Psichiatria

Mi sento solo, cosa posso fare?

Sentirsi soli è un bisogno sano, che rappresenta un momento di raccoglimento in sé. Quando invece diventa una necessità ineludibile, e si trasforma in chiusura, quali scelte si possono compiere?

Mi sento solo, cosa posso fare?

“Mi sento solo”.  La solitudine è un’esperienza che tutti provano più volte nella vita e in genere è associata sentimenti negativi di vuoto e isolamento.

La solitudine in realtà può assumere diverse forme, tanto positive quanto negative. Essere soli, stare soli e sentirsi soli sono tre condizioni differenti. Comprenderne meglio le differenze può aiutare a combattere la solitudine quando porta a una qualità di vita negativa.

Nei casi in cui l’essere soli è una condizione ricercata attivamente e intenzionalmente, come quando si fa una passeggiata senza la compagnia di nessuno o si decide di spegnere lo smartphone per non ricevere chiamate indesiderate, può definirsi una risorsa. Diventa infatti un momento introspettivo attraverso cui conoscersi più intimamente, stabilire un contatto con sé stessi, crearsi un proprio pensiero e compiere delle scelte in autonomia. Senza l’influenza, diretta o indiretta, di nessuno.

Ma evitare le altre persone nella maggior parte dei casi, e rendersi conto che è divenuto ormai difficile tollerare la presenza di molte persone, arrivando quasi a fuggire il contatto umano, può essere segno di un disagio più profondo.

La dottoressa Giulia Radice, psicoterapeuta cognitiva del Santagostino, approfondisce l’argomento.

Per quali ragioni mi sento solo?

Porsi una simile domanda è del tutto legittimo. In un contesto come quello attuale, in cui entrare in contatto con gli altri è diventato semplice e immediato grazie ai social media e, in generale a internet, sentirsi soli può associarsi a sua volta ad altri vissuti negativi di vergogna e alla percezione di essere in qualche modo sbagliati.

In realtà sentirsi soli è una sensazione molto comune e, entro certi limiti, anche normale. Ci dice che sentiamo che i sentimenti che proviamo verso una situazione o un evento non sono capiti da chi ci sta accanto, e anche questo rientra nella norma: ognuno di noi ha una gamma di reazioni uniche e soggettive a ciò che ci accade, per cui a volte condivideremo la stessa emozione e altre volte no.

Quindi la solitudine, di per sé, non è una condizione negativa, e può offrire diversi benefici per la salute mentale e il benessere individuale. Se è una scelta consapevole, ritirarsi per un po’ di tempo, favorisce l’autoriflessione, l’introspezione e la consapevolezza di sé.

Inoltre, essere soli può essere uno stimolo per la creatività e la produttività: senza distrazioni si è in grado di concentrarsi su di un compito o una passione. La solitudine può inoltre avere conseguenze positive su autonomia e indipendenza, poiché permette di contare sulle proprie risorse.

Di fatto quindi la condizione ideale è rappresentata da un adeguato equilibrio tra momenti di solitudine e il mantenimento di relazioni sociali, poiché anche la socialità è fondamentale per il benessere psicologico complessivo.

Quando il sentirsi soli è sintomo di un disagio

Nei casi in cui il senso di solitudine è vissuto per molto tempo, si accompagna a senso di vuoto e l’isolamento è vissuto come una condizione indesiderata, può essere sintomo di un disagio più profondo, che può essere originato da diverse ragioni di ordine psicologico o psichiatrico. Alcune possibili spiegazioni sono:

  • bassa autostima. La percezione di non essere abbastanza interessanti o degni di attenzione può far sentire una persona “non adatta” a stare con gli altri e quindi a vedere la solitudine come unica condizione di vita possibile
  • le esperienze traumatiche provocano spesso la sensazione di essere segnati da un’esperienza che nessuno oltre noi può capire e ciò può portare a isolarci per evitare nuovi traumi
  • lutti. La perdita della persona con cui si era soliti condividere la quotidianità e i progetti futuri può portare a chiudersi in sé e rinunciare a nuove relazioni
  • ansia sociale. Le persone che soffrono di ansia sociale provano un intenso timore di essere giudicate o rifiutate dagli altri. Questo può portare ad evitare situazioni sociali e ad isolarsi, generando una sensazione di solitudine
  • depressione.  Sentimenti persistenti di tristezza, perdita di interesse e gioia nella vita quotidiana, che sono tipici della depressione, possono portare chi ne soffre a isolarsi dagli altri tanto fisicamente quanto emotivamente, perché convinti di essere solo un disturbo o si sentono indegni di essere aiutati.

Altre condizioni di disagio che determinano solitudine

Esistono poi altre situazioni di disagio che possono causare uno stato di solitudine non salutare:

  • disturbo di personalità borderline. Le persone con questo disturbo spesso vivono un senso pervasivo di vuoto emotivo e instabilità delle relazioni, che può portare a sentimenti intensi di solitudine e isolamento
  • bullismo, marginalizzazione o isolamente sociale. Esperienze di bullismo di emarginazione o allontanamento da un gruppo sociale possono provocare un isolamento forzato e subito, che può sfociare in senso di inadeguatezza e solitudine
  • problemi di comunicazione. Avere difficoltà a comunicare i propri sentimenti, può portare a una rinuncia della condivisione e condurre a isolamento e solitudine.

Perché mi sento solo anche in compagnia degli amici o del partner?

La sensazione di solitudine non dipende necessariamente dal fatto di essere fisicamente soli, ma piuttosto dalla percezione di non essere compresi o apprezzati dagli altri. Quando non ci si sente compresi dagli amici o dal proprio o dalla propria partner in assenza di un legame profondo e significativo, può svilupparsi la sensazione di solitudine anche in presenza di altre persone.

In questi casi è importante analizzare le proprie percezioni, sensazioni ed emozioni per capire il motivo della solitudine e lavorare per migliorare le relazioni sociali, sia quelle attuali che quelle future. Trascorrere del tempo con persone con cui non condividiamo interessi o opinioni per il timore di rimanere soli, può in realtà essere il primo motivo per cui tendiamo a mantenere riservate le parti più vere di noi, limitando così la possibilità di stabilire connessioni significative.

Cosa devo fare quando mi sento solo?

Quando ci si sente soli ci sono diverse azioni pratiche che si possono intraprendere. Una scelta a portata di tutti sta nel coltivare interessi personali e dedicarsi a hobby o alle attività che si amano e, quando possibile, impegnarsi a cercare persone con cui vivere emotivamente l’attività che desideriamo fare. In questo modo non solo è possibile ottenerne un senso di realizzazione e soddisfazione personale, ma anche trovare la gioia di sentire risuonare in qualcun altro il nostro entusiasmo.

Esporsi a nuove esperienze può essere un altro modo efficace per rompere la routine e incontrare nuove persone. Provare nuove attività, discipline sportive, viaggi all’estero, può aprire nuove porte sociali e aiutarci a conoscere persone con interessi simili. È fondamentale riuscire ad essere aperti e disponibili a interagire con gli altri, cercando di creare relazioni autentiche.

Anche cercare supporto sociale è vitale quando ci si sente soli. Ricorrere all’aiuto dei propri amici o familiari può essere un valido sostegno emotivo e un’occasione per condividere pensieri e sentimenti. Organizzare cene o uscite insieme può contribuire a creare momenti di condivisione e allegria, purché dedichiamo del tempo a capire con chi davvero vogliamo trascorrere il tempo.

Allo stesso tempo, è importante dedicarsi alla cura di sé stessi. Imparare tecniche di gestione dello stress, come esercizi di respirazione, meditazione o yoga, può aiutare a ridurre l’ansia e a raggiungere una maggiore calma interiore, necessaria per donarsi uno spazio di tranquillità e provare ad affrontare di nuovo le altre persone.

Come capire se si soffre di solitudine?

Ci sono alcuni segnali che possono essere considerati come campanelli d’allarme e che permettono di identificare una condizione di solitudine affatto sana e funzionale:

    • sentirsi costantemente soli o isolati
    • provare tristezza o frustrazione e sentire che nessuno può capire il nostro stato d’animo
    • sperimentare una mancanza di soddisfazione nelle relazioni sociali esistenti
    • avere difficoltà nell’affrontare situazioni sociali o provare ansia sociale
    • sentirsi incompresi o non riuscire a comunicare adeguatamente
    • desiderare intensamente una connessione e un contatto emotivo con gli altri
    • provare una mancanza di senso di appartenenza o di scopo nella propria vita.

Chiedere un aiuto professionale

Quando la solitudine persiste a lungo e si trasforma in un disagio psicologico, chiedere aiuto ad un professionista della salute mentale è una scelta da tenere in considerazione. Rivolgersi ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta può fornire l’opportunità di entrare in ascolto e dialogo con sé, così da comprendere la natura della solitudine e lavorare per superarla.

Durante le sessioni di psicoterapia si possono esplorare le radici emotive del problema, analizzare pensieri e comportamenti che possono essere stati influenzati dalla solitudine, per trovare strategie personalizzate per affrontare la condizione di isolamento.