L’inconscio

Concetto pilastro della psicanalisi freudiana, l'inconscio continua a rappresentare un elemento fondante della psicologia moderna, in quanto chiave dell'autoconoscenza più profonda.

L’inconscio

L’inconscio è una dimensione misteriosa e affascinante della mente umana che ha catturato l’interesse di psicologi, filosofi e scienziati per generazioni.

Questo aspetto della psiche gioca un ruolo significativo nella nostra vita quotidiana, influenzando i nostri pensieri, le emozioni e il nostro comportamento in modi che sfuggono alla nostra consapevolezza. Approfondiamo allora la nozione di inconscio e quali sono le sue implicazioni sull’agire umano.

Cosa sono i pensieri inconsci?

I pensieri inconsci sono dei processi mentali che si verificano al di sotto del livello di consapevolezza di una persona. Si tratta di contenuti inaccessibili alla mente conscia e, pertanto, non possono essere facilmente portati alla coscienza in modo volontario. Emergono in modi indiretti, che spesso si manifestano attraverso sogni, lapsus, comportamenti impulsivi o reazioni emotive intense che razionalmente non possiamo del tutto spiegarci.

Capita così che, quando si reprime un ricordo doloroso o un’esperienza traumatica, impedendo alla mente di affrontarli direttamente, questi riaffiorino in vari modi, come incubi, ad esempio manifestazioni di eccessiva emotività o attacchi di rabbia apparentemente immotivati.

Gli psicoanalisti e gli psicologi moderni hanno sviluppato diverse tecniche, come la terapia psicodinamica, che mirano a portare alla luce quei processi che altrimenti rimarrebbero sepolti nell’inconscio.

Cosa è l’inconscio per Freud?

Quando si parla dell’inconscio, è difficile non menzionare il nome di Sigmund Freud, neurologo e psichiatra, padre della psicoanalisi, che sul finire dell’Ottocento ha introdotto nella psicologia moderna questo concetto, già presente in una certa misura nei ragionamenti di molti pensatori fin dall’antichità.

L’inconscio è al centro della teoria psicoanalitica di Freud e il fulcro delle sue osservazioni e ricerche. Viene definito come la parte della mente umana che contiene desideri, pensieri, emozioni e ricordi che sono repressi o rimossi dalla coscienza, dunque non soggetti al controllo della ragione. Questi contenuti di natura sessuale, aggressiva o traumatica sono troppo disturbanti per essere accettati e vengono dunque sottoposti alla censura della mente.

Per proteggere la persona dalla consapevolezza di questi desideri, infatti, la coscienza mette in atto dei meccanismi di difesa come la repressione, la negazione e la proiezione. La parte inconscia, tuttavia, riesce comunque a influenzare il comportamento di un individuo, spesso in modi sottili e sfuggenti, chiedendo di essere soddisfatta: la mancata adesione agli istinti più reconditi comporta il manifestarsi di nevrosi e psicosi.

Ecco allora che lo scopo cruciale della terapia psicoanalitica diventa esplorare questa dimensione sommersa, servendosi di alcune pratiche che rappresentano una via privilegiata per accedere all’inconscio

  • l’interpretazione dei sogni, vere e proprie finestre spalancate sulle zone d’ombra della psiche: attraverso l’analisi dei contenuti onirici, è possibile scoprire desideri, paure o emozioni che nella vita diurna vengono repressi
  • le libere associazioni, una tecnica con cui si chiede al paziente di riferire tutte le sensazioni e parole che si avvicendano nella sua mente, senza tentare di controllarli razionalmente
  • il transfert, che porta il soggetto a proiettare sulla figura dell’analista sentimenti ed emozioni che ha provato nei riguardi di persone importanti nella sua vita, e nell’infanzia in particolare

L’inconscio negli studi post freudiani

Sebbene la prospettiva di Freud sull’inconscio abbia ricevuto critiche e revisioni nel corso degli anni, il suo lavoro ha lasciato un’impronta duratura sulla psicologia moderna e sulla nostra comprensione della mente umana. Sono stati molti, infatti, gli psicoanalisti e filosofi che sono tornati sulle sue teorie per ampliarle e modificarle.

Tra tutti, merita una menzione Carl Gustav Jung, psichiatra e psicanalista svizzero considerato da molti l’erede ideale di Freud nella fondazione della psicanalisi, che ha elaborato, accanto al concetto di inconscio personale, risultante dal vissuto del singolo nel corso della propria crescita, quello di inconscio collettivo, ovvero un deposito di contenuti psichici universali – gli archetipi – condivisi da tutta l’umanità e dunque innati in ciascuna persona.

I tanti, diversi modelli e concezioni dell’inconscio evidenziano la complessità e la profondità di questo aspetto della psiche umana, che ancora oggi continua a essere una parte fondamentale della psicologia contemporanea.

Che differenza c’è tra conscio e inconscio?

Per approfondire ulteriormente il significato di inconscio, vale la pena chiarire la distinzione tra conscio e inconscio, due dimensioni della mente che operano in modo molto diverso:

  • il conscio è la parte della mente che conosciamo: include i pensieri, le percezioni, le emozioni e le memorie di cui siamo totalmente consapevoli
  • l’inconscio è, come si è visto, la regione della psiche che non è presente nella coscienza. Questa sfera è costituita da pensieri, emozioni, ricordi e desideri che possono emergere in momenti specifici o in risposta a determinati stimoli, ma che normalmente restano sotto la superficie della nostra consapevolezza

La differenza principale tra conscio e inconscio sta dunque nella consapevolezza. Ciò che è conscio è facilmente accessibile alla mente, mentre ciò che è inconscio richiede un processo di scavo e indagine per essere portato alla luce. Volendo fissare con un’immagine il rapporto tra i due ambiti, come se il conscio fosse la punta dell’iceberg, visibile sopra la superficie, mentre l’inconscio costituisse la massa sottostante nascosta agli occhi.

È essenziale delineare anche il concetto di subconscio, termine introdotto dallo psichiatra francese Pierre Janet che spesso viene utilizzato come sinonimo di inconscio ma che ha una sua accezione specifica. Il subconscio, infatti, indica piuttosto una zona di confine tra conscio e inconscio: una parte della mente che è al di sotto della nostra consapevolezza ma che agisce insieme a essa, sebbene rimanga celata.

Dove si trova il nostro inconscio? 

L’inconscio non è localizzato in una specifica regione del cervello o in una zona fisica, come potrebbe essere un organo del corpo. Al contrario, è una dimensione della mente che permea l’intero cervello e influenza il funzionamento psicologico dell’individuo.

Come ragiona l’inconscio? Come ci parla l’inconscio?

L’inconscio è un regno misterioso, che può emergere in modi e momenti diversi nella vita di una persona e ha un modo tutto suo di elaborare informazioni e comunicare. Non ragiona come il conscio, ma agisce attraverso processi subliminali e sfumati. Può esprimersi attraverso il corpo, la voce, il comportamento, la creazione artistica, gli atti mancati come le distrazioni e i lapsus, ovvero errori di linguaggio o azioni apparentemente casuali che rivelano in realtà dei retroscena celati. 

La modalità espressiva dell’inconscio si caratterizza per alcuni tratti particolari:

  • elaborazione al di fuori delle logica e della temporalità: a differenza della mente conscia, l’inconscio è in grado di elaborare una vasta gamma di informazioni senza sottostare ai principi della razionalità e ai nessi temporali. Ad esempio, quando sogniamo, l’inconscio può creare interi scenari, personaggi ed emozioni complesse contemporaneamente, facendoli apparire come un’esperienza continua e coerente
  • simbolismo: l’inconscio spesso comunica attraverso simboli e metafore anziché tramite il linguaggio verbale. Questo è evidente nei sogni, dove gli oggetti e le situazioni possono celare significati complessi che richiedono interpretazione. Gli stessi simboli possono anche emergere nella vita diurna attraverso lapsus mentali, giochi di parole o associazioni di idee apparentemente casuali
  • emozioni e istinti: l’inconscio è altamente connesso alle emozioni, spesso inaspettate o fuori controllo, e agli istinti. Questi elementi possono essere interpretati come segnali risorgivi di esperienze traumatiche messe a tacere dentro di sé ma che si ripresentano in risposta a determinati stimoli. Ad esempio, avvertire una sensazione di paura in una situazione che oggettivamente non sembra pericolosa potrebbe essere un segnale dell’inconscio elaborato sulla base di episodi del passato o paure radicate

Come cambiare i pensieri inconsci?

Entrare in contatto con i propri pensieri inconsci è un processo complesso che richiede tempo, consapevolezza e impegno. Portare alla luce ciò che è inabissato e celato dentro di noi è una sfida ardua se affrontata da soli, ma che può giovare del supporto e della guida di un terapeuta. La psicanalisi offre un terreno fertile per esplorare, comprendere e trasformare i pensieri e i desideri all’origine dei propri conflitti interiori e delle dinamiche relazionali della propria vita. Per farlo si serve di alcuni strumenti, tra cui:

  • autoconsapevolezza: esaminare i propri pensieri e comportamenti attraverso la riflessione su esperienze passate, emozioni ricorrenti o schemi comportamentali permette ai pazienti di diventare più consapevoli della propria interiorità sopita e di imparare ad affrontarla
  • analisi dell’origine dei processi mentali: individuare le radici dei pensieri inconsci consente di identificare eventi o dinamiche che hanno contribuito a sviluppare schemi di pensiero consolidati. Comprendere queste implicazioni può gettare luce sul motivo per cui certi meccanismi mentali persistano
  • confutazione delle credenze irrazionali e sviluppo di nuovi modelli mentali: alcuni approcci, come per esempio la terapia cognitivo-comportamentale (TCC), guidano i pazienti verso il riconoscimento di distorsioni cognitive radicate dentro di sé e alla creazione di nuovi modelli mentali più positivi e salutari

Il cambiamento richiede tempo e sforzo costante nell’affrontare aspetti di sé tenuti nascosti. I livelli di organizzazione della personalità umana sono notevolmente stratificati e per arrivare in profondità è necessario un lungo lavoro. Non si tratta di un processo diretto, ma di un percorso articolato che può comportare spesso progressi altalenanti. L’obiettivo finale, tuttavia, è quello di sviluppare una maggiore consapevolezza di sé stessi, una migliore comprensione dei propri modelli di pensiero e una vita più equilibrata e soddisfacente.