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Accettare il proprio corpo da adolescenti

Il rapporto con il corpo è uno dei temi più complessi e faticosi dell’adolescenza: spesso diventa il luogo di un disagio interiore, che può esprimersi in molti modi. I segnali da cogliere e alcuni consigli per i genitori.

Accettare il proprio corpo da adolescenti

Accettare il proprio corpo quando si è adolescenti può essere un’ardua sfida. Le trasformazioni che si verificano in questa fase sono spesso difficili da assimilare ed ecco allora che il corpo stesso diventa luogo di espressione di questo disagio nascosto e faticoso da esprimere.

Gli adolescenti, infatti, prima agiscono e poi pensano: in adolescenza il corpo e l’azione vengono prima del pensiero, della riflessione. Per questo, spesso e volentieri, i ragazzi sfogano impulsivamente la loro rabbia, la loro impotenza, il loro fortissimo senso di inutilità e incomprensione sul corpo che vedono cambiare e non riconoscono più come proprio.

Autolesionismo, disturbi alimentari, uso di sostanze: sono numerose e diverse le modalità con cui gli adolescenti esprimono la loro insoddisfazione, ma in generale tutti i comportamenti a rischio tipici di questa età sono atti dimostrativi di sofferenza e disagio. Scopriamone di più.

Cosa significa accettare il proprio corpo?

Prima di approfondire le anomalie che possono riguardare la percezione del corpo durante l’adolescenza, è utile partire dai concetti fondamentali che questo genere di problemi richiama. Cosa significa, dunque, innanzitutto, accettare il proprio corpo? Significa saper riconoscere e apprezzare la propria unicità e bellezza, senza giudicare o criticare se stessi. Questo implica anche essere consapevoli delle imperfezioni e dei difetti che caratterizzano il proprio aspetto, ma non ingigantirli e farsi condizionare da essi.

Accettare il proprio corpo, da adolescenti in particolare, è un processo che richiede tempo e impegno, perché comporta un adattamento a una serie di importanti cambiamenti fisici e emotivi. È proprio con questi che molti giovani faticano a venire a patti.

Perché non si accetta il proprio corpo?

In adolescenza il corpo cambia, si allunga, modifica le forme. Compaiono i peli sul corpo per entrambi i sessi e la barba per i maschi, i muscoli nei ragazzi e il seno e i fianchi nelle ragazze; gli ormoni favoriscono i primi odori, una maggiore sudorazione, il cambiamento della voce nei maschi; a livello sessuale compaiono il menarca (il primo ciclo mestruale) e lo spermarca (prime eiaculazioni) che creano la consapevolezza di essere “diventati grandi”.

In una certa misura, considerata questa importante metamorfosi, le difficoltà che ha un adolescente nel rapporto con il proprio corpo sono normali. Ma in alcuni casi esitano in una sofferenza importante: succede quando i ragazzi vivono in modo traumatico il fatto di avere a che fare con una nuova rappresentazione di sé. A tutto questo va aggiunto che in adolescenza si sperimentano nuove emozioni, molto più complesse e articolate di quelle dell’infanzia.

In che modo il corpo comunica il disagio?

Il senso di inadeguatezza per il proprio aspetto insieme alla difficoltà di vivere nuove emozioni porta i ragazzi a cercare un modo di evitare tutto questo dolore, e a farlo proprio attraverso il corpo. I loro gesti sono il loro modo di comunicare, sono simili a un urlo, a una richiesta di aiuto forte. Contemporaneamente questi comportamenti servono loro a distrarsi dall’angoscia e dall’ansia. E spesso chi si relaziona con questi ragazzi finisce per sperimentare lo stesso senso di impotenza che sperimentano loro.

Tra i vari comportamenti possibili ci sono però alcune differenze: se il tagliarsi e il disturbo alimentare sono più presenti tra le ragazze e sono problemi più internalizzanti, cioè rivolti verso di sé, il ricorso a sostanze è invece un gesto di maggior ribellione che in molti casi può raggiungere anche forme devianti e antisociali.

I segnali inconsapevoli del corpo

È frequente imbattersi in situazioni in cui il corpo parla al posto delle parole. Sarà capitato a tutti da bambini di avere mal di pancia, mal di testa o altri dolori proprio il giorno del compito in classe o dell’interrogazione. Questo non è da considerarsi un problema, se capita sporadicamente e solo in determinate situazioni di stress. Lo può diventare nel momento in cui i ragazzi, alle medie o alle superiori, non riescono a esprimersi a parole e a condividere le difficoltà e il disagio che provano con gli adulti, per cui i sintomi fisici diventano la loro unica modalità di espressione.

I sintomi possono essere i più diversi:

Alle volte questi sintomi sono così forti e invalidanti che non permettono al giovane di vivere la propria quotidianità, portandolo a evitare le situazioni scolastiche, sociali o familiari, e a un crescente isolamento e ritiro per mancanza di contatti con i coetanei.
Queste manifestazioni sono dette inconsapevoli perché sfuggono al controllo dell’adolescente e, spesso, non sembrano essere direttamente collegate alle situazioni di vita.

Autolesionismo e disturbi alimentari

Sempre più spesso si incontrano giovani, soprattutto ragazze, che si tagliano di nascosto. Si provocano dolore fisico “per sentirsi vive”, per punirsi di quelle che pensano essere colpe imperdonabili o per distogliere la propria attenzione dalla sofferenza psicologica che le perseguita.

Più conosciuti, anche perché molto trattati a livello mediatico, sono i disturbi alimentari. L’anoressia nervosa è il rifiuto del cibo accompagnato da una paura ossessiva di ingrassare, mentre la bulimia nervosa (letteralmente “fame da bue”) si caratterizza per la presenza di “abbuffate”, cui seguono comportamenti di compensazione come vomito o ricorso a diuretici e lassativi.

Un altra forma di disagio è la dismorfofobia, ovvero la percezione del proprio corpo come deforme, accompagnata dal timore ossessivo di essere o diventare brutti (“orrendi”, “inguardabili” nella percezione estrema tipica di questa età). In genere si tratta di difetti lievi o addirittura inesistenti, visto che il disturbo si presenta spesso tra ragazze e ragazzi che non hanno proprio nulla che non vada. Spesso, crescendo, tale sensazione di inadeguatezza scompare, ma in alcuni casi la percezione di anomalia diventa una vera e propria ossessione. Per questi adolescenti accettare il proprio corpo diventa un’impresa insormontabile, che va affrontata con la psicoterapia.

Le droghe

A questa età comincia anche il ricorso alle droghe. Quando si chiede a chi ha fatto o fa uso di sostanze il motivo, è frequente sentire come risposta: “perché voglio sballarmi”, “perché non voglio sentire quella tristezza che sento sempre”, “perché voglio fuggire dalla situazione in cui mi trovo, dalla mia famiglia”.
Il ricorso all’uso di sostanze per i giovani è un modo per non entrare in contatto con quelle emozioni complesse che poco alla volta si fanno strada nella loro esistenza, per non sentire o per sentire ancora di più, e talvolta anche per percepirsi grandiosi e onnipotenti. Le droghe, infatti, hanno effetti immediati sulle emozioni.

A quali segnali un genitore deve porre attenzione?

I segnali che lanciano i figli adolescenti possono essere molto evidenti, ma talvolta anche nascosti e molto difficili da identificare.

Ci sono campanelli d’allarme che è bene conoscere. Per esempio:

  • correre in bagno dopo mangiato è una condotta tipica di chi vomita
  • evitare situazioni conviviali per non incorrere nel disagio di dover mangiare è spesso la strada prescelta da giovani donne con disturbi alimentari
  • coprirsi le braccia anche in piena estate ed evitare di mostrarsi nudi è l’atteggiamento di chi non vuole palesare segni di autolesionismo
  • raccontare e raccontarsi un sacco di bugie è il comportamento di un numero sempre più crescente di adolescenti che non si piacciono

Queste sono solo alcune delle condotte che dovrebbero far alzare le antenne di un genitore; altre, meno riconoscibili, dipendono dal carattere e dalla personalità di ciascuno.

Cosa può fare il genitore?

Un padre e una madre che colgono le fatiche di un figlio non devono farsi sopraffare dalla preoccupazione. Sicuramente, laddove c’è la possibilità di un dialogo, la comunicazione familiare è consigliata. Ma la realtà è che spesso affrontare un figlio adolescente significa andare incontro all’ignoto.

Per iniziare ad approcciare un figlio particolarmente in affanno in questo sentiero verso la vita adulta, il genitore potrebbe richiamare alla memoria i tempi passati. Chiedersi che ragazzo è stato, che desideri e fantasie aveva, che ribellioni aveva messo in atto, come si comportava con i suoi di genitori è un esercizio che aiuta a sentirsi più vicino al proprio figlio. Anche se non si vogliono svelare ad alta voce i propri altarini, è importante ammetterli almeno a se stessi: è il primo passo per avvicinarsi alla comprensione di un’età che è ed è stata difficile per tutti.

Se riscoprire l’adolescente che si è stati non fosse sufficiente, allora rivolgersi a un professionista può aiutare a vedere tutto sotto una luce diversa. La psicoterapia può essere un supporto sia per il ragazzo che sentirà accolti i suoi segnali di disagio, sia per i genitori che, condividendo il peso di questa delicata fase di crescita e assumendo un nuovo punto di vista, si sentiranno finalmente compresi.

Cosa fare per stare bene con il proprio corpo?

Ma cosa può fare un adolescente (o, a ben vedere, chiunque abbia difficoltà ad accettarsi) per instaurare un rapporto positivo con il proprio corpo? Ecco alcuni suggerimenti:

  • fare attività fisica regolarmente è un modo molto efficace per sentirsi meglio con il proprio corpo. L’esercizio fisico non solo migliora la salute fisica, ma anche quella mentale, riducendo lo stress e l’ansia
  • mangiare in modo sano ed equilibrato per nutrire il proprio corpo con tutti gli alimenti di cui ha bisogno e che favoriscono il suo benessere
  • cercare il supporto della famiglia e degli amici, un aiuto fondamentale per superare le difficoltà e le insicurezze
  • prendere le distanze dai modelli irrealistici e distorti che i social media promuovono
  • cercare aiuto professionale: come si è detto, la psicoterapia può aiutare gli adolescenti a superare gli ostacoli che portano all’accettare il proprio corpo, fornendo loro gli strumenti per migliorare l’autostima e il proprio benessere psicologico

I professionisti del servizio specialistico di psicologia e psicoterapia per adolescenti del Santagostino vedono sin dalla prima visita il giovane ma anche i genitori, al fine di proporre un percorso personale all’adolescente e fornire un sostegno ai genitori, che spesso si sentono messi in scacco.