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Paura: un’emozione a favore della specie

Conoscere la paura può aiutarci a gestirla in modo efficace

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Paura: un’emozione a favore della specie

La paura è un’importante funzione dell’organismo, ma a volte può diventare eccessiva e condizionare negativamente la nostra vita. In questo articolo vediamo quali sono le differenze tra paura e ansia e quali consigli pratici seguire per affrontare ciò che ci spaventa di più.

La paura è un’emozione primaria, presente da sempre sia nel genere umano che nel regno animale. Come tutte le emozioni ha una funzione adattiva, protegge infatti l’individuo di fronte a un pericolo o a una minaccia (reale o immaginaria che sia) ed è preziosissima sin dai primi anni di vita. Assolve a fondamentali funzioni evolutive e senza tale meccanismo metteremmo continuamente a rischio la nostra incolumità. Ecco perché non ha senso eliminarla ed è più vantaggioso invece cercare di viverla in maniera appropriata.

Cosa succede quando siamo spaventati?

Prendiamo in considerazione questo esempio: stiamo camminando in un bosco e a un certo punto ci sembra di scorgere nelle vicinanze un animale pericoloso. Già prima di iniziare a correre il cervello ha avvertito il pericolo. L’immediata attivazione del sistema nervoso autonomo e il successivo rilascio di adrenalina determinano una reazione definita di attacco o fuga, a cui sono collegati una serie di cambiamenti fisiologici:

  • incremento della quantità di ossigeno disponibile per i muscoli;
  • aumento del ritmo cardiaco e della pressione sanguigna;
  • aumento della sudorazione;
  • blocco della digestione, bocca secca e nodo allo stomaco;
  • rallentamento del sistema immunitario.

Oltre alla fuga, in una situazione di pericolo sono possibili altri due tipi di reazioni naturali: il freezing e il faint. La parola freezing sta per “congelamento”. L’essere vivente si nasconde dal predatore e si immobilizza mentre valuta l’azione più adatta da intraprendere. Più estremo, ma alle volte ugualmente funzionale, è il faint ovvero la “finta morte”, una condizione di irrigidimento totale del corpo. Il faint sembra verificarsi nelle situazioni in cui non si riesce a trovare una via di fuga o una strategia difensiva utile. È molto frequente nel regno animale, poiché i predatori preferiscono le prede vive a quelle morte, la cui carne potrebbe essere in putrefazione.

Nell’essere umano il faint si manifesta attraverso la riduzione del tono muscolare e il distacco dall’esperienza e dalla realtà (sintomi dissociativi).

Qual è la differenza tra ansia e paura?

Potremmo considerare ansia e paura come due tonalità di uno stesso colore. Entrambe hanno in comune la percezione di una minaccia o di un danno futuro (reale o potenziale). La differenza principale però consiste nell’oggetto della minaccia, che per la paura è specifico e concreto mentre per l’ansia risulta generalmente meno definito. In quest’ultimo caso è presente maggiore incertezza sul da farsi, a causa della maggiore indefinitezza dell’oggetto/situazione da affrontare.

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Da paura a fobia

La risposta di attacco-fuga era utile nelle condizioni di vita dei nostri antenati, dove la vita era colma di pericoli. Ancora oggi rientra nei nostri meccanismi di difesa, ma genera seri problemi quando si attiva troppo facilmente o nel momento sbagliato. In questi casi si può immaginare di essere dotati di un meccanismo di allarme troppo sensibile, in grado di accendersi anche quando non ce n’è davvero bisogno.

Ciò accade ad esempio nelle fobie specifiche, paure intense, durature e sproporzionate rispetto alla minaccia reale. 

Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) prevede 5 categorie di fobie a seconda della tipologia dello stimolo fobico:

  • animali (es: ragni, insetti, cani);
  • ambienti naturali (es: altezze, temporali, acqua);
  • sangue-iniezioni-ferite (es: aghi, procedure mediche invasive);
  • situazioni (es: aeroplani, ascensori, aerei);
  • altro, con il quale si intendono gli stimoli più svariati.

Una fobia specifica nasce da una forma di apprendimento definita condizionamento classico, ovvero l’associazione di uno stimolo preciso a un’emozione negativa di paura o ansia. La pericolosità associata a quello stimolo determinerà il suo evitamento fobico.

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Il pericolo può anche attrarre

Se da un lato il nostro istinto ci suggerisce di stare alla larga dai pericoli, dall’altro gli stimoli paurosi possono anche risultare attraenti, perché sono in grado di aumentare i livelli di adrenalina e di generare una sensazione di “brivido”. Non è raro osservare comportamenti a rischio tra gli adolescenti, i quali sono spinti dal desiderio di sperimentare emozioni forti, superare i limiti, sfidarsi e confrontarsi con se stessi per sentirsi più grandi. Pensiamo agli sport estremi come il parkour, il flyboard o esperienze quali il bungee jumping.

4 suggerimenti per sconfiggere le paure

Ecco alcuni punti su cui provare ad allenarsi in autonomia:

  • Ridurre le condotte di evitamento e allenarsi ad affrontare le situazioni temute a piccole dosi, prima programmando esposizioni a stimoli che generano meno paura, poi a quelle man mano più spaventose. Si può anche pensare di cominciare dalla sola esposizione a un’immagine dello stimolo fobico (come un ago o un ragno).
  • Immaginare lo scenario peggiore, in modo da prepararsi al peggio ma al tempo stesso osservando come la realtà è meno dura di come la si era immaginata.
  • Imparare a non giudicarsi troppo severamente per le proprie paure. Avere paura è umano. Non è utile riempire la mente di giudizi inutili. Meglio prendere contatto con le proprie qualità personali che possono aiutare ad affrontare quei timori.
  • Chiedere aiuto, condividere le proprie paure con le persone fidate. Chiedere aiuto infatti può essere un modo per cominciare ad affrontare con coraggio ciò che si teme. E se davvero la paura è diventata pervasiva e ingombrante nella propria vita, ci si può rivolgere a uno psicoterapeuta.

In psicoterapia, la tecnica d’elezione per il trattamento delle fobie è l’esposizione graduale agli stimoli temuti. Paziente e terapeuta programmano insieme una serie di passi che prevedono un progressivo avvicinamento allo stimolo fobico, fino ad arrivare al contatto diretto con l’oggetto o la situazione temuta. Queste esperienze hanno come scopo quello di generare la sostituzione delle idee irrazionali rispetto allo stimolo, che diverrà passo dopo passo uno stimolo neutro.

Già Seneca duemila anni fa dava consigli preziosi su come gestire il rapporto con la paura: “Non bisogna rendersi infelici prima del tempo: i mali che hai temuto come imminenti forse non verranno mai e, in ogni caso, non sono ancora venuti”.

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