Psichiatria

Il maladaptive daydreaming

Sognare a occhi aperti di tanto in tanto è normale, ma quando diventa un modo predefinito di rispondere alla realtà può sfociare nel maladaptive daydreaming o disturbo da fantasia compulsiva. Scopriamo che cos'è e come si può superare.

Il maladaptive daydreaming

La capacità immersiva della mente umana può condurci in mondi fantastici, ma quando questa attività diventa eccessiva e intrusiva, si parla di maladaptive daydreaming (MD).

Questo fenomeno, conosciuto anche come disturbo da fantasia compulsiva, è un’esperienza dissociativa caratterizzata da una vivida attività di fantasia che si manifesta attraverso scenari elaborati e fantasiosi.

Vediamo in dettaglio cosa rappresenta questa peculiarità mentale e come può influire sulla vita quotidiana delle persone.

Che cosa è il maladaptive daydreaming?

Il maladaptive daydreaming o disturbo da fantasia compulsiva rappresenta un’esperienza mentale intensa e disfunzionale. Contrariamente al semplice sognare ad occhi aperti – un’attività sperimentata da quasi tutte le persone – il MD comporta un’attività di fantasia così vivida da rimpiazzare, in gran parte, le relazioni umane e interferire con la vita quotidiana.

Il professor Eli Somer, docente di Psicologia clinica all’università di Haifa in Israele, che nel 2002 ha coniato il termine, lo definisce infatti come un’attività di fantasia tanto estesa da sostituire l’interazione umana e/o compromettere il funzionamento interpersonale, accademico o professionale.

Il fenomeno del maladaptive daydreaming è infatti caratterizzato da una compulsione a immergersi in scenari immaginari dettagliati, con la possibilità di passarvi oltre la metà del tempo di veglia. Per i maladaptive daydreamers – così sono chiamati i soggetti colpiti da questa condizione – perdersi in questi universi alternativi è così gratificante da diventare una vera e propria dipendenza, che si fa fatica a contenere.

Maladaptive daydreaming: cause

Sebbene non esista attualmente una causa specifica universalmente accettata, alcune teorie suggeriscono che il maladaptive daydreaming possa essere una strategia di coping adottata per affrontare emozioni negative o situazioni traumatiche

Si ipotizza che, in soggetti esposti a esperienze traumatiche o stress cronico, questa dinamica psicopatologica possa emergere come un meccanismo di autoregolazione. Creare, attraverso la fantasia, mondi interiori in cui rifugiarsi diventerebbe così un modo per sopravvivere emotivamente a esperienze difficili.

Nonostante questa reazione di fuga mentale possa essere inizialmente funzionale, utile cioè a contrastare le emozioni negative scatenate da una situazione provante, con il tempo diventa disfunzionale, poiché si innesca come modalità predefinita di risposta alla realtà, iniziando a compromettere il normale svolgimento della vita quotidiana.

Come capire se si soffre di maladaptive daydreaming?

Per riconoscere il maladaptive daydreaming è necessario prestare attenzione ai sintomi che generalmente si accompagnano a questa condizione:

  • intensa attività immaginativa: il disturbo da fantasia compulsiva si distingue per la presenza di fantasie estremamente vivide e coinvolgenti, con personaggi, trame e ambientazioni dettagliate
  • difficoltà a smettere di fantasticare, tale da desiderare di riprendere dopo un’interruzione o faticare a prendere sonno 
  • difficoltà nel portare avanti la routine quotidiana: è tanto il tempo trascorso a fantasticare da interferire con l’interazione sociale, il lavoro o altri aspetti importanti della vita
  • movimenti stereotipati: il maladaptive daydreaming è spesso associato a movimenti ripetitivi come camminare avanti e indietro, dondolare o manipolare in modo insistente un oggetto
  • stimolazione attraverso musica, film, libri: azioni come ascoltare musica, guardare un film, giocare a un videogioco o leggere un libro diventano spesso inneschi che danno inizio a sessioni di sogni ad occhi aperti
  • partecipazione fisica alle fantasie: i maladaptive daydreamers possono lasciarsi coinvolgere dalle proprie fantasie al punto da arrivare a conversare con personaggi immaginari, o a reagire concretamente alle vicende immaginate, per esempio ridendo o piangendo

Come smettere di fare daydreaming?

Quali possibilità di cura esistono per il maladaptive daydreaming? Trattandosi di un disturbo di recente teorizzazione, tuttora oggetto di studio e non ancora inserito nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), non sono attualmente disponibili trattamenti strutturati e specifici per questa condizione. Tuttavia, sono stati sperimentati approcci pratici utili per affrontare questo disturbo e recuperare il controllo della propria vita.

Praticare l’auto-osservazione

Il primo passo per emanciparsi dall’esigenza di creare una realtà alternativa è sviluppare una consapevolezza approfondita del proprio comportamento di daydreaming. Monitorare attentamente quando e perché si inizia a fantasticare, per esempio tenendo un diario, fornisce insight fondamentali per comprendere lo schema che innesca questa dinamica ed escogitare, di conseguenza, strategie per interromperlo.

Partecipare maggiormente alla vita reale

Il maladaptive daydreaming è spesso alimentato da uno stato di insoddisfazione o da disturbi psicologici come ansia e depressione. Invece di combattere direttamente le fantasie, gli sforzi possono essere concentrati nel migliorare la qualità della vita reale. L’occupazione attiva della mente in attività concrete può contribuire infatti a ridurre la necessità di fuggire nella fantasia e a stabilire connessioni più solide con la realtà.

Ecco alcuni comportamenti che possono rendere la vita quotidiana più appagante e aiutare a rimanere ancorati alla realtà:

  • creare reti di supporto
  • concentrarsi sulla routine di tutti i giorni
  • svolgere i compiti quotidiani
  • coltivare relazioni sociali
  • evitare la procrastinazione 

Praticare la mindfulness

La mindfulness può essere una risorsa potente per contrastare il maladaptive daydreaming. Imparare a concentrarsi sul momento presente può aiutare a migliorare il proprio equilibrio emotivo e a ridurre la tendenza a rifugiarsi in mondi immaginari.

Investire su se stessi

Intraprendere un percorso di crescita personale attraverso la meditazione, il contatto con la natura, la lettura di libri dedicati all’automiglioramento o la frequentazione di corsi specifici può rappresentare una chiave importante nel riprendere il controllo della propria mente.

Confrontarsi con altri maladaptive dreamers

Internet offre la possibilità di connettersi con altre persone che condividono lo stesso disturbo. Sfruttare il confronto con le esperienze e le soluzioni trovate da altri fantasticatori compulsivi può offrire un supporto prezioso durante il percorso di gestione del maladaptive daydreaming.

Evitare gli elementi trigger

Gli inneschi, o trigger, sono elementi che possono scatenare il daydreaming, come film, libri, musica, videogiochi, internet. Identificare i propri inneschi più potenti e adottare strategie per evitarli o per limitare l’esposizione ad essi può contribuire a eliminare ciò che potrebbe alimentare ulteriormente le fantasie.

Supporto professionale: psicoterapia e counselling

La psicoterapia può rappresentare un valido aiuto per affrontare le cause profonde del maladaptive daydreaming (come disturbi d’ansia o depressivi) e intraprendere un percorso terapeutico per superarle. Il counselling, pur non sostituendo la terapia, è uno strumento che può invece fornire supporto nella gestione delle difficoltà quotidiane, suggerendo strategie per riguadagnare il controllo del proprio tempo.