Psicologia

Distimia: sintomi, diagnosi e interventi

La distimia presenta sintomi simili a quelli della depressione propriamente detta, ma con intensità più bassa e una durata maggiore. Questo disturbo non va sottovalutato e richiede il supporto di uno specialista.

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Distimia: sintomi, diagnosi e interventi

La distimia presenta sintomi molto simili alla depressione. Se ne discosta tuttavia per la durata, che è maggiore rispetto alla depressione, e per la gravità, che risulta essere minore.

Riccardo Germani, psicologo e redattore per il Santagostino, spiega quali sono i sintomi del disturbo distimico, quali possono essere le sue cause e quale approccio terapeutico adottare.

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Cos’è la distimia?

Con il termine distimia si indica un disturbo dell’umore piuttosto simile alla depressione maggiore, nei suoi sintomi, e differente da questa per una intensità meno marcata e una durata più prolungata nel corso del tempo. È denominata anche disturbo depressivo persistente, oppure depressione neurotica.

I sintomi hanno una durata di almeno due anni, e non sono esclusi periodi ulteriormente prolungati. Questo disturbo è in grado di diminuire la qualità della vita quotidiana, perché porta chi ne soffre alla incapacità di provare piacere e alla ruminazione.

Il suo esordio può essere collocato precocemente o tardivamente: prima del compimento dei 21 anni o in seguito ai 21 anni.

Che diffusione ha?

Nell’ambito del progetto European Study on the Epidemiology of Mental Disorders, che ha interessato sei Paesi comunitari, è emerso come la distimia sia al terzo posto tra i disturbi più comuni, con una prevalenza del 3,4% di prevalenza durante il corso della vita.

Al primo e al secondo posto si trovano la depressione maggiore e le fobie specifiche.

Con quali sintomi si manifesta?

Le persone che soffrono di distimia presentano un ventaglio di sintomi:

  • una diminuzione dell’appetito o, al contrario, una iperfagia
  • insonnia o, per converso, una ipersonnia
  • una scarsa quota di energia o un senso di debolezza generale, definibile come astenia
  • bassa autostima
  • difficoltà nel concentrarsi o nel prendere decisioni
  • uno stato d’animo che propende alla disperazione.

Quando questi sintomi non portano ad un professionista, e a un trattamento adeguato, è possibile che il disturbo distimico si complichi in una depressione maggiore. È tuttavia anche possibile che in un contesto distimico il soggetto si ritrovi ad affrontare anche una depressione maggiore. Questa evenienza prende il nome di doppia depressione.

Una simile possibilità è contemplata sul piano clinico, perché solitamente il disturbo depressivo persistente può presentarsi in comorbidità con altri disturbi. Non solo la depressione, ma anche disturbi di personalità, abuso di sostanze e abuso di alcol.

Quando è un bambino a soffrire di distimia, tra i sintomi vanno annoverati l’irritabilità, un umore depresso oppure la sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Come capire se si soffre di distimia?

Stando alle indicazioni dell’American Psychiatric Association, una diagnosi di distimia richiede che il soggetto si senta depresso nella quasi totalità della giornata, su una base quasi quotidiana, per due anni almeno. Un eventuale periodo privo di sintomi non deve protrarsi per più di due mesi. Chiude la diagnosi il rilevare, da parte del professionista, almeno due dei sintomi sopra indicati.

Il soggetto che potenzialmente soffre di disturbo depressivo persistente viene pertanto sottoposto ad una valutazione psicologica, che può essere svolta tanto da una psichiatra quanto da uno psicologo. Valutazione che si basa non solo sulle indicazioni del DSM, come indicato, ma anche sulle domande del professionista.

Possono concorrere alla diagnosi anche un esame obiettivo e una anamnesi il cui obiettivo è capire se il soggetto soffre o ha sofferto in passato di disturbi fisici che possono contribuire all’insorgenza del disturbo distimico.

È anche possibile che siano prescritti esami della tiroide, vista la possibilità di legame tra contenuto di vitamina D nel sangue, condizioni della tiroide e disturbi dell’umore.

Quali sono le cause della distimia?

Le cause, o meglio i fattori di rischio che possono essere chiamati in causa perché si manifesti la distimia, sono:

  • biologici perché, anche se non è ancora stato dimostrato in via definitiva, può verificarsi una alterazione nell’attività del cervello, nello specifico l’alterazione interessa la serotonina
  • genetici o dovuti alla familiarità, perché questo disturbo è più diffuso in soggetti che hanno familiari che soffrono della stessa condizione
  • ambientali come, ad esempio, condizioni difficili da affrontare quali un lutto, un tracollo economico, stress.

Oltre ai fattori di rischio, possono essere indicate anche delle circostanze che possono contribuire allo sviluppo di questo disturbo:

  • il vivere o il trascorrere una grande quantità di tempo con individui che hanno avuto una diagnosi di depressione o distimia
  • l’essere soggetti che richiedono rassicurazioni continue o l’approvazione altrui.

Come combattere la distimia?

La distimia richiede un approccio combinato di psicoterapia e terapia farmacologica, un approccio che risulta essere vincente se i due momenti sono svolti dal paziente, con una sua partecipazione e collaborazione attiva, in concomitanza.

È possibile ricorrere alla terapia cognitivo-comportamentale che può insegnare al paziente il riconoscimento e la gestione i pensieri disfunzionali dovuti alla distimia. Un ulteriore scopo è far sì che soggetto e nucleo familiare conoscano i tratti distintivi di questo disturbo, così da intraprendere le strategie più adatte alla guarigione.

Tra i farmaci antidepressivi che sono somministrati, e devono essere assunti sotto indicazione e controllo medico, si ricordano gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, o gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della norepinefrina. Ma in ogni caso ogni paziente ha una storia individuale, che prevede uno specifico piano terapeutico.

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Una guarigione voluta dal paziente

Affinché ci sia guarigione, è imprescindibile l’apporto attivo da parte del paziente, un apporto che si concretizza attraverso una continuità nella terapia “parlata” e nella terapia farmacologica.

Conoscere la distimia è un passaggio obbligato per il paziente, così che sia in grado di superare i sintomi e le situazioni più complesse quando si presentano, cercando di fare attenzione a quali trigger, e specifiche situazioni, diano il via ai pensieri distorti.

Non va sottovalutata infine l’attività fisica, capace di alleggerire i sintomi della distimia e le sue possibili complicazioni.

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