Come combattere l’ansia da prestazione

Alimentata dalla paura di fallire e dal giudizio altrui, l'ansia da prestazione può essere superata attraverso percorsi personalizzati di psicoterapia cognitivo-comportamentale e l'adozione di stili di vita sani capaci di ridurre il carico emotivo della persona

Come combattere l’ansia da prestazione

L’ansia da prestazione si manifesta attraverso il timore e una preoccupazione sproporzionata nei confronti di una situazione futura in cui sarà richiesta una particolare performance.

Chi soffre di ansia da prestazione prefigura nella sua mente lo scenario peggiore, temendo di non essere all’altezza di ciò che dovrà fare, attanagliato dalla paura di fallire. Questo stato d’animo comporta stress, maggiore suscettibilità e irritabilità. Si tratta di manifestazioni che aumentano con l’avvicinarsi del momento in cui bisognerà effettivamente mettersi in gioco.

Il senso di inadeguatezza genera pensieri negativi che possono tradursi anche in sintomi psicosomatici quali palpitazioni, eccessiva sudorazione e comportamenti grossolani e impacciati.

In questo articolo vedremo come si manifesta l’ansia da prestazione, quali sono le possibili cause di questo stato emotivo e come affrontarlo al meglio per evitare che influenzi negativamente le proprie performance.

Le diverse tipologie di ansia da prestazione

L’ansia da prestazione può manifestarsi in diverse sfere della vita, come il lavoro, la scuola, le relazioni, la sessualità e lo sport. Chi ne soffre ritiene che il successo o il raggiungimento degli obiettivi in queste situazioni sia fondamentale per sentirsi apprezzato dagli altri.

Questo fenomeno è strettamente legato al giudizio altrui: per coloro che sperimentano l’ansia da prestazione, il risultato di una prova deve essere necessariamente positivo, e se questo standard di perfezione non viene raggiunto, si può provare un profondo senso di malessere.

A livello interpersonale, l’ansia da prestazione si manifesta con la costante necessità di dimostrare di essere accettati, riconosciuti e stimati dagli altri.
Nell’ambito scolastico o lavorativo, può sorgere il desiderio di mettere in mostra le proprie capacità di fronte ai genitori durante il percorso di studi o di dimostrare ai propri superiori di essere competenti nell’eseguire il ruolo assegnato.

Nel contesto sessuale, l’ansia da prestazione colpisce sia uomini che donne che attribuiscono grande importanza alla performance. L’eccessiva preoccupazione di non essere all’altezza o di deludere il partner può ostacolare il godimento della relazione sessuale, portando a un calo del desiderio o a difficoltà nell’ottenere l’orgasmo.

In ogni situazione, chi soffre di ansia da prestazione associa l’esito dell’evento al proprio valore personale, interpretando l’approvazione come crescita e la disapprovazione come perdita dell’autostima.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione può manifestarsi sia a livello mentale sia somatico. Nel primo caso, si traduce principalmente in pensieri negativi, apprensione, scarsa autostima e un’irritabilità che cresce con l’avvicinarsi del momento in cui si dovrà performare.

Da un punto di vista fisico, invece, può comportare una sensazione generale di malessere, sudorazione eccessiva, tensione muscolare e palpitazioni, nausea e vomito, bocca asciutta

Nei casi più severi, può degenerare in veri e propri disturbi dell’umore, al punto da compromettere la qualità della vita della persona che ne soffre risultando invalidante.

Bisogna precisare comunque che, prima di una prestazione di qualsiasi tipo, l’ansia può essere fisiologica. Tuttavia, diventa patologica nel momento in cui ci si prefissa un obiettivo irrealistico di perfezione che rende inaccettabile qualsiasi risultato si discosti da questo ideale.

Gioca, inoltre, un ruolo cruciale l’eccessivo timore del giudizio altrui, che dovrà essere necessariamente e completamente positivo.

Perché si ha ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione deriva dalla percezione di una forte discrepanza tra ciò che una determinata performance richiede e la propria capacità di essere all’altezza del compito. La focalizzazione è tutta sull’esito e non sul percorso che lo precede. Ciò che ne consegue è influenzato negativamente da questa erronea premessa. 

Chi soffre di ansia da prestazione percepisce come molto più alte di quanto siano in realtà le probabilità di insuccesso. Ciò determina un aumento dello stress, dei pensieri negativi e di tutti quei sintomi psicosomatici di cui abbiamo parlato, in un circolo vizioso che è complesso spezzare.

Tra le cause dell’ansia da prestazione ci sono anche le aspettative troppo alte rispetto alla propria performance. Come detto, tutto ciò che si discosta anche minimamente da quell’obiettivo non fa altro che incrementare l’ansia della persona.

L’ansia da prestazione è, quindi, alimentata da idee irrazionali e l’autostima rischia di precipitare nel momento in cui si devono fare i conti con la realtà, generando un malessere profondo.

In un certo senso, il fallimento viene previsto al punto da diventare una sorta di profezia che si autoadempie.

Come si fa a fare passare l’ansia da prestazione?

Affrontare l’ansia da prestazione richiede la consapevolezza che in molte situazioni ci saranno elementi al di fuori del proprio controllo che influenzeranno il risultato finale.

Per combattere efficacemente l’ansia da prestazione, è consigliato un approccio duplice:

  1. Concentrarsi sul processo: invece di fissare l’attenzione solo sul risultato finale, è importante focalizzarsi sulle azioni e sul processo che porterà a raggiungere l’obiettivo prefissato. Concentrarsi sulle azioni che si trovano sotto il proprio controllo aiuta a gestire meglio l’ansia e a mantenere una prospettiva realistica.
  2. Evitare di pensare a ciò che non si può controllare: preoccuparsi di elementi che sfuggono al proprio controllo distoglie dai passi concreti da intraprendere. È essenziale accettare che ci saranno fattori esterni che influenzeranno il risultato, ma concentrarsi su ciò che può essere gestito permette di utilizzare le energie in modo più efficace e produttivo.

È oltretutto importante riconoscere che ciò che si vive prima di una performance è un’ansia patologica, non fisiologica. Una volta accettato questo, sarà più semplice chiedere aiuto a un professionista, per avviare un percorso ad hoc. 

Questo significa, innanzitutto, andare ad indagare su quali siano le motivazioni alla base del disturbo d’ansia. L’obiettivo è quello di riconsiderare le proprie paure attraverso una diversa prospettiva, nell’ottica di ridimensionarle e dare loro il giusto peso. 

Bisogna riconoscere l’idea che pur non essendo perfetti, si può essere accettati lo stesso dagli altri. Che un eventuale fallimento non rappresenta una sentenza definitiva. Bisogna imparare a ridurre il peso del giudizio altrui sulle proprie azioni. 

Sia la psicoterapia sia l’eventuale supporto farmacologico, su prescrizione medica, possono rivelarsi funzionali al superamento dell’ansia da prestazione

La terapia cognitiva, ad esempio, prevede un lavoro sugli schemi mentali disfunzionali e sulle aspettative della persona. Mentre quella comportamentale consiste in una graduale esposizione al trigger dell’ansia, abbinata a tecniche di rilassamento.

Sicuramente, anche l’adozione di uno stile di vita sano ed equilibrato, infine, può contribuire ad alleviare il carico emotivo delle persone.