Psichiatria

La self consciousness o autocoscienza

Sviluppare self consciousness o autocoscienza è un passaggio fondamentale per raggiungere un'autentica conoscenza di sé e del mondo. Ecco perché.

La self consciousness o autocoscienza

Quello di self consciousness, o autocoscienza, è un concetto che ha attraversato le epoche e le civiltà, suscitando interesse in molti ambiti del sapere umano, dalla filosofia alla psicologia.

L’autocoscienza è infatti una condizione cruciale per un’esistenza piena e autentica, senza la quale non può darsi una vera conoscenza di sé e del mondo.

Esploriamo il significato di questo termine, cercando di coglierne la complessità e importanza nella vita di ognuno di noi.

Qual è il significato di self consciousness o autocoscienza?

La self consciousness o autocoscienza può essere descritta come l’attività riflessiva del pensiero, attraverso la quale l’Io diventa consapevole di sé e del proprio esistere. L’autocoscienza ha origine dunque da un’introspezione capace di sondare gli aspetti più profondi dell’essere. 

Proprio questa sua implicazione riflessiva la differenzia dalla coscienza, termine di cui spesso – nel linguaggio comune – è considerata erroneamente un sinonimo. Se la coscienza, infatti, sta a indicare la consapevolezza del mondo circostante, l’autocoscienza va oltre, identificando la capacità di riconoscere e conoscere il proprio sé. Rispetto alla coscienza, la self consciousness abbraccia quindi una gamma più ampia di elementi, comprendendo aspetti come il pensiero, la percezione, i sentimenti, l’intuito.

L’autocoscienza in filosofia

L’autocoscienza è un concetto che è stato lungamente indagato e che ha assunto interpretazioni variegate nelle diverse culture. Nella filosofia occidentale, è stata considerata principalmente nella sua portata teorica, come presupposto fondamentale di ogni conoscenza e unica possibile forma di sapere assoluto, poiché non acquisita dal mondo esterno.

D’altro canto, nelle filosofie orientali, l’autocoscienza è stata interpretata da una prospettiva più pratica, come un processo di introspezione e consapevolezza del sé più profondo, che si esplicita attraverso la meditazione e consente di raggiungere il nirvana. 

Che cos’è l’autocoscienza per Hegel?

La concezione – tipica della filosofia classica – che vede l’autocoscienza come atto originario del pensiero, sovraordinata rispetto alla coscienza del mondo oggettivo, cambia con Hegel e la sua fenomenologia dello spirito. Nel sistema filosofico hegeliano, infatti, l’autocoscienza si configura come l’esito di un rapporto dialettico con il mondo esterno e con gli altri individui, attraverso il quale la coscienza evolve, appunto, in autocoscienza. 

Uno dei momenti chiave di questa evoluzione si esplicita nella dialettica servo-padrone. In questo stadio, il confronto dell’autocoscienza con altre autocoscienze prende la forma di un conflitto in cui ciascuna vuole dominare. Questa lotta vede contrapposte due figure: il signore, che fa di tutto per affermare la propria indipendenza e visione del mondo, e il servo, che si sottomette al dominio del signore. 

Tuttavia, l’equilibrio di potere presto si capovolge: il signore si trova a dipendere dal servo, mentre quest’ultimo diventa libero, poiché sottomettendosi al signore e non godendo del prodotto del suo lavoro impara a dominare i propri impulsi e a fare a meno delle cose materiali. Ne deriva un percorso in cui il soggetto cerca di liberarsi dall’influenza della natura e degli oggetti.

Il processo di sviluppo dell’autocoscienza prosegue con una seconda figura: il confronto tra stoicismo e scetticismo. Il filosofo stoico cerca la libertà interiore, tentando di abbandonare le passioni e i condizionamenti esterni. Continua però a percepire la realtà esterna. Lo stoico diventa dunque scettico, nel tentativo di sospendere ogni giudizio sulla realtà, ma cade in contraddizione quando afferma che nulla è vero, poiché, così facendo, esprime una verità.

Il fallimento dello scetticismo porta alla fase della coscienza infelice. L’autocoscienza, negata la possibilità di una verità nella natura, cerca una verità al di là di essa, in Dio, ma scopre che questa non è raggiungibile. Vi è una spaccatura incolmabile tra soggetto e l’assoluto. 

Che cosa succede all’autocoscienza quando diventa ragione?

La scissione tra l’individuo e l’infinito può essere superata solo realizzando che la verità, Dio, non va cercata all’esterno, ma dentro di sé. Il soggetto scopre di essere un tutt’uno con l’assoluto, si riconosce parte dell’infinito: l’autocoscienza diventa così ragione.

L’autocoscienza nella psicoanalisi

In ambito psicanalitico e psicologico, l’autocoscienza assume un ruolo di primaria importanza poiché funzionale all’analisi e alla risoluzione dei conflitti interiori. A differenza delle visioni filosofiche, la psicoanalisi si focalizza sulla comprensione degli strati inconsci della mente, facendo dell’autocoscienza uno strumento chiave per conoscere in profondità l’individuo.

Secondo la prospettiva di Carl Gustav Jung, l’autocoscienza rappresenta una condizione innata che si risveglia nei primi scontri del bambino con il mondo esterno. Attraverso esperienze di frustrazione e l’emergere della separazione dall’originaria simbiosi con l’ambiente circostante, il bambino inizia a percepire la propria individualità. Questa tensione tra l’Io e l’universo costituisce il motore della vita psicologica, definendo le basi del rapporto individuo-ambiente.

Il cammino di crescita in cui l’individuo sviluppa l’autocoscienza rispetto alla collettività è definito da Jung processo di individuazione. Il paradosso di questo processo risiede nell’idea che l’Io si sviluppi in relazione agli altri, pur mantenendo una necessaria autonomia.

Il concetto di autocoscienza trova ulteriore sviluppo nello stadio dello “specchio” elaborato da Jacques Lacan. Si tratta di una fase – tra i 6 e i 18 mesi – in cui il bambino impara a riconoscere la propria immagine riflessa e avvia così lo sviluppo del proprio Io. Questo momento rappresenta dunque un aspetto essenziale per l’evoluzione dell’autocoscienza, nei termini di percezione e comprensione di sé.

L’importanza della self consciousness

Ma cosa significa essere autocoscienti nel concreto? La self consciousness non è solo un concetto astratto, ma un elemento tangibile che permea la vita quotidiana, consentendo una comprensione più profonda di sé e del mondo circostante.

Questo processo introspettivo permette infatti di esplorare gli aspetti intrinseci dell’essere, aprendo le porte alla conoscenza di sé alla scoperta di sentimenti, emozioni, istinti e pensieri. L’autocoscienza diviene così un pilastro nel proprio percorso di crescita interiore, favorendo riflessione, empatia e condivisione. 

Come sviluppare la self consciousness? Diventare coscienti di sé è un percorso che richiede un impegno costante: può avvalersi di approcci meditativi da praticare in autonomia come la mindfulness o di percorsi più strutturati sotto la guida di uno psicoterapeuta professionista.