Fobie

Misofobia o paura dei germi: cos’è e come curarla

Si può essere malati di pulito? La risposta, non più tanto sorprendente, è sì. La misofobia, o paura dei germi, è sempre più diffusa. Cerchiamo di capirne sintomi, cause e terapie.

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Misofobia o paura dei germi: cos’è e come curarla

La misofobia è la paura dei germi o dello sporco. In altre parole, l’avere paura di essere contaminati, di toccare una superficie, un oggetto e automaticamente ritrovarsi a contatto con dei germi, con tutte le peggiori conseguenze che questa possibilità determina.

Eccedere nelle precauzioni igieniche può essere segno di un disturbo o meglio ancora di una fobia. Stefano Barbieri, psicologo e psicoterapeuta del Centro Medico Santagostino, ci accompagna nel percorso di approfondimento, di studio delle cause e di approcci terapeutici a vantaggio di chi ha (eccessiva) paura dei germi.

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Cosa si intende con il termine misofobia?

Il termine misofobia viene dal greco mysos, che vuol dire sporco e fobia, paura. A coniare questo termine è stato William A. Hammond, medico nonché neurologo militare statunitense. La cosa accadde nel 1879, mentre Hammond descriveva, nel contesto di un caso di disturbo ossessivo compulsivo, l’eccesso che un paziente mostrava nel lavarsi le mani.

Germofobia o misofobia sono espressioni sinonimiche della stessa paura di venire a contatto con i germi. Segnaliamo anche la rupofobia, la paura di venire a contatto con lo sporco (dal greco rupo, sudicio e fobia, appunto paura). Con una differenza: nel caso della rupofobia il solo pensiero di essere o venire a contatto con una fonte di contaminazione è stimolo per l’attivazione fobica. Sarebbe quindi più esatto, per la rupofobia, parlare di disturbo d’ansia.

Come capire se si è malati di pulito?

Chi soffre di germofobia attua una serie di azioni e di strategie volte a:

  • evitare qualsiasi contaminazione dei cibi
  • non esporsi ai fluidi corporei di alcuna persona
  • fare in modo di mantenere un’ottima igiene personale
  • pulire e disinfettare gli ambienti in cui si ritrova
  • lavarsi con eccessiva frequenza le mani.

Inoltre, il soggetto afflitto da questa fobia cerca di non toccare oggetti che sono stati manipolati da altri, sente frustrazione e stress se gli oggetti non sono sistemati con uno specifico ordine, o simmetria, ha paura di contrarre una qualche malattia dopo avere toccato persone, animali oppure oggetti che non vengono ritenuti puliti.

Esistono tuttavia altre azioni riconducibili a questa fobia. La persona misofobica si ritrova a:

  • non prendere i mezzi pubblici di trasporto
  • non utilizzare mai i servizi pubblici
  • indossare mascherina e guanti anche quando la situazione non lo richiede affatto
  • disinfettarsi le mani molto più di quanto sia necessario.

Sintomi di chi ha paura di germi e batteri

Accanto alle azioni tipiche di chi ha paura eccessiva di germi e batteri, esiste poi una serie di sintomi che si manifestano quando l’oggetto che innesca la fobia sia visibile, oppure quando la persona in questione ritenga di essere venuto a contatto con germi oppure oggetti non considerati puliti. Tra i sintomi principali si possono citare:

  • tachicardia
  • mancanza di respiro
  • tremori
  • capogiro
  • sudorazione fredda.

In alcune persone, la paura di entrare in contatto con germi può indurre a veri e propri attacchi di panico o, nei casi peggiori, arrivare a patire agorafobia o isolamento sociale.

Cosa nasconde la mania della pulizia? Quali sono le cause?

Non è possibile indicare in modo univoco, o dato una volta per tutte, l’insieme delle cause che portano un soggetto a soffrire di misofobia. Possiamo indicare conflitti interni alla persona, legati a eventi traumatizzanti della propria storia e del proprio vissuto.

A volte una educazione troppo rigida può giocare la sua parte. La persona può patire un costante senso di inadeguatezza che lo porta a voler avere un controllo “ritualistico” della propria igiene. Anche una storia familiare di disturbo ossessivo compulsivo, o un disturbo d’ansia preesistente, possono essere dei fattori di cui tenere conto per la diagnosi.

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Come combattere e trattare la misofobia?

Qualora i comportamenti e i sintomi indicati nei passaggi precedenti dovessero durare per più di sei mesi, invalidando in modo importante la quotidianità del soggetto, è il caso di intervenire. Una paura patologica richiede l’intervento dello psicologo, che può decidere tra diversi approcci:

  • approccio farmacologico, ovvero una terapia volta al controllo degli stati ansiosi che, a seconda della gravità della situazione, può prevedere l’assunzione di benzodiazepine, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina
  • approccio terapeutico, poiché la terapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato di essere un supporto più che utile nel rimettere il soggetto nelle condizioni di vivere la propria vita tenendo a bada, o dissipando del tutto, questo ed altri tipi di fobie.

Un terzo e innovativo approccio è dato dalla Realtà Virtuale, per mezzo della quale il soggetto vive una esperienza immersiva, coadiuvato dallo psicoterapeuta. In questo ambiente controllato, il paziente potrà vivere in modo progressivo gli stimoli fobici, passando da uno scenario conciliante fino allo scenario temuto. Questo approccio permette al paziente di vivere la paura dello sporco avendo sempre il supporto del professionista.

Senza dimenticare la tecnica del biofeedback, con cui il soggetto impara a intercettare e a controllare le funzioni del corpo, e le sue risposte, nei confronti dello stimolo fobico.

Indipendentemente dall’approccio che il professionista sceglierà per il paziente, ricordiamo che la misofobia, come altre condizioni psicologiche invalidanti, può essere inquadrata in modo consapevole a partire dal primo colloquio con lo psicologo, anche online.

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