno e di esercizio fisico.
  4. Concedetevi pause: prevedete nel programma giornaliero momenti da dedicare ad attività rilassanti quali yoga e meditazione, o a coltivare il vostro hobby.
  5. Create una rete di supporto: può comprendere buone relazioni familiari e amicali, periodiche supervisioni professionali, il rapporto con il proprio mentore o con il proprio psicoterapeuta.

Investite nelle vostre vacanze: sviluppate una buona capacità di autoriflessione e, una volta riconosciuti i vostri desideri e bisogni personali, imparate a soddisfarli. Non si può essere buoni terapeuti con gli altri se non lo si è prima di tutto nei confronti di se stessi.

Incontra uno psicologo