La terapia dialettico comportamentale (DBT): cos’è e come funziona

Ideato per il trattamento di pazienti con tendenze suicidarie, questo approccio terapeutico si è rivelato in realtà utile per tutti coloro che lottano contro l'incapacità di gestire le proprie emozioni

La terapia dialettico comportamentale (DBT): cos’è e come funziona

La mente umana è un intricato labirinto di emozioni, pensieri e comportamenti. Ma cosa succede quando le emozioni sembrano travolgere? Cosa fare quando i pensieri diventano incontrollabili e i comportamenti si scontrano con la razionalità?

In un mondo in cui la regolazione delle emozioni e l’equilibrio comportamentale possono diventare sfide complesse, la terapia dialettico comportamentale (DBT) può fornire un valido sostegno.

In questo articolo, esploreremo la natura e i benefici di questo approccio terapeutico. Uno strumento efficace non solo per affrontare le sfide della vita quotidiana, ma anche  un aiuto concreto per coloro che lottano con la disregolazione emotiva, le tendenze suicide e il disturbo borderline di personalità.

A cosa serve la Terapia Dialettico Comportamentale (DBT)?

La terapia dialettico comportamentale (o Dialectical Behavior Therapy, DBT), è un approccio psicoterapeutico innovativo, affermatosi negli ultimi decenni come trattamento efficace per il disturbo borderline di personalità (DBP) e per le condotte suicidarie. Ideato da Marsha Linehan presso la University of Washington di Seattle, offre un nuovo modo di affrontare le sfide legate alle difficoltà emotive, relazionali e comportamentali.

Si tratta di una teoria biosociale e dialettica che enfatizza il ruolo delle difficoltà nel regolare le emozioni e il comportamento nei disturbi psicologici.

La DBT si concentra, in particolare, su un “equilibrio dialettico” tra accettazione e cambiamento. Questo equilibrio rappresenta la chiave per la stabilità emotiva e la salute mentale. Un simile approccio non solo offre strumenti per affrontare le difficoltà, ma promuove anche un processo di trasformazione e crescita personale.

Quando è stato ideato il modello socio comportamentale del comportamento suicidario?

La base teorica della terapia dialettico comportamentale si basa su un modello biosociale del comportamento borderline e suicidario. Questo modello, sempre sviluppato da Marsha Linehan, enfatizza l’interazione tra:

  • fattori biologici (come la vulnerabilità emotiva)
  • e fattori ambientali invalidanti (come un ambiente che non riconosce o accetta le emozioni del bambino).

Cercando un approccio terapeutico efficace per le persone con disturbi emotivi gravi e riconoscendo l’importanza di un approccio integrato che tenesse conto dei fattori biologici, psicologici e sociali, infatti, la Linehan ha gettato nuova luce sui comportamenti suicidari, gettando le basi per un modello biosociale basato sull’interazione dinamica tra fattori individuali e ambientali. 

Tale modello non riduce più il comportamento suicidario a una singola causa, ma piuttosto promuove una prospettiva olistica che tiene conto di molteplici fattori interagenti (individuali, relazionali, ambientali e sociali).

Chi può fare DBT?

Nonostante sia stata ideata per questo, è importante ricordare che la terapia dialettico comportamentale non è soltanto indicata per persone con condotte o tendenze suicide. 

Dagli anni ‘80 in poi, infatti, è stata adattata anche per trattare altre condizione patologiche come il disturbo borderline di personalità, disturbi dell’alimentazione, abuso di sostanze stupefacenti, depressione resistente al trattamento e altri disturbi legati alla disregolazione emotiva.

La DBT è quindi indicata per tutti coloro che lottano con l’incapacità di gestire le proprie emozioni in modo sano ed efficace, spesso sperimentando episodi di rabbia intensa, tristezza profonda o ansia debilitante. Questo approccio può essere particolarmente utile per chi ha difficoltà nelle relazioni interpersonali e nei comportamenti impulsivi.

Che cosa insegna la dialettica?

La dialettica, concetto centrale della DBT, promuove l’integrazione di punti di vista contraddittori per una visione più completa e realistica del mondo interiore ed esteriore.

In un contesto in cui spesso tendiamo a vedere solo in bianco o nero, la dialettica invita a considerare tutte le sfumature di grigio che si trovano nel mezzo.

Questo approccio sfida il pensiero dicotomico e promuove la tolleranza alla contraddizione, portando a una maggiore flessibilità mentale e ad una maggiore adattabilità alle sfide della vita.

Qual è l’intervento cognitivo-comportamentale indicato per le persone con disturbo borderline di personalità ed elevate tendenze suicidarie?

Certamente, nel trattamento del disturbo borderline di personalità con elevate tendenze suicidarie, la terapia dialettico comportamentale (DBT) presenta una serie di componenti terapeutiche chiave, ciascuna pensata per affrontare specifici aspetti del disturbo e promuovere il benessere emotivo. Queste sono:

  1. La psicoterapia individuale. Questo approccio si basa su principi comportamentali e cognitivi, aiutando il paziente a identificare le credenze disfunzionali che possono contribuire alla sua sofferenza emotiva. La terapia individuale fornisce uno spazio sicuro per esplorare pensieri, emozioni e schemi comportamentali, promuovendo una maggiore consapevolezza e cambiamento positivo.
  2. I gruppi di skills training. In questi contesti, i partecipanti imparano abilità pratiche per affrontare le sfide quotidiane, concentrandosi sull’efficacia interpersonale e apprendendo le basi della comunicazione per risolvere i conflitti e stabilire relazioni sane. Inoltre, vengono insegnate abilità per la disregolazione emotiva, il problem solving e la tolleranza alla sofferenza. In tali contesti è anche spesso incoraggiata la mindfulness.
  3. I consulti telefonici e gli interventi collaterali. I primi offrono al paziente la possibilità di contattare il terapeuta al di fuori delle sessioni programmate, consentendo di affrontare situazioni difficili o crisi in modo tempestivo. Gli interventi collaterali, invece, coinvolgono anche la famiglia e altre figure di supporto, creando un sistema di sostegno più ampio per il paziente. Questa rete di supporto può contribuire a mantenere i progressi fatti durante il trattamento e affrontare sfide in modo più efficace.