Adolescenza

Hikikomori: chi sono quelli che scelgono il ritiro sociale

Domande e risposte sul ritiro sociale in adolescenza

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Hikikomori: chi sono quelli che scelgono il ritiro sociale

Il ritiro sociale in adolescenza, conosciuto anche attraverso la parola giapponese hikikomori, porta alla auto-esclusione dai rapporti sociali, dalla classe e dalla scuola, dai luoghi ricreativi e di aggregazione. Questo articolo vuole affrontare alcune domande poste da genitori e ragazzi ai terapeuti dell’équipe adolescenti del Santagostino.

Cosa significa hikikomori?

Per capire il tema del ritiro sociale nell’adolescenza (ritiro che potrebbe essere visto come un rifiuto verso il contatto sociale) è bene partire dal significato della parola giapponese hikikomori, che alla lettera significa “stare in disparte”. Il fenomeno hikikomori nasce e si sviluppa principalmente in Giappone per poi diffondersi nelle aree del mondo più industrializzate.

Nel 2016 in Giappone sono stati registrati 514.000 casi di isolamento sociale, si trattava per la maggioranza di maschi, sia adolescenti che adulti. E quanti sono gli hikikomori in Italia? Si stimano in circa 100.000 casi; ragazzi tra i 14 e i 25 anni, con un possibile aumento di casi che coinvolgono anche il genere femminile.

Alcuni studi mettono in luce diverse somiglianze tra il fenomeno giapponese e quello italiano:

  • fobia scolare
  • qualità del legame con le figure adulte di riferimento
  • l’interesse per realtà immaginarie: giochi virtuali, anime, manga e film, in cui i ragazzi si rispecchiano e investono energie emotive.

Va specificato che in Italia il fenomeno del ritiro sociale, il quale non è sinonimo di hikikomori né di isolamento, sembra assumere sfumature più ampie.

Ritiro sociale, cos’è e come si manifesta

Gli adolescenti ritirati sono per lo più giovani di sesso maschile e hanno un’età compresa tra i 13 e i 20 anni. La causa di questo disagio può essere ricondotta a una progressiva mancanza di fiducia in sé e a un deficit nella strutturazione della propria identità. Due condizioni, queste, da cui possono derivare sensazioni di angoscia dovute al pensiero più o meno consapevole di dovere affrontare una prestazione, con le relative aspettative da parte del mondo degli adulti e dei pari.

Il ritiro sociale può essere accompagnato anche da una forte somatizzazione, che prevede sintomi quali: dolori fisici (mal di testa, vomito) e stati d’animo invalidanti, ai limiti della condizione psichiatrica:

  • ansia marcata o panico
  • umore depresso
  • paura dell’esterno o ansia per l’incontro.

Con l’acuirsi di questa sofferenza, possono verificarsi lunghi periodi di blocco in casa e la scuola, i centri sportivi e i gruppi di coetanei iniziano ad essere attivamente evitati. A tutto questo può essere associata una dipendenza da internet, specie quando anche i contatti con i familiari sono ridotti al lumicino.

Già per questi episodi è consigliabile un primo colloquio con l’adolescente.

Quali sono le cause del ritiro sociale

Si tratta di una interazione dinamica tra più cause:

  • vergogna
  • senso di inadeguatezza rispetto a sé stessi e in rapporto agli altri
  • senso di disagio percepito, spesso senza consapevolezza, nel passaggio dalla fase infantile a quella adolescenziale.

Quest’ultimo elemento influisce spesso sui cambiamenti dell’immagine di sé e del proprio corpo che l’adolescenza comporta. Il Santagostino, grazie alla équipe di specialisti, ha realizzato un digital book sull’adolescenza.

Quanto all’immagine di sé, è da rilevare come tra il caregiver e l’adolescente viene condiviso, in modo spesso inconsapevole, un progetto narcisistico grandioso, per il quale ogni possibile fallimento, oppure ogni eventuale delusione, rappresentano qualcosa di emotivamente intollerabile e ingestibile. Ne conseguono ansia, rabbia e frustrazione.

Anche un clima familiare depressivo, o l’avere entrambi i genitori depressi, può incidere sulla fiducia di sé dell’adolescente, proprio quando la sua fiducia è in via di costruzione.

Dalla famiglia al corpo

Anche il corpo è un fattore da considerare. Perché il corpo di un adolescente è in trasformazione, biologica e fisiologica, e la stessa psicologia risulta mutare vorticosamente. La mancata integrazione di questo sviluppo può determinare sofferenze.

L’adolescente allora, sentendosi inadeguato o non apprezzabile, tende ad adottare una strategia di camuffamento o alleviamento, fino alla eliminazione del corpo nell’interazione con gli altri. In poche parole: ha paura di essere di essere visto. Il corpo degli adolescenti comunica, anche se spesso è difficile decifrarne la lingua.

La mancanza di fiducia interna, grazie alla quale è possibile elaborare il lutto dell’ideale infantile, può svilupparsi come fonte di incertezza e portare con sé minacce di fallimento. Una protezione a tutto questo viene trovata dall’adolescente nella chiusura. Se infine, malauguratamente, a questa chiusura si associano casi di bullismo, sofferenza e senso di sfiducia facilitano l’apertura di ferite profonde.

I rischi del ritiro sociale

Il ritiro sociale viene visto dall’adolescente hikikomori come la soluzione immediata al suo dolore: somatizzazione e angosce tendono a sparire, e si ha l’illusione momentanea del controllo. Una sorta di farmaco che anestetizza le frustrazioni della vita.

In questo “bunker regressivo” i ragazzi pensano di essere al riparo dai nuovi compiti evolutivi: cambiamenti del corpo, delle responsabilità scolastiche, personali, e delle relazioni, che hanno ormai delle sfumature erotiche e sessuali. Ma il “costo” di questo farmaco errato è enorme, e può comportare:

  • isolamento
  • appiattimento affettivo e sentimentale
  • blocchi nello sviluppo della personalità
  • incapacità di confrontarsi con la realtà
  • inibizione della crescita identitaria.

Come entrare in relazione con un figlio hikikomori?

I genitori faticano a capire i comportamenti del figlio ritirato. Inizialmente cercano le cause in patologie fisiche, nella svogliatezza o in atteggiamenti da “bambino capriccioso”. Questa fatica è comprensibile e dolorosa, e deriva dalla difficoltà nel vedere che la sofferenza del ragazzo è profonda, reale.

Tutte le dinamiche familiari sono messe in discussione, e il lavoro del terapeuta con i genitori consiste nel progressivo avvicinamento tra la sofferenza del figlio e quella dei genitori stessi, per sviluppare una reciproca comprensione e un mutuo ascolto. Per questa ragione, il Centro Medico Santagostino ha sviluppato un servizio adolescenti.

Quali conseguenze per l’attuale emergenza sanitaria sui ragazzi hikikomori?

È un fatto che l’attuale emergenza sanitaria, dovuta alla diffusione del SARS-CoV-2, ha imposto come condizione di sicurezza, per la tutela della salute, isolamento e distanziamento fisico. Dimostrazioni di affetto quali abbracciarsi, toccarsi o baciarsi, sono percepiti come pericolosi.

Attualmente non è possibile prevedere quali conseguenze l’attuale pandemia determinata dal Coronavirus possa produrre sui ragazzi hikikomori. Ma, se si fa riferimento ai ragazzi in cura dagli specialisti del Santagostino, è possibile fare qualche cauta considerazione:

  • le attuali disposizioni, che interessano tutti, sembra facciano sentire i ragazzi ritirati meno soli
  • la DAD (didattica a distanza) ha determinato in certi casi la ripresa della partecipazione alle lezioni
  • un piccolo riavvicinamento sociale, in rete, è potuto accadere grazie alle varie piattaforme.

In altri casi, al contrario, i ragazzi rimangono chiusi e paralizzati all’idea di una qualsiasi ripresa. Ci sono dunque dei rischi, parte dei quali sembra essere legata ai cambiamenti repentini cui siamo sottoposti. È tuttavia possibile prevedere due possibili scenari:

  • i ragazzi hikikomori, grazie al livellamento delle differenze, potranno vedere e comprendere le proprie paure ed emozioni con maggiore accettazione
  • i ragazzi ritirati potranno vedere nella situazione attuale una conferma palese dei propri timori, secondo i quali il mondo fisico e le relazioni sono qualcosa di pericoloso.

In questo secondo scenario, l’immaginario dell’adolescente hikikomori risulterebbe schiacciato pesantemente dal reale, non lasciando alcuna intercapedine, alcuno spazio per riflessione, consapevolezza e sviluppo.

Le risposte alle domande degli adolescenti

Di seguito un elenco di domande e riflessioni, poste da adolescenti a specialisti, e le relative risposte.

  • Perché mi sento sempre così inadeguato nel contatto con gli altri? Questo senso di fragilità è conseguenza del confronto tra gli ideali propri, o della famiglia, e la realtà. Lo scarto che si produce in questo confronto determina un forte senso di inadeguatezza che ostacola la crescita. L’adolescente evita l’esplorazione di sé e non sperimenta l’erotismo, la sessualità, l’amicalità, vissuti forse nella rete.
  • Il timore del giudizio mi blocca. Il tema dello sguardo dei pari è cruciale. Lo sguardo degli amici, dei compagni di classe, il confronto con i modelli estetici visti in rete possono essere vissuti con estrema sofferenza. Un commento stonato o un impercettibile risolino possono diventare fonti di umiliazioni. Comprendere il proprio modo di essere senza giudicarlo è parte centrale del lavoro terapeutico.
  • Se non ho contatti con gli altri, vuol dire che sono depresso? Per una diagnosi di depressione è necessaria la presenza di alcuni sintomi: umore depresso per la maggior parte della giornata, perdita di interesse per le attività, disturbi del sonno (come insonnia o ipersonnia), idee di morte, rallentamento psicomotorio e mancanza di energia. Se non hai contatti con gli altri e se hai ridotto o eliminato le tue attività.
  • Non riesco più ad andare a scuola ma vorrei studiare, come posso fare? Può verificarsi il bisogno di mettersi in contatto con la scuola e gli insegnanti, all’inizio di un approccio terapeutico, per stabilire un rientro graduale e riformulare gli impegni didattici. Si può considerare l’ipotesi di studiare da casa, supportati da insegnanti domiciliari, o sospendere la frequenza per l’anno in corso e riprendere in condizioni migliori. Il percorso è scelto col paziente, i genitori e gli insegnanti.

L’intervento clinico nei casi di adolescenti hikikomori

Nei casi di ritiro sono spesso i genitori a farsi carico della richiesta del figlio. Se però ti senti in difficoltà è importante che ne parli con qualcuno, è importante che tu riconosca il bisogno di chiedere aiuto alle persone di cui ti fidi.

Da solo o con i tuoi genitori (se sei minorenne) puoi rivolgerti a centri specializzati, anche direttamente da internet, in cui operano diverse figure professionali che accolgono la tua richiesta. Se, per esempio, inizialmente ti è difficile uscire di casa, può essere utile sapere che il terapeuta è disponibile a utilizzare telefono, pc e chat.

Ci sono educatori che possono raggiungerti a domicilio. Anche i genitori lavorano in questo percorso, collaborando con l’équipe o il terapeuta. Infine, laddove siano necessari supporti farmacologici (per esempio in presenza di quadri depressivi più consolidati), ci si può avvalere di psichiatri e neuropsichiatri.

Il Centro Medico Santagostino dà la possibilità di organizzare e prenotare un primo colloquio per adolescenti.

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