Psicopatologia

L’impulsività dal punto di vista della psicologia

Cosa vuol dire essere impulsivi e come imparare a gestirsi meglio

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L’impulsività dal punto di vista della psicologia

Le caratteristiche dell’impulsività spiegate dalla psicologia.

L’impulsività, come altri tratti selezionati dall’evoluzione, è una caratteristica del nostro funzionamento che nasce per motivi utili alla sopravvivenza. Diversi fattori possono avere un effetto su quanto, mediamente, ciascuno agisce in modo impulsivo e su quali situazioni favoriscano più spesso l’innesco di un comportamento impulsivo. A volte facciamo scelte, compiamo azioni, reagiamo a comportamenti altrui senza pensarci. L’impulsività può quindi favorire un comportamento aggressivo, o manifestarsi nel rapporto con il cibo, con gli acquisti, e in molti altri aspetti della vita quotidiana, avendo conseguenze che ci possono condizionare negativamente.

L’impulsività non è una questione di tutto o nulla. Possiamo pensarla come una dimensione continua, in modo simile alla temperatura corporea: ciascuno di noi ha un suo livello medio di impulsività e oscillazioni puntuali associate agli eventi che affronta. Alcuni eventi possono innescare singoli comportamenti impulsivi. Nel corso della vita di una persona, inoltre, possono accadere eventi ripetuti o traumatici (sia in senso fisico che psicologico), che spostano quel livello medio verso l’alto.

Esistono molti fattori che possono favorire un livello alto di impulsività, e molti strumenti utili a ridurlo. È utile che se ne tenga conto nel decidere quale tipo di intervento terapeutico iniziare, attraverso un colloquio clinico approfondito.

Vediamo meglio come si manifesta l’impulsività, quali conseguenze può generare un comportamento impulsivo e in che modo è possibile affrontare i problemi ad essa associati.

Essere impulsivi nelle relazioni

L’impulsività fisiologica

La parola impulsività viene associata alla tendenza a mettere in atto comportamenti che sono espressione di un impulso, appunto, non regolato dai sistemi di controllo del nostro organismo.

In senso generale, mettere in atto un comportamento impulsivo non è di per sé segnale di un problema. Esistono molte situazioni nelle quali è necessario fare qualcosa rapidamente, nel minor tempo possibile, senza pensarci. Immaginate che cosa succederebbe se di fronte a una automobile che sbanda e ci viene incontro ci soffermassimo a riflettere sulle varie possibilità che abbiamo a disposizione. O se quando una persona aggressiva ci sferra un pugno stessimo lì fermi a pensare alla soluzione migliore. Sono esempi banali, ma ci aiutano a tenere a mente che agire in modo impulsivo, in alcuni casi, ci preserva da possibili danni.

Un comportamento impulsivo, ovvero non regolato, automatico e rapido, può avere quindi un valore adattativo (ci protegge e favorisce) se si verifica in modo appropriato al contesto.

L’impulsività problematica

Immaginiamo invece una persona che in molte situazioni della sua giornata, anche quando non utile o addirittura dannoso, non riesce a regolare i propri impulsi. 

Per esempio va a prendere un caffè e, dovendo attendere un po’ troppo, insulta senza mezzi termini il barista; o ancora, se si trova in auto, sentendo il desiderio della velocità accelera senza pensarci anche se si trova in una strada in pieno centro; e magari in alcuni contesti prova un’emozione molto spiacevole e per spegnerla velocemente si procura dolore fisico.

Questo tipo di persona, che potremmo definire molto impulsiva, incontrerà probabilmente diverse difficoltà derivanti dalla sua fatica a regolare i propri impulsi.

In alcune condizioni cliniche, come ad esempio nei disturbi di personalità, nei disturbi da uso di sostanze, nei disturbi alimentari caratterizzati da abbuffate, l’impulsività diventa un elemento centrale della sofferenza del paziente e degli obiettivi terapeutici.

Come affrontare l’impulsività problematica

Una persona che sviluppa un livello medio di impulsività troppo alto, tende a esporsi frequentemente a situazioni dannose in varie aree della vita: sul posto di lavoro, nei rapporti coi familiari, con gli amici, di fronte a tante piccole e grandi scelte quotidiane. In questi casi può essere utile rivolgersi a un professionista della salute mentale.

Lo specialista potrà fare diverse cose, ma in genere sarà importante:

  • valutare la natura dei comportamenti impulsivi, facendo una buona diagnosi differenziale;
  • impostare un percorso terapeutico che tenga conto del funzionamento globale della persona, e non solo del sintomo impulsivo;
  • durante il percorso terapeutico, capire insieme al paziente come si attivano e si sviluppano gli episodi di impulsività;
  • introdurre progressivamente strategie che aiutino ad aumentare il tempo tra l’attivazione di un impulso e la messa in atto di un comportamento;
  • aprire in quel lasso di tempo uno spazio di pensiero, in cui identificare i bisogni sottostanti, dare loro un senso e gestirli.

Molto è stato scritto sull’impulsività nei manuali per la terapia dei disturbi borderline di personalità. In particolar modo la terapia dialettico comportamentale (DBT, Dialectical Behavior Therapy) sistematizzata da Marsha Linehan, offre un vasto repertorio di strumenti pratici per intervenire proprio sull’impulsività.

Bibliografia: Linhean, M. (2011). Trattamento cognitivo comportamentale del disturbo borderline. Raffaello Cortina Editore.

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